In questo numero
I MISTERI DEL CRICKET di Stefano Ferrio

Destinatario
Ragazzi del Grande Fratello
ed eventualmente naufragi dell’Isola
Mittente
Giusy, Roma


Ragaaaaazzzzi, ci siete? Siete ancora lì? Questa letterina forse è un po’ datata: stando al palinsesto voi dovreste essere ancora ben reclusi nella vostra prigione dorata. Se così non fosse, vi saluto caramente uno ad uno, mentre siete impegnati a inaugurare centri commerciali e ravvivate le serate in discoteca per 2mila euro a volta.
Siccome però voglio pensarvi ancora belli dentro, ne approfitto per sfogarmi un po’. Lo so, non è corretto, ma fa parte del gioco che voi avete accettato: noi fuori a sparlare, voi dentro a fare i pesci nell’acquario con le pareti scure.
Vediamo, da cosa partiamo? Ah, sì: più tutti si ostinano a dire che il GF è un gioco, più io invece penso che sia un esperimento psicologico e antropologico per vedere come l’ozio possa trasformare persone intelligenti in emeriti cretini. Temperatura sempre alle stelle, corpi nudi, nulla da fare durante il giorno: dura far passare le ore se non chiacchierando, complottando, litigando e strusciandosi pure.
La cosa che invece non capisco è: perché? Per vincere migliaia di euro? Ok, ma voi come potete essere certi di piacere al pubblico? Quando vedo la trasmissione del lunedì sera mi accorgo ricevete tanti, ma tanti fischi, in grado di seppellire un calciatore in uno stadio.
Piacete sin che siete reclusi, perché somigliate tanto agli animali negli zoo, ormai in disuso. Siete alla nostra mercè. Quando siete fuori, però, che pizza. Perdete il fascino del “bello e dannato”, e vi resta quello del ragazzo senza talento, che sta lì ad aspettare che una nuova grande occasione lo renda ancora un po’ più ricco.
Non è triste tutto questo?
Dei miei compagni dell’università nessuno guarda il GF: dicono di snobbarlo, e secondo me sono sinceri. Io invece mi ostino a guardarvi (sarà che studio Filosofia?): osservo ciascuno di voi, cerco di coglierne tratti dell’aspetto (quelli che gli autori vogliono che il pubblico colga, obviously). Più vi guardo, più dico: poverini.
Non siete strutturati, non avete armi raffinate per competere ed emergere nel mondo dello spettacolo, di per sé spietato. Tra uno che crede che le donne siano buone solo per lavare i pavimenti e servire l’uomo; le ragazze che combattono per essere le favorite del boss, corpi in esposizione e pianti isterici, forse i due personaggi più saggi e strutturati sono il ragazzo omosessuale e il ragazzo che prima era una ragazza. Perché? Forse perché si conoscono nel profondo, e sanno cosa aspettarsi, da se stessi e dagli altri. Per il resto, fuffa.
Se non vi stimo, perché sto qui a scrivere, al posto di farmi un giro? Perché vorrei che dietro a ogni vostro comportamento ci fosse – lo spero tanto! – un calcolo, un’idea di futuro, di cambiamento. Del tipo: “Fatto anche questo, posso diventare una persona seria”. Assaggiato il mondo dello spettacolo, con le sue regole assurde, raggranellato qualche soldo facile, mi ritiro e inizio e metto su famiglia e lavoro.
Insomma: vorrei che voi diventaste grandi, e non vi perdeste nei meandri delle comparsate tv: ma li vedete i vostri predecessori? Sono al limite del ridicolo, sempre uguali a se stessi, imprigionati nella definizione: “Tizio del Grande Fratello”. Voi rischiate di non essere più voi, ma di diventare proprietà di una macchina da presa. Se può essere affascinante come esperimento scientifico; se può essere divertente come spettacolo televisivo dalla durata limitata, non può certo essere la vostra nuova condizione di vita. Meritate molto di più.
Per questo vi auguro di eclissarvi, di scomparire, di non essere più ripresi. Sarebbe segno che la lezione del GF è servita, che avete tratto il meglio, che dopo esservi messi almeno una volta in ridicolo, tra un bacio finto e una parolaccia, ora siete pronti a riprendere le redini della vostra vita. A combinare qualcosa di intelligente.
Ps se poi vi proporranno di imbarcavi per l’Isola dei Famosi, fate bene i vostri conti: non significa che siete diventati davvero famosi, ma che, semplicemente, per un certo periodo siete utili alla tv.

Con tristezza
Giusy (e questo nome, da quando ricorda qualcuno di X-Factor, mi va davvero stretto)

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