In questo numero
GLI AMICI DI FACEBOOK. PROTAGONISTI O VITTIME? di Stefano Moro

 


Ieri sera vi hanno taggati? Oggi vi sono arrivate quattro richieste di amicizia? Siete stati appena invitati a iscrivervi al gruppo “salviamo la cassata siciliana”? Allora sapete già di cosa sto parlando.
Facebook in origine era un termine usato per indicare gli annuari con le foto degli studenti dei college americani, quelli insomma che ogni anno vengono distribuiti ai nuovi studenti e al personale per far conoscere le persone del campus. Ma oggi è soprattutto www.facebook.com, il sito di social networking più famoso e più frequentato del web, dove si incontrano e si ritrovano milioni di utenti di tutto il mondo. Nato nel 2004 ad opera di Mark Zuckerberg, giovane studente dell'Università di Harvard, come strumento per tenersi in contatto all'interno del mondo universitario e studentesco, dal settembre 2006 Facebook è diventato una rete sociale estesa a tutto il mondo del web ed ha iniziato una crescita sorprendente che lo ha portato a giugno 2008 a superare, con i suoi 132 milioni di utenti, il principale rivale MySpace. Oggi registra un boom impressionante anche in Italia, dove più di un milione di internauti è entrato in pochi mesi a far parte della community.
Come funziona? E' molto semplice. In pochi minuti ti iscrivi e compili il tuo profilo. Più informazioni di te metti e più ti verranno proposti dal sistema potenziali “amici”, ossia persone che potresti già conoscere e che vorresti “aggiungere” per costruire su Facebook la tua rete di contatti personali. Così ecco che inserisci una foto, la scuola dove hai fatto le medie, il liceo che hai frequentato, la città in cui vivi, i locali che frequenti, i tuoi gusti personali. E, sorpresa, il sistema ti presenta subito interessanti opportunità di amicizia: “guarda guarda chi si vede, quel compagno che non sento da anni, quel tizio che frequenta il corso di fotografia, e, guarda, i miei amici della curva Maratona”. Allora li aggiungi subito agli “amici”, loro accettano, ed ecco che il panorama inizia ad aprirsi, il sistema ti presenta i loro amici come potenziali tuoi amici e così via, il tuo giro in pochi giorni si allarga a macchia d'olio. D'altra parte mica riuscirai a resistere al motore di ricerca, puoi cercare quell'amica tedesca che hai conosciuto in vacanza o quel vicino di casa del mare che non vedi da tre anni. Così ti sei iscritto da due settimane e hai già più di settanta “amici”, quasi tutti reali, qualcuno nuovo e insomma il gioco inizia ad appassionarti. Ora la sera arrivi a casa la sera e subito ti colleghi per scrivere al mondo quello che stai facendo, per caricare su qualche foto e soprattutto per vedere gli aggiornamenti di tutti i tuoi amici. Già, perché ad ogni azione che coinvolge un amico, che sia un appunto scritto o un video condiviso, il sistema ti fa arrivare una notifica sulla tua pagina iniziale di Facebook e sulla posta elettronica, e non puoi fare a meno di guardare tutte le novità del giorno. Allora fai login e cosa scopri? “Oh, Marco sta preparando tavola! E Giovanna si è messa con Luca! Guarda, le foto di Francesca da Barcellona! Vediamo, Andrea si è iscritto al gruppo 'fan di Roberto Saviano', interessante, lo faccio subito anch'io. Ah, non poteva mancare una richiesta di amicizia, uhm, Alex del calcetto, ottimo, lo accetto subito, così per la birra di sabato lo contatto su Facebook come tutti gli altri”.
Il gioco è fatto ed è davvero molto semplice e coinvolgente. Ma... Accidenti, possibile che ci sia sempre un ma? Così pare, anche stavolta non mancano retroscena inquietanti e sostanziosi interessi economici. In un'epoca in cui siamo ossessionati dalla privacy, il meccanismo alla base di Facebook ci induce a rendere pubblica una mole notevole di dati sul nostro conto. Senza quasi accorgercene dichiariamo in poche settimane di utilizzo i nostri giri di amicizie, i locali che frequentiamo, i nostri gusti personali, e poi ci iscriviamo a gruppi di interesse, sottoscriviamo appelli politici, commentiamo foto, eventi e così via. Non è mai stato così facile raccogliere dati personali! E non è un caso che nel 2008 Zuckerberg sia stato dichiarato da Forbes il più giovane miliardario del mondo, con tutta la pubblicità mirata che ospita su Facebook e tutte le informazioni demografiche e di comportamento che vende alle aziende di marketing. Ma se è vero che qualcuno si arricchisce con i nostri dati anonimi, è altresì vero che non possiamo sapere come vengano usati i nostri dati, per niente anonimi, dagli altri utenti di Facebook. Mi spiego meglio, siete sicuri di voler far sapere al vostro datore di lavoro o ad una società di recruitment che vi siete ubriacati la sera prima di un'importante riunione? Siete sicuri di voler far sapere a tutti i vostri amici che avete fatto una festa di compleanno, quando invece qualcuno non è stato invitato? Siete sicuri che nessuno userà in modo malevolo le informazioni sulle vostre abitudini serali e le vostre opinioni politiche?
Provare per credere. Ma con un'accortezza, non dimentichiamoci che dietro il fenomeno Facebook non c'è solo uno studente universitario prodigio, ma ci sono anche personaggi inquietanti come Peter Thiel, il neoconservatore americano co-fondatore di PayPal. Egli, oltre ad essere un personaggio controverso al punto che il suo clan è definito “The PayPal Mafia" da Fortune, è descritto dal giornale inglese The Guardian come un seguace della teoria del "desiderio mimetico" del filosofo di Stanford René Girard, secondo cui le persone sono in sostanza come le pecore e seguono la massa senza riflettere. Sarà un caso, ma questo concetto non sembra slegato dal meccanismo di Facebook e neppure dai grandi guadagni commerciali che si nascondono dietro le belle parole sull'amicizia e sulla socialità.

Stefano Moro

www.timeandmind.com