Amate viaggiare e vi piace conoscere persone in giro per il mondo? Quando siete in vacanza rinunciate volentieri allo shopping per far due chiacchiere con qualcuno del posto? Sognate un mondo in cui le persone di ogni angolo del pianeta si ospitino gratuitamente a vicenda? Lo so, state già storcendo il naso e quando vi dirò che la risposta è in un social network lo storcerete ancora di più.
CouchSurfing è un progetto nato da un idea di Casey Fenton, un giovane programmatore di 25 anni del New Hampshire. Dopo aver trovato un volo molto economico per l'Islanda, spedì 1500 email a altrettanti studenti islandesi per chiedere ospitalità, ricevendo con sorpresa più di cinquanta risposte positive. Entusiasta, Casey sul volo di ritorno sviluppò l'idea di CouchSurfing, cui diede vita, ancora in versione sperimentale, nel 2003. Letteralmente significa “saltare da un divano all'altro” e funziona in modo molto semplice: per cominciare basta registrasi sul sito, inserendo i propri dati e comunicando l’eventuale disponibilità ad ospitare altri couchsurfer, cosa comunque non indispensabile per usufruire del servizio. Ed è così che al primo viaggio sarà possibile contattare i membri della comunità residenti nella zona di destinazione e chiedere se è possibile essere ospitati nei giorni in questione. Per facilitare questo incontro di domanda e offerta, il sistema prevede, similmente agli altri social network, la possibilità di compilare un profilo in cui si descrivono interessi e tipo di ospitalità che si cerca o che si è in grado di offrire. In tal modo analizzando il profilo dell'altro, sia il surfer che l'ospitante possono farsi una prima idea dell'interlocutore e decidere se e come proseguire. Non ci sono obblighi di nessun tipo ed è tutto assolutamente senza fini di lucro, per questo è fondamentale il sistema di trust (fiducia) implementato in modo simile a network come eBay o LinkedIn. Per prima cosa, nel profilo di ogni membro della comunità è possibile vedere gli “amici” e le referenze, intese come le garanzie date da altri membri, che si dichiarano per esempio amici nella vita reale e garanti dell'affidabilità dell'interessato. Inoltre, un sistema di feedback permette di vedere quali siano le valutazioni di chi è stato ospitato o ha avuto come ospite il couchsurfer in questione. Infine, l'identità di ciascun iscritto può essere rafforzata con il sistema di verifica tramite carta di credito, ma questo non è obbligatorio. Si crea insomma una rete di relazioni, una community, che è tipica dei social network ma vede in questo caso lo strumento informatico come mezzo e non come fine, infatti l'incontro tra culture diverse e l'ospitalità reciproca è assolutamente reale. Anzi, è bene sottolineare che CouchSurfing non andrebbe considerato un mero “servizio di viaggi low cost”, infatti sia il fondatore che gli stessi surfer ci tengono molto a chiarire che lo scopo del network è mettere in contatto persone e culture di tutto il mondo per diffondere consapevolezza e tolleranza. Parole forti, è vero, ma tutto sommato credibili, se si considera la natura no profit del progetto. E se è vero che non si paga nulla, capita però spesso che ci si scambi regali o prodotti tipici e che al momento dei saluti gli occhi siano un po' lucidi.
In rete si trovano anche altri progetti in questo campo, come www.hospitalityclub.org, rete di ospitalità nata nel 2000 che conta più di mezzo milione di utenti, o www.roadsharing.com, servizio di car pooling e autostop per trovare passaggi in auto e ridurre l'inquinamento. Alla fine è bello constatare che mentre qualcuno pensa solo a far salire il PIL o a respingere gli immigrati, ci sono tante persone che cercano di usare la rete per promuovere lo scambio gratuito tra culture e paesi diversi.
Stefano Moro |