Perché mettere insieme due realtà apparentemente così diverse: uno strumento tecnologico che ogni famiglia possiede e le emozioni che abitano dentro di noi? Eppure tra loro intercorre un rapporto su cui vale la pena soffermarci, dato anche l’ampio spazio che la televisione spesso occupa nelle giornate dei giovani e meno giovani.
La TV, che punta molto a fare audience, cerca di catturare l’attenzione e l’interesse degli spettatori facendo leva sulle emozioni, Pensiamo a qualche puntata del Grande Fratello o di Amici, a come le emozioni vengono esibite, quasi urlate dai partecipanti come mezzo per emergere, per farsi notare.
Ancor più gli spot pubblicitari che nella breve durata di alcuni secondi vogliono provocare un’emozione forte che solleciti l’attrazione per un particolare prodotto. Spesso si utilizzano stimoli corporei ed erotici, bellissime ragazze che poco hanno a che vedere con l’oggetto reclamizzato ma riescono a stuzzicare un appetito spesso inconsapevolmente e vicariamente soddisfatto in seguito con l’acquisto del prodotto. Pubblicità ben costruite ed efficaci per il raggiungimento del loro scopo!
Non si vuole con questi discorsi demonizzare la televisione che, come tutti sappiamo, è uno strumento e, in quanto tale, acquista o perde valore in base all’uso che se ne fa. In effetti però, se da più parti un certa TV è stata definita “spazzatura” il termine potrà anche essere esagerato (e in realtà certe trasmissioni sono al contrario un autentico servizio informativo, culturale o di piacevole intrattenimento) ma rivela che un problema esiste (così come a Napoli!).
Dal punto di vista psicologico questo consiste nello stimolare e accelerare le emozioni a scapito dei sentimenti, più evoluti e profondi, che si sviluppano nelle relazioni personali. Quando ci sdraiamo su un divano a rilassarci guardando la televisione assistiamo alle trasmissioni, siamo spettatori spesso passivi. Possiamo partecipare emotivamente a quanto vediamo ma non instauriamo una relazione che presuppone uno scambio e un coinvolgimento reciproci.
Il rischio delle “generazioni televisive”, come afferma il famoso psichiatra Vittorino Andreoli, è di attivarsi solo attraverso emozioni e su emozioni che richiedono stimoli sempre più forti. Si compiono allora atti vandalici nelle scuole, si viaggia in autostrada all’impazzata. L’obiettivo è quello di vincere la noia, di sentirsi vivi senza curarsi che rimangano vivi anche gli altri (!) o dei danni provocati, considerati impropriamente effetti collaterali e spesso sottovalutati.
Un altro rischio riguarda la fiction quando la funzione viene confusa con la realtà, considerando quest’ultima facile da capire, senza contraddizioni, con i problemi che quasi si risolvono da soli. All’impatto inevitabile con una vita più complessa, a volte dura e pericolosa si arriva quindi impreparati, meno attrezzati ad affrontarla con la conseguente delusione e la tentazione di fuggire, di isolarsi, di trovare un “rifugio sicuro” magari rimanendo eterni “bamboccioni”.
L’antidoto a tutto questo esiste: non rimanere ipnotizzati dalla televisione riacquistando una capacità critica, entrando in contatto con le proprie emozioni e diventando protagonisti di una vita reale che con la sua complessità ci sfida ma che possiamo affrontare sostenuti da relazioni autentiche e da valori personalmente scelti.
Maria Poetto
Psicoterapeuta
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