C’è stato Jesus Christ Superstar, adesso è la volta, più modestamente, di The Priests superstar. Stiamo parlando di Padre Eugene O’Hagan, di suo fratello Padre Martin O’Hagan e Padre David Delargy, tre sacerdoti dell’Irlanda del Nord che i fedeli della loro diocesi si stanno abituando a vedere come delle stelle dello spettacolo. A richiamare tanta attenzione, il loro primo album intitolato semplicemente The Priests, una bella raccolta di canzoni d’ispirazione religiosa che spaziano da arie classiche a brani tradizionali come Ave Maria, Pie Jesus, O Holy Night, Panis Angelicus.
Un disco ben confezionato ed eseguito, prodotto da Mike Edges, già dietro ai dischi degli U2 e Manic Street Preachers, che ospita il Coro dell’Accademia Filarmonica di Roma. Un lavoro registrato, oltre che in Irlanda, anche nella Cappella del Coro della Basilica vaticana di San Pietro, con gli arrangiamenti corali curati da Mons. Pablo Colino, emerito Direttore del coro della Cappella Giulia di San Pietro.
Insomma, un “signor” progetto, maturato sfruttando la passione per il canto che accompagna da sempre i tre preti, fin da quando frequentavano il seminario. E così, dopo l’uscita dell’album, The Priests sono finiti al centro dell’attenzione proprio come delle vere star del rock. Il Time ha dedicato loro un ampio articolo, la rete statunitense PBS ha trasmesso il concerto tenuto nella Cattedrale di St. Patrick ad Armagh e l’emittente tv inglese ITV ha realizzato un documentario che ripercorre le tappe di questa inconsueta avventura.
D’altronde, la stessa casa discografica, la Sony/Bmg, crede (è il caso di dirlo) in Padre Eugene, Padre Martin e Padre David, tanto da aver investito un milione di sterline. Il disco è così uscito in oltre 30 Paesi del mondo, raccogliendo lusinghieri consensi. I tre sacerdoti, ovviamente, ne sono soddisfatti: «La musica – dicono – ha sempre fatto parte della nostra vita e del nostro lavoro missionario. Ci fa piacere che ora venga ascoltata da un pubblico più ampio: è un altro modo per far arrivare la Parola di Dio, l’unica cosa che conta per davvero».
Quando avete incominciato a cantare?
È una passione coltivata da quando eravamo ragazzini e sviluppata durante il percorso di studi ecclesiali. Nonostante gli impegni ufficiali, siamo sempre riusciti a ritagliarci uno spazio per il canto: è anch’esso un dono di Dio ed è bello divulgare la sua Parola con la musica.Nel disco, trovano posto brani di varia estrazione, benché tutti di matrice cristiana. Come mai?
Sono scaturite da una lista fatta da ognuno di noi tre, che comprendeva circa 60 canzoni tra le nostre favorite. C’erano brani anche secolari, arie d’opera o canzoni popolari, ma alla fine abbiamo deciso di dare all’album un “vestito” solo religioso. Nonostante ciò, non manca la varietà: ci sono due pezzi irlandesi, di cui uno è una benedizione; altri due sono spagnoli, uno dedicato al Natale, mentre l’altro, tradizionale, viene eseguito sempre durante i matrimoni. Il direttore del coro Pablo Colino ci ha detto che in Spagna c’è l’usanza di credere che, se durante la cerimonia nuziale non viene suonato quel canto, il matrimonio non è ritenuto valido.
Qualcuno potrebbe paragonarvi ai Tre Tenori, visto che anche alcuni pezzi del vostro album facevano parte del loro repertorio.
Non crediamo, anche perché noi siamo due tenori e un baritono, quindi diversi dal punto di vista tecnico rispetto a Domingo, Carreras e Pavarotti. È vero, però, che ci sono alcune canzoni che i tre hanno eseguito, come Panis Angelicus e l’Ave Maria, arie famose che abbiamo voluto riproporre perché le riteniamo fiori di fede. Sono conosciute da tutti e le eseguiamo da tantissimo tempo.
In quale modo siete riusciti a ottenere il permesso di registrare parte dell’album in Vaticano?
È stata una coincidenza. Non so attraverso quali conoscenze, ma il nostro produttore ha contattato il Coro dell’Accademia Filarmonica di Roma ed è riuscito poi ad arrivare a registrare nella Cappella del Coro della Basilica di San Pietro. Per noi è stato un piccolo miracolo poter cantare con loro e in questo edificio, un onore e una grande emozione.
Ci sono possibilità di vedervi in un tour?
Sarà molto difficile organizzare una tournée vera e propria come accade per gli altri artisti, anche se il nostro cd è stato pubblicato in 32 Paesi. Siamo prima di tutto dei sacerdoti, con impegni precisi nella nostra diocesi. Dobbiamo seguire le nostre parrocchie, la nostra gente. E comunque, anche per pochi concerti, dovremo chiedere il permesso al nostro Vescovo e ai nostri colleghi, che ci sostituiscano in caso di assenza. Vedremo.
In caso di concerti, visto il repertorio, dovreste andare per forza nelle chiese?
Non necessariamente. Non tutte le chiese sono adatte per un concerto: devono essere abbastanza grandi e avere determinati requisiti per l’acustica. Ci sono i teatri, dove è comunque possibile ricreare un’atmosfera raccolta. D’altra parte, proprio qui in Italia, quando si assiste a un’opera lirica si entra in un altro mondo.
È stato difficile avere il permesso dai vostri superiori nell’imbarcarvi in questa avventura?
Il nostro Vescovo emerito ci conosce da quando eravamo studenti al Seminario e quindi anche la nostra passione per il canto. Certo, forse non si aspettava che incidessimo un album, ma non è stata una grossa sorpresa per lui quando gli abbiamo chiesto il suo assenso per questo progetto. D’altra parte, in Irlanda del Nord e a Dublino specialmente, siamo ben conosciuti come cantori. L’importante, per il Vescovo, era che ricordassimo sempre che siamo dei sacerdoti: al primo posto c’è la nostra missione, poi il canto. E la stessa cosa abbiamo detto alla casa discografica.
Ci sono artisti di musica leggera che vi piacciono?
Certamente. Molti musicisti famosi compongono canzoni non religiose che hanno comunque il potere di alzare lo spirito.
Quale pubblico segue i vostri concerti?
In Irlanda abbiamo un pubblico abbastanza variegato, fatto anche di non credenti, di solito adulto, di fedeli e amici che ci seguono da tempo, ma con una buona percentuale di giovani. Forse c’è un po’ di curiosità nel vedere tre preti in concerto, ma chi ci ascolta per la prima volta, di solito, apprezza il nostro repertorio. Così speriamo che, attratti dalle melodie, scoprano anche il significato importante dei testi.Il Papa conosce il vostro cd?
Non lo sappiamo, il Santo Padre ha tantissimi impegni, ma a Natale gli abbiamo inviato una copia del disco.
I soldi delle vendite dove andranno a finire?
In beneficenza. Una buona parte della somma verrà devoluta a un fondo della nostra diocesi che si occupa delle case per anziani e per malati, il rimanente per altre opere di carità. D’altronde, è la nostra missione.
Claudio Facchetti |