All’inizio del Terzo millennio, il panorama religioso è caratterizzato da un crescente pluralismo, dovuto al dilagare di gruppi e movimenti spirituali, la cui genuinità potrebbe confondersi talvolta con la truffa e la manipolazione mentale.
New Age o Next Age o altre espressioni mediatiche di moda “globale” care al folklore religioso interagiscono in modo diverso rispetto agli ultimi decenni del secolo che ci siamo lasciati alle spalle. Per esempio, adesso va di moda il termine «psico-sette» per indicare nuove forme di interiorizzazione dello spirito, che prescindono dal soprannaturale e fanno ricorso alla psicologia. Tuttavia, la sete del sacro rimane, ma appare mutata o si mimetizza in modo incredibile: l’attesa di una nuova era cosmica e universale avrebbe ceduto il posto a una privatizzazione intimistica della ricerca di un rapporto più o meno diretto e coinvolgente con il trascendente.
Il sacro privato
«Da almeno una decina di anni, specie nell’area anglosassone, l’etichetta New Age non è più di moda» ci spiega Massimo Introvigne, responsabile del Centro Studi Nuove Religioni di Torino. E questo avviene per due ragioni: «Per molti si tratta ormai di un fenomeno più commerciale che spirituale, gestito dalle case editrici e dalle case discografiche; altri sono delusi dal fatto che evidentemente le previsioni utopistiche sull’avvento di una “nuova era di pace e felicità universale” non si sono realizzate».
«Più che essere sparito, il New Age - ci dichiara Introvigne - ha cambiato pelle. È passato dalla terza alla prima persona singolare e oggi non parla più di una nuova era planetaria, ma di una era privata in cui ciascuno può entrare attraverso tecniche di meditazione, letture e musica».
Insomma, secondo il parere del professor Introvigne, non è più il tempo dei grandi gruppi e dei grandi raduni, ma di una «privatizzazione della spiritualità».
Inoltre c’è da precisare che il New Age “classico” si vantava già di non avere dottrine né istituzioni, e di fatto le forme più istituzionali si vedevano respinte ai margini della corrente. Tanto più con l’attuale privatizzazione parlare di aspetti istituzionali o dottrinali forti non ha più molto senso». Il New Age, o fitness dello spirito - come è stato definito -, si è sempre proposto in alternativa alle forme istituzionalizzate. Tutto acquista un senso nel fenomeno New Age, se viene relativizzato. E su questo punto il Papa Benedetto XVI ci ha messo bene in guardia.
Forse da parte degli studiosi «Si è sopravvalutata la portata numerica di fenomeni come il New Age o di nuovi movimenti religiosi». In Italia, infatti, ci sono oltre seicento presenze religiose, grandi e piccole, diverse dalla cattolica (non tutte “nuove”, beninteso). «Ma se si guardano le cifre, si scopre che gli aderenti alle minoranze religiose fra i cittadini italiani (immigrati esclusi) sono il due per cento della popolazione» e metà di questi sono musulmani, ebrei, ortodossi o protestanti.
Non stupisce dunque che gli aderenti ai nuovi movimenti religiosi siano l’uno per cento della popolazione. E questo sia in Italia, come negli Stati Uniti. «Certamente vi è un’influenza culturale di rilievo di certi libri o mode che non si misura sul numero degli aderenti: ma quest’ultimo rimane molto contenuto» ci conferma Introvigne.
La vera sfida
La Chiesa quindi giustamente si preoccupa oggi di più di quella che Benedetto XVI chiama “religione fai da te”. Il novanta per cento degli italiani si dichiara religioso; solo il due per cento fa parte di minoranze istituzionali e circa il trenta per cento mantiene un contatto più o meno regolare con la pratica cattolica. «Resta un cinquantotto per cento di italiani - configura Introvigne - che si situano nella vasta area del “credere senza appartenere”: non sono né atei né agnostici, magari vanno a Messa a Natale e a Pasqua, ma vanno anche a sentire il Dalai Lama, credono nella reincarnazione, e forse prendono anche per buono il “Codice da Vinci”…».
«È a questo vasto Far West di “credenti senza appartenenza” che la Chiesa guarda per la sua missione, sapendo che i nuovi movimenti religiosi sono un dato fisiologico destinato da una parte a non sparire mai, dall’altra a rimanere numericamente piccoli».
Anche la moda orientale - ci confida il professore - statistiche alla mano, non va sopravvalutata. Lo dimostra un dato non secondario: «per la prima volta il numero di italiani che credono nella reincarnazione non è in aumento, ma in diminuzione». «Mi sembra onestamente che “Il Codice da Vinci” e altre forme fantasiose di ricostruzione di una presunta spiritualità esoterica eterodossa ma su sfondo cristiano e occidentale siano oggi una sfida maggiore per la Chiesa».
Nicola Di Mauro |