Della banca non si può fare a meno, soprattutto in un’epoca come la nostra in cui il denaro deve circolare velocemente. Inoltre, anche le idee migliori senza i soldi non si possono realizzare. Tra i tanti istituti di credito presenti in Italia, ce n’è uno che festeggia dieci anni dalla fondazione. Un compleanno molto particolare dato che rappresenta il primo traguardo di una scommessa in cui all’inizio pochi credevano.
Di fronte agli effetti della crisi economica Capi di Stato, Ministri del Tesoro e delle Finanze si sono detti favorevoli a nuove misure globali che cambiassero il volto del capitalismo selvaggio, incapace di generare da solo ricchezza per tutti ma capace, in poco tempo, di bruciare 3mila miliardi di dollari, e lo rendessero umano. Si parlava di un nuovo modello economico, di un nuovo modo di fare economia.
L’anniversario in questione è anche l’occasione per riflettere e promuovere “una finanza che, se usata con onestà e trasparenza, può servire l'interesse più alto: quello di tutti!”, come recita uno degli slogan della Banca.
Da Padova all’Europa
L’idea di Banca Etica nasce dall’esperienza maturata nel corso degli anni Ottanta dalle MAG, Mutue per l’Autogestione, piccolissime cooperative finanziarie che concedevano prestiti a chi in genere non veniva accettato dalle banche tradizionali.
Da qui l’8 marzo 1999 viene aperto il primo sportello di Banca popolare Etica a Padova. Convinte che un mondo diverso è possibile, non solo a parole ma anche nei fatti, 22 organizzazioni del mondo non profit e alcune finanziarie - col sostegno di migliaia di cittadini responsabili - diedero vita a Banca Etica, una banca capace di parlare direttamente ai soci e ai risparmiatori.
Sede a Padova, città in cui è sorta, 30 mila soci tra cui circa 4.000 persone giuridiche (comprese 9 Regioni, 40 Province, 300 Comuni) e tanti risparmiatori che in Banca etica hanno aperto il proprio conto corrente la rendono un solido volano di un’economia sociale e solidale, 12 filiali e una rete capillare di promotori finanziari, chiamati “banchieri ambulanti”, su tutto il territorio nazionale, una raccolta di capitale sociale di oltre 20 milioni di euro.
Nel 2000 aprono le filiali di Milano, Roma, Brescia e Vicenza. L’anno successivo Banca Etica è tra i fondatori di FEBEA - Federazione Europea Banche Etiche e Alternative e nel 2002 di SEFEA - Società Europea Finanza Etica e Alternativa.
Nel 2003 nasce la Fondazione Culturale Responsabilità Etica con lo scopo di promuovere un cambiamento culturale attorno al tema della finanza. Fondazione che l’anno successivo dà il via alla Ia edizione di Terra Futura, una mostra-convegno internazionale sulla sostenibilità dello sviluppo.
Dopo le successive nuove filiali a Napoli, Torino, Palermo e Bari, ora la Banca etica sogna in grande, a livello europeo, preparandosi a diventare la prima banca cooperativa popolare. Nascerà l’anno prossimo dalla fusione con banche straniere simili: la spagnola Fundacion Fiare e la francese Nouvelle Economie Fraternelle.
A sostenere i primi passi di Banca Etica anche il missionario comboniano Padre Alex Zanotelli: «Come uomo di fede ho immediatamente abbracciato e sostenuto l'idea di far nascere in Italia una banca etica che potesse essere un primo passo, un primo tentativo per portare un po' di etica nella finanza. Quando l'Associazione verso la Banca Etica stava muovendo i primi passi io trascorsi in Italia qualche mese (all'epoca vivevo e lavoravo in una baraccopoli di Nairobi, Korogocho) e dedicai gran parte di questa mia permanenza a parlare di Banca Etica e stimolare le persone ad aderire a questo progetto».
L’organizzazione e i principi guida
Per capire meglio come funziona la Banca Etica usiamo alcune parole chiave. Prima, la base sociale: Banca Etica non fa capo a nessun grandi gruppi finanziari o multinazionali del credito ma risponde alle sue migliaia di soci organizzati in 60 circoscrizioni locali. Questo assicura alla Banca un contatto reale e immediato con le esigenze specifiche del territorio.
La seconda parola è: territorio. Più che alla propria crescita economica punta ad offrire opportunità di sviluppo nei luoghi in cui opera. Per ascoltare la società civile e farsi vicina alle esigenze delle realtà sociali e del Terzo settore, Banca Etica ha istituito quattro gruppi di lavoro decentrati, denominati Forum d'Area (Nord Est, Nord Ovest, Centro e Sud) dove raccoglie e analizza i bisogni e le proposte del territorio.
Terza parola: etica. Il Comitato Etico è il principale organismo di garanzia istituzionale della Banca ed ha una funzione consultiva e propositiva affinché tutte le attività si sviluppino nell'ambito dei criteri di eticità, verifica sulla coerenza fra ciò che la Banca e i soci decidono in base ai valori di riferimento e ciò che effettivamente si realizza, è un luogo di elaborazione culturale su come poter essere "impresa sociale di mercato", fermento di cambiamento nel mondo socio-economico e rispondere ad un mondo, quello finanziario, in continua evoluzione.
Ultima parola: trasparenza: tutti i finanziamenti concessi e i bilanci vengono pubblicati sul sito internet www.bancaetica.it, a disposizione di tutti.
La lotta alla finanza “nera”
Ma il compito di una banca non è soltanto quello di raccogliere i risparmi ma anche quello di investirli. Diversi scoop giornalistici, però, hanno rivelato ai risparmiatori che i loro soldi depositati in alcuni istituti di credito per ottenere degli interessi, a volte venivano utilizzati, a loro insaputa, per finanziare il redditizio mercato delle armi, imprese che non rispettavano i diritti umani dei propri lavoratori o delle popolazioni civili vicino alle fabbriche impianti o che non praticavano alcuna corretta politica ambientale.
Viceversa, proprio per rassicurare i risparmiatori e offrire loro la possibilità di dare i propri soldi sotto forma di prestiti ad aziende virtuose, nel 2003 inizia ad operare Etica sgr, Società di Gestione del Risparmio, che propone esclusivamente fondi con titoli di aziende e stati che superano un attentissimo vaglio in tema di responsabilità sociale e ambientale. Banca etica si muove per l’attivazione della Borsa Sociale, strumento che permette la crescita dell’economia e delle iniziative imprenditoriali solidali, garantendo la rapidità degli scambi e la flessibilità che invoglierebbero molte famiglie e molte istituzioni ed enti a investire i propri capitali in modo etico ma con la certezza di poter – in caso di bisogno – rendere liquido l’investimento in tempi rapidissimi. La banca opera su quattro fronti: cooperazione sociale, cooperazione internazionale, ambente, cultura e società civile. Concede prevalentemente credito alle realtà che operano nel Terzo settore e nella economia solidale, in particolare nei servizi sociosanitari ed educativi, dell’inserimento lavorativo di soggetti deboli, della cooperazione allo sviluppo, del volontariato internazionale, della tutela ambientale e della salvaguardia dei beni culturali. Una fiducia ben ripagata: essa ha sofferenze (in gergo bancario, i prestiti non restituiti) inferiori a quelle del sistema bancario tradizionale.
Sulla lotta alla finanza “nera” Banca etica ha registrato uno dei suoi più importanti successi in tema di sensibilizzazione: sempre più cittadini sentono l'obbligo morale di sapere come i loro soldi vengono utilizzati dalla banca a cui li affidano. Il che ha provocato anche un effetto “contagio”: moltissime altre banche stanno aprendo dei così detti “conti etici”. In più a Rimini è sorta EtiCredito.
Altro effetto positivo della linea adottata dalla Banca padovana è che in tempi di crack per operazioni troppo ardite e a scapito dei risparmiatori che vi avevano aderito, non avendo lasciato mai spazio a derivati, prodotti finanziari ad alto rischio.
Banca Etica ai tempi della crisi
«La crisi economica è paradossalmente il miglior alleato di Banca Etica, del suo messaggio, del suo progetto. La drammaticità delle conseguenze della crisi economica innescata dagli eccessi della speculazione mostra che la finanza si può salvare solo se tornerà pluralistica e si aprirà alle iniziative che perseguono il bene comune». Parole del professore Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, che ebbe un ruolo chiave nella nascita di Banca Etica.
«Banca Etica 10 anni fa – continua Zamagni - lottava per essere “ammessa” nel mondo della finanza con il suo messaggio diverso, in questi 10 anni questa esperienza è stata “tollerata” dagli addetti ai lavori. I prossimi 10 anni saranno dedicati alla prossima sfida: quella per conquistare il “rispetto” della finanza tradizionale».
Banca Etica già da dieci anni opera per valorizzare il fattore “uomo” nel mondo della finanza in cui predomina il dio denaro e la sua volubilità.
«Le piccole e medie imprese soffrono molto - afferma il presidente Fabio Salviato - la congiuntura significa anche una “stretta” generale”: la banche, timorose di non poter recuperare i soldi prestati ad imprese che poi falliscono stringono i cordoni della borsa e non concedono più finanziamenti se non ad imprese supersicure. La nostra politica è diversa: abbiamo moltiplicato per due il credito».
Sulla crisi economia e sulle sue cause Salviato aggiunge che «l’unico modo per uscire dalla crisi è tornare a fare banca e alla sana e prudente gestione, scordando gli anni in cui è prevalsa la finanza: paradisi fiscali, assenza di controlli e titoli “Tossici”. È ora di scrivere regole nuove».
Per quanto riguarda il Bel Paese, un ruolo importante può essere nel portare etica lì dove l’economia criminale la fa da padrone. «Sarebbe importante – chiude il professor Zamagni - che Banca Etica investisse molto di più sul microcredito e sul Mezzogiorno. Il Sud ha bisogno del sostegno di una finanza pulita per combattere la mafia, la camorra, l'usura, per moralizzare e dare sostegno a realtà oneste ma soffocate dall’illegalità».
Gianluca Marasco |