Vedendo il film, bello, appassionante e crudele di Takeshi Kitano, il più noto dell’odierna cinematografia nipponica si capisce qualcosa di più di ciò che sta dietro alla vita tanto magra degli artisti che meriterebbero di salire sul palcoscenico del mondo, ma che ne sono impediti dai troppi e tanti trafficanti amorali che “rubano” le loro opere e poi le vendono ai migliori offerenti.
Kitano si è servito del secondo paradosso di Zenone di Elea (500 a.C.) che afferma che se Achille venisse sfidato nella corsa da una tartaruga e concedesse alla tartaruga un piede di vantaggio, egli non riuscirebbe mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio; quando poi Achille raggiungerà quella posizione nuovamente la tartaruga sarà avanzata precedendolo ancora. Così la distanza tra Achille e la lenta tartaruga pur riducendosi verso l'infinitamente piccolo non arriverà mai ad essere pari a zero.
In altre parole, un pittore (o un qualunque altro artista) se non incontra nella sua vita i promoter giusti, rimarrà per sempre uno sconosciuto (e di celeberrimi pittori che hanno fatto la fame, n’è piena la storia). DN l’ha incontrato e gli ha chiesto:
Cos’è per lei il successo?
Il processo creativo basta a se stesso. Pretendere anche il successo è chiedere troppo. Se ci si abbandona al processo creativo, il percorso diventa arte in sé e deve essere sufficiente. L’importante continuare a lavorare e recitare a qualunque costo.
Quanto conta il successo nella sua vita?
Il successo commerciale riguarda due persone più di me. La prima è il mio produttore che investe i suoi soldi nel mio lavoro. L’altra è mia moglie che investe il mio denaro acquistando le cose fatte da altri. A me non importerebbe tanto di avere successo, ma mia moglie ha sempre una lunghissima lista di cose da comprare.
Nel film si ammirano tutti i suoi quadri.
Ho dipinto moltissimo nella mia vita, ma per la maggior parte preferisco regalare i miei quadri agli amici. Non me la sono mai sentita di raggrupparli per una mostra d’arte. Mi sono domandato come avrei potuto utilizzarli al meglio e la risposta è stata che avrei potuto fare un film come questo incentrato su un pittore. Per una storia su un pittore senza successo avrei potuto, certamente, utilizzare i miei quadri di cui non ho mai avuto un’altissima opinione. Sono sempre stato il mio critico più feroce. So esattamente cosa non va nella mia pittura e mi sono divertito ad immaginare tutte le cose perfide che il gallerista dice al pittore riguardo al suo, ‘mio’, lavoro. È strano essere riuscito ad essere così obiettivo e critico. Se i miei quadri fossero veramente apprezzabili non avrei nulla da dire. È molto più facile denigrarli che lodarli.
Achille e la Tartaruga è una riflessione sull’arte.
Sì, tenta di rispondere alla domanda su che cosa sia, in fondo, l’arte e riflette su come questa coinvolge e stravolge la vita delle persone. Per me è un ‘racconto crudele dell’arte’ parafrasando il film di Nagisa Oshima Racconto crudele della giovinezza. Il paradigma apparentemente inverosimile da cui prende lo spunto questo film secondo cui Achille non potrà mai raggiungere la tartaruga mi sembrava di facile applicazione al mondo dell’arte dove la vita di un pittore è generalmente piena di paradossi. In realtà il risultato finale è stato qualcosa di completamente diverso sul conflitto tra la creatività e il successo commerciale.
Lo humour è molto importante anche in un film drammatico come questo?
Per me l’umorismo è sempre stato importante: ho sempre pensato che abbia una qualità quasi ‘diabolica’. Più ti trovi in una situazione difficile, più soltanto l’umorismo sarà la tua unica risorsa per venirne fuori. Non importa se ti trovi in un momento drammatico come un funerale o il tuo matrimonio, qualcosa di divertente potrà venirti in testa e salvarti la vita. Dietro alla serietà c’è sempre qualcosa di pronto ad esplodere in maniera esilarante. Alle spalle di qualsiasi dramma c’è già pronta una grande risata.
Oggi, qual è la sua sfida personale?
Ci sono atleti straordinari in tanti sport: chi eccelle nel calcio, nel baseball, nella corsa, nelle moto. Io sono come uno di quegli sportivi che fanno Decathlon. Non sono bravo in una sola disciplina, ma mi piace farne tante tutte insieme: recitare, dirigere, scrivere, esibirmi come comico. Se mi dedicassi ad una sola di queste cose non sarei mai il migliore. La mia sfida? So che non sono bravo a fare una cosa sola, e quello che voglio è continuare a portarne avanti tante, tutte insieme. A me una medaglia d’oro per uno sport non me la darà mai nessuno, ma con dieci discipline aumentano le possibilità di vincere la medaglia di bronzo… è un po’ triste, lo so…
Non c’è una disciplina che preferisce tra tutte?
Non sono male come attore… ma per il resto, sinceramente, non credo di essere granché.
Maria, Elisa & Enrico Marotta |