Conviene ancora soffermarci su come avviene il processo di accoglienza del mondo emotivo. Potremmo dire, in modo semplice ma efficace: come imparare ad ascoltare il nostro cuore e quello degli altri. C’è il rischio, e l’abbiamo visto in precedenza con l’alessitimia, di diventare sordi ai messaggi emotivi. Sotto questo profilo risulta emblematico il simpatico film: “La rivolta delle ex” di Mark Waters. In questa commedia il protagonista, fotografo di moda e donnaiolo senza scrupoli, viene portato a ripercorrere la sua storia e a entrare in contatto con sentimenti ed emozioni che accantonava vivendo rapporti “usa e getta” con l’universo femminile. Dopo aver sofferto sentimentalmente da ragazzino, aveva chiuso il proprio cuore a qualsiasi coinvolgimento affettivo, noncurante del dolore provocato ad ogni donna che conquistava e puntualmente dopo abbandonava (fino a “scaricarne” tre in contemporanea, via chat). Solo attraverso il recupero di una capacità di ascolto dei sentimenti propri e di quelli altrui riuscirà a dare una svolta alla sua vita, lasciando un passato solo apparentemente di successo, ma in realtà triste e vuoto di relazioni, per riscoprire la gioia e la ricchezza di affetti autentici e di un rapporto duraturo.
In effetti eventi dolorosi della vita possono spingerci a chiudere il cuore, a non ascoltarlo, nella speranza illusoria di evitare così la sofferenza, mentre in realtà ci priviamo di una parte di noi stessi. Il risultato è sempre un impoverimento personale: si riduce la capacità di conoscenza di sé.
Che cosa intendiamo dunque per ascolto emotivo?
E’ la facoltà che ci permette di sintonizzarci con le frequenze che provengono dal nostro cuore. Si tratta di chiederci: “Che cosa sento? Cosa provo in questo momento?”.
Sovente la nostra attenzione è volta prevalentemente ai messaggi che provengono dalla nostra razionalità: siamo più facilmente in contatto, a livello cosciente, con i nostri pensieri. Occorre riuscire a captare anche le onde sonore del nostro cuore.
Per comprendere meglio il messaggio è dunque necessario compiere un passo successivo: interrogarci su quale sia lo stimolo che ha attivato l’emozione: “Di che cosa ho paura?”; “Che cosa mi rende triste?”. In questo modo l’emozione esercita la sua funzione di fornirci informazioni sul rapporto tra mondo esterno (una persona - nostro padre, una compagna - o una situazione - un esame, una gara sportiva, una cena con gli amici-) ed interno (cosa suscita in me).
Un’ altra domanda utile per procedere nella conoscenza del mondo emotivo e che viene pertanto presentata spesso in un percorso di psicoterapia è questa: “Posso collegare questo mio sentire a qualche situazione già vissuta in passato? Mi rimanda a qualcos’altro?”
In effetti, quando un’emozione risulta sproporzionata rispetto all’evento presente, possiamo comprenderla meglio volgendo lo sguardo alla storia personale: qui si troveranno stati emotivi analoghi, a partire dal periodo infantile che è maggiormente caratterizzato da emozioni intense le quali, sedimentandosi nel corso degli anni, sfociano nel vissuto attuale, cassa di risonanza anche del passato.
Tendere l’orecchio ai messaggi del cuore arricchisce quindi notevolmente la nostra conoscenza personale, sia su l rapporto che abbiamo con quanto ci circonda, sia sul legame tra quanto viviamo e la nostra storia.
Maria Poetto
Psicoterapeuta
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