Durante le persecuzioni naziste degli ebrei, Papa Pio XII «rimase in silenzio e forse fece anche peggio»: parola di Isaac Herzog, ministro degli Affari sociali israeliano. Pio XII «ha fatto il suo possibile in circostanze molto difficili per salvare gli ebrei»: parola del card. Walter Kasper. «Non dovrebbe essere beatificato o preso come modello per non aver levato la sua voce»: parola del rabbino capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen. «È già un santo»: parola di Giulio Andreotti. È «il Papa più importante del Novecento»: parola di Paolo Mieli, ebreo e già direttore del Corriere della Sera. Su di lui «l’attenzione si è concentrata in modo eccessivo su una sola problematica, trattata per di più in maniera piuttosto unilaterale»: parola di Papa Benedetto XVI.
Di certo, Pio XII, eletto proprio settant’anni fa, il 2 marzo del 1939, e morto nel 1958, è il Papa del Novecento più controverso, ma incredibilmente meno sconosciuto. Testimone degli eventi più importanti del XX secolo, ma al centro di appropriazioni di opposte ideologie. Ieratico come pochi altri nelle cerimonie ufficiali, ma nelle sacre stanze indossa uno “spolverino” da lavoro. Di famiglia nobile, ma “risparmioso” al punto da riutilizzare le buste per prendere appunti e persino per scrivere il testamento. Affascinato dal volo (da cardinale, usa spesso l’aereo) e dalla tecnologia (per tutti, i tanti radiomessaggi), ma uscito poche volte dal Vaticano (memorabile è, però, dopo il bombardamento alleato di Roma, la visita al quartiere di San Lorenzo). Si deve a lui la definizione del dogma dell’Assunzione nel 1950, ma pochi sanno che ha pubblicato 41 encicliche (Papa Giovanni Paolo II ne ha scritte 14). E proprio per conoscerlo meglio, di recente in Vaticano si sono svolti la mostra “Pio XII: l’uomo e il Pontificato (1876-1958)”, organizzata dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche, e il congresso “L’eredità del Magistero di Pio XII e il Concilio Vaticano II” promosso dalle Pontificie Università Gregoriana e Lateranense.
Fra due nemici
Eugenio Maria Giuseppe Pacelli nasce il 2 marzo 1876, in una nobile famiglia romana. Si laurea in teologia e in utroque iure, ed è ordinato sacerdote il 2 aprile 1899. Inizia il lungo iter al servizio della Santa Sede, prima nella Segreteria di Stato e poi, durante la prima guerra mondiale, come nunzio apostolico a Monaco di Baviera e Berlino. Nel 1930, la nomina a Segretario di Stato fa di lui il principale collaboratore di Pio XI, Achille Ratti di Desio (Milano). Nel 1933, realizza il Concordato tra la Santa Sede e la Germania hitleriana; ma questo non gli impedisce di collaborare con Papa Ratti per la stesura dell’enciclica Mit brennender Sorge contro il nazismo (1937). Per inciso, che il Concordato sia concluso tra Vaticano e Germania, e non con il Governo nazista, è confermato dall’esplicito riconoscimento nello scambio di note del 1956 tra la Santa Sede (quindi sempre lui) e la ormai democratica Repubblica Federale tedesca. Nel frattempo, come Segretario di Stato è Legato pontificio ai congressi eucaristici di Buenos Aires (1934) e di Budapest (1938), alle celebrazioni di Lourdes (1935) e di Lisieux (1937), e si reca negli Stati Uniti, dove incontra il presidente Franklin Delano Roosevelt, quello del “New Deal” e della conferenza di Yalta.
Nel conclave dopo la morte di Pio XI, il 2 marzo del ’39Pacelli è eletto Papa Pio XII. Inizia un pontificato lungo 19 anni. Spesso in salita. Il 24 agosto lancia un radiomessaggio: «Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra». Otto giorni dopo, Hitler invade la Polonia. La tragedia della seconda guerra mondiale sollecita Pio XII a svolgere un’intensa attività diplomatica e ad avviare l’Ufficio Informazioni per i prigionieri di guerra. Durante l’occupazione tedesca di Roma, ospita in Vaticano anche politici non cattolici (per tutti, il socialista Pietro Nenni). Tra i tanti tentativi di salvare vite umane riuscì ad ottenere ben 400 visti per la repubblica Dominicana, visto che gli americani avevano rifiutato il visto e l’ingresso dei 400 ebrei negli U.S.A. Alcuni di loro riuscirono a raggiungere anche il Messico grazie all’aiuto di Pio XII. Nel Settembre del 1942 Mons. Bertoli incaricato dal Santo Padre riuscì a farsi autorizzare l’ospitalità per 3.500 bambini ebrei francesi dai tre ai quattordici anni a Port-au-Prince.
Il 19 Luglio 1943 mentre fortezze volanti alleate effettuavano un bombardamento su Roma, quartiere San Lorenzo, il Santo Padre ignorando le proteste dei suoi collaboratori i quali temevano per la sua incolumità, si fece consegnare quanto era rimasto in denaro, nella cassa S. Pietro e si avviò presso l’autoparco del Vaticano in cerca di un automezzo per farsi accompagnare sul luogo del disastro. Solo una piccola Fiat riuscì a mettersi in moto e per quanto sconsigliato dall’autista entrò a stento nell’abitacolo di questa e si fece condurre nei quartieri bombardati dove soffri, pianse, consolò, e benedisse feriti e morenti. Distribuì quanto aveva racimolato e rientrò in vaticano a sera inoltrata con le mani e le vesti sporche di sangue. Nell’inverno del 1940 aveva dato ordine di sospendere l’erogazione del riscaldamento in Vaticano, e ridurre al massimo le spese inerenti tutte le gestioni. Anche la sua veste venne più volte rammendata.
Fece tagliare in sua presenza le ultime lenzuola del suo letto per offrirle alle madri nascoste in Vaticano le quali non avevano più fasce per avvolgere i neonati.
E quando la guerra prende una piega diversa, ecco l’opera a favore della fazione sconfitta. Basti ricordare che nel ‘43 Hitler ordina (per fortuna non ubbidito) che «Pio XII nemico del nazismo e troppo amico degli ebrei, va rapito subito e deportato in Germania». E che all’opposto, in Unione Sovietica, Stalin domanda sprezzante: «Quante divisioni ha il Papa?».
Israele non dimenticherà mai
L’aiuto o per qualcuno, il mancato aiuto agli ebrei è da anni sotto la lente d’ingrandimento degli storici. Per Matteo Luigi Napoletano, professore di Storia delle relazioni internazionali all’Università del Molise, «dei 1259 ebrei arrestati [dal generale Kappler, il 16 ottobre 1943 - ndr], 1007 prendono la via di Auschwitz. Ma dei circa 9600 ebrei che si trovano a Roma in quel momento (ed è una stima del console israeliano Pinchas Lapide), 8500 trovano rifugio in conventi, case religiose, università pontificie e negli stessi appartamenti Papali. Sorprenderà sapere che sono gli stessi archivi sionisti di Gerusalemme e quelli di Yad Vashem [il museo dell’Olocausto - ndr] a documentare l’efficacia di quest’opera del Vaticano». E nel ’44, quando Roma è liberata dagli Alleati, è nientemeno che Isaac Herzog, gran rabbino di Gerusalemme, a dire a Pio XII: «Il popolo d’Israele non dimenticherà mai ciò che Sua Santità e i suoi illustri delegati, ispirati dai principi eterni della religione, che stanno alla base dell’autentica civiltà, stanno facendo per i nostri sventurati fratelli e sorelle nell’ora più tragica della nostra storia, una prova vivente della Divina Provvidenza in questo mondo». Lo stesso Herzog nel ’58 dichiara: «La morte di Pio XII è una grave perdita per tutto il mondo libero. I cattolici non sono i soli a deplorarne il decesso».
Dopo la guerra, quando l’ideologia comunista e il regime sovietico occupano anche militarmente l’Est Europa, dal Baltico alla Romania, Pio XII interviene a livello diplomatico e politico. Nelle elezioni italiane del 18 aprile 1948, ad esempio, appoggia i Comitati Civici e la Democrazia Cristiana e l’anno dopo, tramite l’allora Sant’Uffizio, approva il decreto noto come “scomunica ai comunisti”. In quel periodo il nostro Paese vive una contrapposizione politica che da un lato vede nascere personaggi caricaturali come don Camillo e Peppone, e dall’altro manda in crisi molti cattolici. Per tutti, don Primo Mazzolari (1890-1959; gli si proibisce di scrivere e predicare, salvo poi sentire Papa Giovanni XXIII definirlo «la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana») e Carlo Carretto (1910-1988; nel ’52 si dimette da presidente della Gioventù di Azione Cattolica e poi entra nei Piccoli Fratelli di Gesù, fondati da Charles de Foucauld).
A livello religioso, invece, resta memorabile la definizione del dogma dell’Assunzione, nel 1950. In merito, in un appunto, Pio XII racconta d’aver visto per quattro volte in quell’anno un “fenomeno del sole” (lui non usa affatto la parola miracolo) simile a quello accaduto a Fatima nel ’17, evento che lui interpreta come conferma del dogma mariano.
Fra scienza e tecnica
Poco noto è il suo interesse per il progresso scientifico e tecnologico. Nel ’54, ad esempio, quando la Rai Tv italiana sta per iniziare le trasmissioni regolari, invia ai vescovi un’esortazione con la quale esalta il nuovo «meraviglioso mezzo offerto dalla scienza e dalla tecnica all’umanità». Nel ’57 scrive un’enciclica dedicata al cinema, alla radio e alla televisione. Tre giorni prima della morte, parla ai partecipanti al X Congresso nazionale della Società italiana per la chirurgia plastica, che definisce “una scienza e un’arte, ordinate, in se stesse, a beneficio dell’umanità”, e quelli non erano certo tempi in cui si ricorreva alla chirurgia estetica. Muore a Castel Gandolfo, a 82 anni, il 9 ottobre 1958, dopo nove ore d’agonia. È sepolto nelle grotte vaticane. Venti giorni dopo, il Conclave elegge Angelo Giuseppe Roncalli, Papa Giovanni XXIII: sarà lui, a indire il Concilio Ecumenico Vaticano II e ad avviare una nuova presenza della Chiesa nel mondo.
Luci e ombre, dunque, quelle del pontificato di Pio XII. Anche se qualcuno ha il dubbio che le polemiche siano riconducibili non tanto alla sua persona, quanto ai rapporti tra Santa Sede e Stato di Israele, e non ultimo alla posizione vaticana su Gerusalemme. Questa si rifà alla risoluzione dell’Onu del ’47 che prevede(va) per la città uno status giuridico internazionale, tutt’altro che la “capitale unica e indivisibile dello Stato” che Israele ha dichiarato nel ’67.A mezzo secolo dalla morte, lo scorso 8 novembre [2008] Papa Benedetto XVI ha osservato che «Tutti riconoscono a Pio XII un’intelligenza non comune, una memoria di ferro, una singolare dimestichezza con le lingue straniere ed una notevole sensibilità. Si è detto che egli era un diplomatico compìto, un eminente giurista, un ottimo teologo. Tutto questo è vero, ma ciò non spiega tutto». Il suo comportamento nasceva «dall’amore per il suo Signore Gesù Cristo e dall’amore per la Chiesa e per l’umanità.». Per Benedetto XVI, prova «di tale spessore sono l’insieme della imponente attività svolta da questo Pontefice e, in modo del tutto speciale, il suo magistero (…) Possiamo dunque ben dire che, nella persona del Sommo Pontefice Pio XII, il Signore ha fatto alla sua Chiesa un eccezionale dono, per il quale noi tutti dobbiamo essergli grati».
Camilla Furno |