In questo numero
L'ASCOLTO EMOTIVO (II parte) di Maria Poetto

 


L’ascolto emotivo è fondamentale anche nel comprendere gli altri.
In questo caso un primo aspetto da tenere presente è che la comunicazione avviene non solo attraverso il messaggio verbale (le parole pronunciate), ma anche e soprattutto mediante il messaggio non verbale (il tono della voce, lo sguardo, la mimica facciale, i silenzi,…). Il porre attenzione solo alle parole che pronunciamo rende la ricezione della nostra comunicazione parziale, limitata.
Analogamente, essendo il messaggio non verbale quello che veicola le emozioni, ad esso occorre prestare attenzione per comprendere che cosa prova il mio interlocutore, aldilà di quello che dice.
Una medesima risposta affermativa (“Sì”) varierà di molto a seconda del tono di voce che l’accompagna (entusiastico, squillante o pacato, fermo o titubante) così come dell’espressione del viso (sorridente, impaurito, triste o annoiato).
Valutando anche la comunicazione non verbale, noi impariamo a entrare in contatto non solo con la testa dell’altro ma anche con il suo cuore e l’altro potrà così fare la piacevole e gratificante esperienza di sentirsi capito.
Nel considerare un altro importante aspetto concediamoci un’osservazione lapalissiana: per ascoltare bisogna fare silenzio. E’ quanto ci è stato insegnato fin da bambini, in famiglia, e sicuramente ripetuto più volte a scuola. Eppure sovente il nostro ascolto degli altri è disturbato da interferenze “rumorose” che provengono dalla testa (pregiudizi, aspettative, idee preconcette, valutazioni,…) o dal cuore (emozioni e sentimenti).
Non sempre, però, il nostro mondo interno (i pensieri e le emozioni che ne conseguono) risulta un ostacolo alla conoscenza dell’altro. E’ inevitabile che noi ci formiamo delle idee riguardo ad una persona in base all’esperienza che viviamo con lei. Fa parte di un nostro bagaglio di conoscenza e ci è utile. L’importante è che le tante voci che provengono dal profondo di noi non occupino tutto il nostro “campo uditivo”, divenendo pre-giudizi che finirebbero per impedire l’ascolto altrui. Se Giovanni pensa che Corrado sia un “ficcanaso, che non sa farsi gli affari suoi” e assume sempre questo come punto di partenza in ogni approccio con lui, rischierà di non cogliere quando quest’ultimo sarà mosso e manifesterà un interessamento e una partecipazione sinceri, non dettati da curiosità. Alessitimia: letteralmente significa non avere le parole per le emozioni. È la difficoltà a identificare e descrivere i propri sentimenti, a distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche. Chi è alessitimici ha grandi difficoltà ad individuare quali siano i motivi che lo spingono a provare od esprimere le proprie emozioni, ed al contempo non è in grado di interpretare le emozioni altrui. Manca d'introspezione, e tende a conformarsi alla media, ha relazioni di forte dipendenza o, in mancanza di essa, si isola.

Maria Poetto
Psicoterapeuta

www.timeandmind.com