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Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. Ora c’era là un uomo, che aveva la mano destra inaridita. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva di sabato, allo scopo di trovare un capo di accusa contro di lui. Ma Gesù era a conoscenza dei loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Alzati e mettiti nel mezzo!”. L’uomo, alzatosi, si mise nel punto indicato. Poi Gesù disse loro: “Domando a voi: È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o perderla?”. E volgendo tutt’intorno lo sguardo su di loro, disse all’uomo: “Stendi la mano!”. Egli lo fece e la mano guarì. Ma essi furono pieni di rabbia e discutevano fra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù. (Lc 6, 6-11)
Di fronte a fatti straordinari noi siamo sempre un po’ scettici. E’difficile ritenere che avvengano cose contro le leggi della natura. La scienza è per noi un assoluto da accettare senza condizioni, non importa se continuamente si smentisce e se più si addentra nella natura meno ha certezze. Entra in crisi tutta la teoria del conoscere e ci si affida a ipotesi, a congetture, a modelli di rappresentazione che continuamente devono cambiare per dare un minimo di plausibilità a quello che si dice. Ma non possiamo non guardare a fatti sconvolgenti, inspiegabili che continuamente vengono registrati anche con cura scientifica. Abbiamo negli occhi tanti miracoli di padre Pio per esempio, ma vorremmo essere stati lì a vedere, vorremmo provare. Anche se chi ci racconta è persona credibile abbiamo sempre delle riserve non sulla sincerità, ma sul possibile inganno in cui può essere caduto. Nell’antichità invece era molto più naturale credere a eventi meravigliosi perché si era molto più convinti dell’esistenza di Dio, della realtà soprannaturale, del fatto che a Dio era sempre tutto possibile.
È comprensibile il comportamento degli studiosi della bibbia quando Gesù vincendo la naturale ritrosia di un uomo che aveva una mano inservibile per la sua vita, tutta storpiata e quindi inutilizzabile per il suo lavoro, per la cura di sé, per la normalità di una esistenza, dopo averlo chiamato in mezzo alla sinagoga ben visibile da tutti, gli chiede di stendere la mano davanti a sé perché tutti vedano e gliela guarisce all’istante. Discutevano pieni di rabbia, dice il vangelo, invece di restare meravigliati del prodigio e di ringraziare Dio. Che era successo? Era successo che questo fatto fu compiuto solennemente in un giorno di sabato con tutta la forza di provocare al cambiamento che caratterizzava i gesti di Gesù: il sabato era giorno sacro per l’ebreo, giorno in cui non si poteva effettuare nessuna opera, anche quella di guarigione.
La cosa più importante per loro era di vedere se Gesù stava agli schemi, non importava loro farsi domande sui segni che Gesù metteva in evidenza, non interessava loro mettersi in ascolto, ma solo essere severi guardiani di un passato che ingessava il rapporto tra gli uomini e Dio. Il Dio che avevano in mente non si commuoveva per il male di cui soffriva un uomo, ma era più interessato alla legge che stabiliva regole. Così non vedevano né Dio, né l’uomo. La vita di fede deve essere sempre un mettere in discussione le nostre comodità, le nostre caselle che ci siamo costruiti per controllare tutto, anche Dio. Noi viviamo come se il centro fossimo noi, non Lui. Non ci par vero di poter mettere Dio alla sbarra per tutto quello che avviene, siamo tutti capaci di dirgli che cosa deve fare, di “disprezzarlo” perché non fa andare il mondo come vogliamo noi. Siamo sempre noi idolatri di noi stessi incapaci di fare un giro di 180 gradi e mettere lui al centro della vita. Infatti Gesù ci ribalta e dice che c’è speranza in una vita vera se ci sappiamo rinnovare nel contemplare la sua, nel restare incantati dalla bellezza che è Lui. Allora possiamo sperare che l’uomo ritorni ad essere la vera gloria di Dio e quindi il centro di ogni nostro tessuto sociale; possiamo sperare di accorgerci dell’umanità. Se non ci accorgiamo di Dio, non ci accorgeremo di nessun uomo. Ti pare di star fuori dalla concretezza, ma ti stai sintonizzando con certezza con il mondo che ti aspetta.
Domenico Sigalini |