In questo numero
SENZA UN SOLDO di Patrizia Spagnolo

Vulnerabili, ecco come ci si sente.
E quando si è vulnerabili,
si perde la capacità di decidere.
Perché un lavoro è essenziale
per essere persone umane.


“Questa volta Cristina ha veramente paura. È in momenti così che rimpiange di non essersi sposata: sente la mancanza di una tana in cui stringersi al compagno per ricevere affetto e consolazione; di una rete di protezione che le garantisca affitto, luce, telefono, gas ecc. quando di soldi in tasca ne ha pochi; del tepore del focolare domestico... Adesso, in casa, ha anche abbassato il riscaldamento per risparmiare.
Insomma, la crisi economica la sta colpendo duramente. Lei, ormai temprata dalle difficoltà frutto di scelte coraggiose (a volte temerarie) infilate una dietro l’altro, ha paura che questa volta non ce la farà. Lavora in proprio come consulente ed è da mesi che non le affidano un incarico. “Ho ancora qualche soldino in banca – racconta – ma presto finiranno anche quelli. Sono sempre stata fiduciosa, mi sono impegnata con passione e ho lavorato come una matta dall’età di 19 anni, quando ho deciso (prima scelta importante della sua vita, ndr) di andarmene di casa. Da allora ho fatto di tutto per conservare la mia autonomia, per non dipendere da nessuno”.
Così Cristina lavorava di giorno e studiava di notte, si è laureata, si è trasferita in diverse città armata di coraggio e di ferrea determinazione. Quante volte sua madre le raccomandava, e lo fa ancora, di calmarsi, di cercarsi un lavoro tranquillo come segretaria (come se oggi fosse facile...), di trovare un brav’uomo e crearsi una famiglia, di coprirsi bene per non prendere freddo (se sapesse che in casa di Cristina adesso, in pieno inverno, ci sono 17 gradi...), di mangiare sano e stare a casa quando si ammala. Tutto il contrario di ciò che la sua tormentata figlia ha fatto finora.
Vaglielo a spiegare alla fanciulla che, per quanto male possano andare le cose, non finirà sotto i ponti. Teme di perdere tutto e di varcare la soglia di povertà, di non essere più in grado di decidere della sua vita, di fare quelle scelte – giuste o sbagliate che siano – che l’hanno portata a diventare quella che è: orgogliosa e fiera, anche se adesso è senza un quattrino, al punto che ha deciso di vendere alcuni suoi vestiti che aveva pagato un patrimonio. E dopo tanto affannarsi per conquistare un obiettivo dietro l’altro, di dover dipendere dalla “carità” degli altri proprio non se la sente. Ha paura, tanta paura. Non solo di ritornare a casa dei genitori con la coda tra le gambe, ma di buttare via tutto quello che ha fatto, di fallire, di accorgersi che non ha costruito nulla di solido.

Appassionato e squattrinato
Ma oggi cosa c’è di “solido”? Federica, laureata, lavora da anni in un McDonald’s e ringrazia. Giuliano è insegnante precario, pur essendo veramente bravo e appassionato, e a settembre vive autentici momenti di panico all’idea di non ricevere cattedre. Gianna, psicologa, è sfruttata in una coperativa che per uno stipendio da fame la fa lavorare giorno e notte. Alessandro fa il cultore della materia all’università, ovviamente gratis. “Di persone disposte a lavorare gratis nella speranza di far carriera o almeno di sistemarsi ce ne sono talmente tante che si sono formate le code – dice Alex – E le Università, che hanno sempre meno soldi, lo sanno e ti sfruttano. Così, più di ieri, fai il galoppino dei professori, sgravandoli dalla fatica di interrogare, correggere compiti, seguire i laureandi ecc. ecc.”.
Anche Carola ha paura di finire sotto i ponti, e come lei tante altre ragazze che hanno compiuto scelte importanti di autonomia ma temono continuamente di aver fatto il passo più lungo della gamba e di doversene prima o poi pentire. Anche lei è andata a vivere da sola perché voleva dare una svolta alla sua vita. Ha rotto con il suo ragazzo “noioso” e “bacchettone” con cui usciva da ben otto anni. “Sono stati anni grigi, privi di emozioni – racconta – Io ero imbranata, timida, sembravo un’anima in pena. Poi ho detto basta. Mi sono chiesta che senso aveva la mia vita, che cosa stavo facendo per me stessa e per gli altri, se era giusto continuare a fare cose di cui non mi fregava niente per compiacere i miei genitori ed essere “conforme” a stili di vita e regole che mi sono stati inculcati”.
“Per una donna – continua Carola – è più difficile fare certe scelte. Hai paura, ti senti insicura, più esposta ai giudizi degli altri, più in pericolo. Devi armarti di grande coraggio, forza e determinazione, al punto da apparire aggressiva e dura all’esterno, mentre dentro il tuo cuore batte forte forte e ti senti un cucciolo spaventato. Ecco, questo gli altri non lo sanno”.

Sviluppo e libertà
Come Cristina, Carola ha deciso di lavorare in proprio e, con l’attuale crisi, se la vede male anche lei. “A volte – dice – penso che i miei problemi finirebbero se sposassi un uomo ricco o con un buon lavoro regolarmente pagato. O se diventassi l’amante di chi ha il potere di piazzarmi da qualche parte a vita. Ma poi dico che così vanificherei tutto quello che ho fatto per sentirmi libera, tradirei me stessa. Mia mamma, mio papà, le mie sorelle, molti miei amici continuano a dirmi che non mi devo preoccupare, che non diventerò una barbona, perché intorno a me ci sono persone che impediranno che ciò avvenga. Sì, d’accordo, non finirò sotto i ponti, ma è impossibile far loro capire come mi sento quando tutti i miei sforzi sembra che non siano serviti a niente”. Vulnerabili, ecco come ci si sente. E quando si è vulnerabili, si perde la capacità di decidere. L’indiano Amartya K. Sen - insignito nel 1998 del Premio Nobel per l'economia, filosofo, ispiratore di importanti proposte di finanza alternativa tra cui la stessa Banca dei poveri di Yunus - ha sempre sottolineato nei suoi studi come lo sviluppo sia la libertà di decidere la propria vita. "Occorre favorire la nascita di condizioni in cui la gente abbia una vera possibilità di giudicare quale tipo di vita vorrebbe vivere – scrive Amartya Sen – Fattori economici e sociali come l'istruzione di base, l'assistenza sanitaria primaria e la sicurezza dell'impiego non sono importanti solo per sé, ma anche per il ruolo che possono avere nel dare a uomini e donne l'opportunità di affrontare il mondo con coraggio e libertà".

Patrizia Spagnolo

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