In questo numero
E VAI CON LA NOIA! di Patrizia Spagnolo

L’ho fatto per noia, dicono molti,
in ricerca di un diversivo dalla vita corrente
che li travolge e non li fa sentire vivi.
Ma cosa nasconde la noia e il tentativo
di evasione che spinge tanti a cercare
ad ogni costo la prima pagina dei giornali?


“È una specie di polvere. Andate e venite senza vederla, la respirate, la mangiate, la bevete: è così sottile, così tenue che sotto i denti non scricchiola nemmeno. Ma basta che vi fermiate un secondo, ecco che vi copre il viso, le mani. Dovete agitarvi continuamente, per scuotere questa pioggia di ceneri. Perciò il mondo s’agita molto”: così scriveva nel XX secolo George Bernanos a proposito della noia. Questa noia che tutti proviamo, che ci travolge, che ci spaventa, che non sappiamo accettare perché assume forme oscure che non si riesce a spiegare, che ci impedisce di provare piacere per quello che facciamo e ci rende incapaci di immaginare qualcosa che possa piacerci.
Per Alberto Moravia “la noia non è il contrario del divertimento; potrei dire, anzi, addirittura, che per certi aspetti essa rassomiglia al divertimento in quanto, appunto, provoca distrazione e dimenticanza, sia pure di un genere molto particolare. La noia, per me, è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà”.
Secondo psicologi e psichiatri oggi siamo troppo stressati per permetterci il lusso di annoiarci; già dalle elementari i ragazzi sono così pieni di impegni e di oggetti di consumo da non avere più il tempo per liberare la creatività, fare scoperte, fermarsi a riflettere, giocare con le costruzioni, inventarsi attività ludiche che distolgano lo sguardo dallo schermo del computer... Così la noia “sana” (quella che ti consente di staccare, di non essere in perenne movimento) si trasforma in sensazione di vuoto dell’anima e aridità dei sentimenti (perché anche questi vengono consumati e gettati via).
È questa la noia che spinge adolescenti e giovani a sparare ripetutamente dalla finestra della propria casa bersagliando un tram, filmando e mettendo su You Tube la loro bravata? Che fa lanciare molotov (fabbricate seguendo le istruzioni in un filmato di You Tube) contro un muro? Che scatena una banda di minorenni, sotto l’effetto dell’alcol, contro una sala d’attesa di una stazione ferroviaria? Che riduce in fin di vita un barbone messo al rogo da bravi ragazzi? Sono tutti “bravi” ragazzi, di buona famiglia, ben vestiti, privi di niente, vita regolare a scuola di giorno e sballati di notte, proprio per scacciare quella terribile sensazione di vuoto, altrimenti definita noia, che sentono dentro. Per tutti, a quanto pare, la stessa motivazione: “L’ho fatto per noia, perché volevo divertirmi”. Bella roba.
Ma siamo sicuri che si tratti proprio di noia? C’è chi preferisce usare il termine nichilismo, che secondo Dostoevskij indicava la perdita dei valori tradizionali, cioè il destino del mondo moderno dopo “la morte di Dio”. C’è chi parla di apatia emozionale, di mancanza di intelligenza emotiva, definita nel 1995 dallo psicologo Daniel Goleman come “la capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare”.
Intelligenza emotiva significa saper riconoscere ed esprimere le emozioni, compresi quei sentimenti sgradevoli che spesso si tende a scacciare ricorrendo ad “anestetici” vari. Sentimenti come la solitudine, la frustrazione, il bisogno di essere ascoltati, la paura che la propria vita non abbia senso e quindi la rabbia e la ricerca di emozioni violente, sensazioni forti per scuotersi da quel torpore che si insiste a chiamare “noia”.
Ecco cosa hanno risposto alcuni ragazzi in un blog alla domanda “perché ti droghi?”. “Droga per me vuol dire divertimento, fuga dalla noia. Se il sabato sera non c'è proprio un ***** da fare, vai cn la droga”. Un altro: “Bella bella domanda...è la frustrazione che provoca questa società... una fuga...però in molti casi è la tentazione del trasgredire, di superare i limiti... dipende dai casi ma tendenzialmente dico fuga/noia”. E ancora: “I giovani non sanno più che fare la sera... non si divertono più e allora si drogano e bevono... fuga? Trasgressione??? Naaa ... pura e semplice noia”. Infine: “Secondo me la droga per i giovani rappresenta solo un divertimento per evadere dalla noia. Ci si droga quando si è arrivati a fare già tutte le esperienze e non c'è più niente da fare”.
“Perché l’hai fatto?”; “Non lo so”, “Mi annoiavo”, “Volevo divertirmi un po’”. Risposte che fanno venire i brividi, che sono l’ennesima occasione per l’indignazione dei nonni e i mea culpa dei genitori, spesso assenti e sempre più incapaci di ascolto.
“Perché l’hai fatto?”, hanno chiesto i maestri a Francesco, quinta elementare, che senza apparente motivo aveva preso la giacca di un suo compagno, l’aveva buttata nel gabinetto e ci aveva fatto la pipì sopra. “Non ha saputo rispondere – ci racconta un insegnante – Ha detto che l’ha fatto per vendicarsi di un pugno sferrato un mese prima, non sa neanche lui perché. Noi pensiamo che l’abbia fatto spinto dalla disperazione perché il suo compagno aveva trovato un altro amico e non lo invitava più a casa sua come prima”. Già, ma perché proprio quel gesto così sgradevole, di disprezzo, di odio? Il bambino ha usato l’armamentario di cui disponeva, acquisito tramite i racconti dei suoi fratelli più grandi e soprattutto su Internet.
L’incapacità di individuare la causa di certe azioni fa più paura delle azioni stesse. Un motivo c’è sempre, e ci rifiutiamo di pensare che sia la semplice noia, quanto piuttosto la rabbia che nasce dalla solitudine, dalla desolazione, dalla mancanza di qualcuno che aiuti a tirare fuori le emozioni che hanno armato la mano e che vanno riconosciute, per non averne paura, per non lasciarsi sopraffare come se fossero mostri.

Patrizia Spagnolo

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