In questo numero
PERSI IN UN BICCHIERE di Patrizia Spagnolo

Ragazzi assolutamente normali
riducono a brandelli la loro umanità.
In uno di un consumismo esasperato
e di una spersonalizzazione della vita
dove ciò che conta per molti è sempre
più l’essere fuori di testa.
Almeno per reggere all’impossibile presente.


“Che schifo!”, esclama disgustata Claudia tra sé e sé mentre è costretta a passare in mezzo a un gruppetto di uomini adulti stranieri che bevono a canna birra e vino dozzinali, urlano, imbrattano la strada, puzzano di alcol, spaccano le bottiglie vuote. Già, che schifo. Se però a bere è un ragazzo ben vestito davanti a un locale trendy, con la macchina nuova fiammante parcheggiata in doppia file, non ci scandalizziamo, anzi, è una cosa normale.
Proprio così: bere alcolici a canna e fuori pasto è diventata ormai una situazione di quotidiana convivialità. Prima almeno ci si incontrava nei locali, ci si sedeva a un tavolo e si ordinava una birra (nel bicchiere), da sorseggiare mentre si chiacchierava amabilmente con gli amici. Adesso si sta in piedi, si tracanna direttamente dalla bottiglia, ci si stordisce ingurgitando sostanze alcoliche una dietro l’altra stazionando davanti a locali affollati nell’ora dell’aperitivo.

Ancora normali?
Chi l’ha detto che le chiazze di vomito e i rivoli di urina che al mattino ci capita spesso di vedere sono ricordini lasciati da barboni, tossici e stranieri che affogano la loro disperazione nell’alcol? Andatelo a chiedere agli spazzini o agli abitanti della zona o agli stessi gestori dei tanti locali protagonisti della movida che cosa sono costretti a vedere e a pulire. Per non parlare degli schiamazzi, delle urla, della musica ad alto volume, delle liti che spesso degenerano in risse, delle scenate di fidanzati/e, mogli/mariti, amici/che con la mente offuscata dall’alcol.
Gianna abita in un quartiere protagonista ogni sera della movida, e spesso, nel bel mezzo della notte, le capita di essere svegliata malamente da giovani che fanno ritorno a casa: un po’ alticci o completamente sbronzi, ridono, parlano ad alta voce, litigano furiosamente, piangono. “Fino a qualche anno fa - racconta Gianna - a fare queste cose erano i malati psichici conosciuti in zona o i tossici. Adesso, invece, a ridursi in questo stato sono anche ragazzi assolutamente normali”. Quelli che il giorno dopo, con le occhiaie e il mal di testa, vanno a scuola, all’università o in ufficio e nella pausa caffè (tante pause caffè, perché altrimenti non ce la fanno a restare svegli) raccontano le loro gesta eroiche della sera prima, tralasciando particolari poco edificanti come l’aver vomitato o aver urinato sotto il portone di qualcuno.

Binge e sei fuori
È vero, ragazzi, è tutto vero. Si diffonde tra i giovani il binge drinking, termine inglese che indica il comportamento di "bere fino ad ubriacarsi". Per capirlo basta osservare. Non abbiamo bisogno di sentircelo dire dalle istituzioni, che periodicamente ci scaricano addosso dati e numeri a palate, attraverso quegli stessi media che ogni 5 minuti infilano pubblicità di bevande alcoliche e trasmettono fiction dove protagonisti “buoni” - e quindi da prendere come esempio - contribuiscono con certe abitudini a normalizzare la cultura del bere.
Comunque qualche dato vale la pena riprenderlo e sottolinearlo. Lo sapete che in Italia l’età del primo contatto con l’alcol risulta la più bassa d’Europa, con una media di 12,2 anni contro i 14,6 anni della media europea? E che fra i giovanissimi tra i 14 e i 17 anni la percentuale di bevitori fuori pasto risulta praticamente raddoppiata tra il 1994 e il 2006, passando dal 13,4% al 24,2% tra i maschi e dall’8 al 16,8% tra le femmine, con dati in aumento? E che crescono tra i giovani gli utenti dei servizi pubblici per l’alcoldipendenza?
E ancora: in Italia la mortalità per incidente stradale viene stimata come correlata all’uso di alcol per una quota compresa tra il 30% e il 50% del totale degli incidenti; fra i giovani tra i 21 e i 29 anni l’incidente stradale è la prima causa di morte. Ma forse questo lo sapete, visto che non ne potete più della predica sul sabato sera, sul fatto che alcuni comportamenti di consumo a rischio (alcolici fuori pasto e binge drinking) sono più frequenti tra coloro che frequentano le discoteche e luoghi in cui si balla, sia per i maschi che per le femmine.

Non so come è andata
Il rischio di incidenti stradali preoccupa molto i genitori, spesso più del fatto che i figli abbiano bisogno di stordirsi con l’alcol per divertirsi e relazionarsi con gli altri e che rischino malattie serie come cirrosi e quant’altro, oggi - guarda caso - così diffuse anche tra i giovani. E allora bisogna correre ai ripari facendo in modo che i discotecari viaggino in compagnia, decidano chi non deve bere quella sera e gli affidino le loro vite. Di qui l’importanza, per un genitore attento, di premurarsi che il figlio frequenti abitualmente almeno un amico astemio, che per giunta sappia guidare bene. Per evitare quello che è successo a Luigi, 20 anni.
“Eravamo in 5 con la mia macchina - racconta -, siamo andati in discoteca e quasi tutti abbiamo bevuto tranne Stefano, che un bicchierino se l’era fatto ma era sicuramente più sobrio di noi. Abbiamo fatto guidare lui, su una strada provinciale, mentre noi dormivamo. Siamo andati a finire in un fosso e la macchina di mia madre, appena comprata, si è ridotta a un rottame. Noi fortunatamente non ci siamo fatti niente. Non so cos’è successo. Stefano dice che a un certo punto ha perso il controllo dell’auto, non si è accorto che stava andando troppo forte...”.
Stordirsi con l’alcol, ubriacarsi, andando ben oltre una piacevole euforia, fa star male durante e dopo. Perché si dicono e si fanno cose di cui poi ci si pente. “Una volta - racconta Chiara, 18 anni - mi sono ubriacata la sera stessa in cui il mio ragazzo mi ha lasciata. Ero con lui, ho bevuto di tutto, e poi, alle 2 di notte, gli ho fatto in mezzo alla strada una scenata di cui ancora adesso mi vergogno: l’ho implorato piangendo di non lasciarmi perché l’amavo, mi sono inginocchiata, urlavo... Che figura! Mi avrà sentita tutta Torino”. L’avrà sentita anche Gianna, ancora una volta svegliata nel cuore della notte.

Patrizia Spagnolo

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