“«Quando ho preso l’aereo
per Parigi, mi sono commossa. Ho pianto
un po’, ma come ho sempre fatto tutte
le volte che ho lasciato la mia città
per andare a studiare fuori», racconta
Jíalí. «Quando son partito
io, invece, è stata la mamma a mettersi
a piangere. Era triste, ma piangeva anche
di gioia perché andavo a studiare
in Europa», risponde Léonce.
Jíalí è nata a Guangzhou,
una città della Cina del sud, già
da qualche tempo, però, aveva lasciato
la sua casa per trasferirsi a Shanghai e
studiare “Archeologia e museologia
dell’antica Cina”. Léonce,
invece, arriva dal Burkina Faso, dove studiava
Storia e archeologia e si affaccendava in
piccoli lavoretti qua e là. Sono
due dei partecipanti al progetto Erasmus
Mundus.
Arrivano da due parti opposte del mondo
e si sono incontrati a Parigi, dove hanno
trovato tutti gli altri compagni di studio
provenienti da Europa, Africa e Asia.
Messico, Cina, Burkina Faso, Senegal, Camerun,
Francia e Italia, sono questi i Paesi rappresentati
dal gruppo di studio in “Tecniche,
patrimonio, territorio dell’industria:
storia, valorizzazione, didattica”.
Cinque mesi di lezioni tutti insieme nella
capitale francese, prima di partire un’altra
volta in direzione Portogallo e poi di nuovo
in rotta verso l’Italia, e più
precisamente, verso Padova, dove il gruppo
di studio si recherà dopo l’estate.
Hanno provato un po’ per caso, per
lo più grazie ad un suggerimento
o ad- un consiglio di un loro professore,
non ci credevano più di tanto: «Si
sa come vanno queste cose, vi partecipa
sempre un sacco di gente ed è molto
difficile vincere il concorso - racconta
Léonce -- così ho inviato
la domanda senza preservare alcuna aspettativa.
Ho avuto molta fortuna. Questa è
una grande occasione per me, posso conoscere
l’Europa e fare spazio alle mie curiosità
in ambito scientifico e su un piano culturale
più ampio». Una busta inviata
senza troppe attese cui segue una risposta
davvero inaspettata.
Jíalí, invece, sapeva bene
che cosa voleva: «Io adoro i miei
studi e vorrei continuare a lavorare in
questo settore. Così ho pensato che
potesse essere una buona opportunità,
un tour in Europa per approfondire la mia
ricerca». Ventiquattro anni e tanta
determinazione, per questa ragazza dagli
occhi a mandorla che non si dimostra per
nulla spaventata dal trovarsi a 9 mila km
lontana da casa, «E quando terminerà
questo progetto vorrei continuare a studiare
un altro po’ all’estero prima
di tornare in Cina. Negli Stati Uniti, per
esempio. Sì, vorrei studiare negli
USA».
Un progetto giovane
Accanto al programma ordinario e sufficientemente
rodato, grazie al quale un numero sempre
crescente di universitari (…per il
2010 se ne prevedono addirittura 3 milioni!)
compie un’esperienza di studio all’estero,
inizia a farsi spazio anche il più
giovane Erasmus Mundus.
Le porte delle migliori Università
europee si aprono a studenti provenienti
da ogni angolo del pianeta e che, libri
in spalla, iniziano un lungo viaggio che
li porterà in giro per Paesi prima
d’allora sconosciuti. Circa due anni
lontani da casa saranno ben ricompensati
da uno studio specialistico e di buon livello
a spasso per il Vecchio continente e in
compagnia di colleghi di tutte le razze
e i colori. Sei mesi di studio in un Ateneo,
prima di passare a quello di un’altra
nazione e poi di un’altra ancora e
scoprire stili d’insegnamento e di
ricerca dalle sfumature e dalle caratteristiche
differenti.
L’Unione europea stanzia dal 2004
delle borse di studio destinate a universitari
già in possesso di un titolo d’istruzione
che permetta l’accesso a studi universitari
di secondo ciclo (lauree specialistiche
e master universitari di primo o di secondo
livello, per quanto riguarda il sistema
italiano). Studenti europei ed extraeuropei
possono partecipare al concorso ed ambire
ad ottenere un posto in questo programma
di dialogo culturale tra l’Europa
e il Mondo. Dai 3.100 ai 21.000 euro all’anno,
permettono a dei giovani, freschi di studio,
di incontrare i propri colleghi che vivono
dall’altra parte dell’emisfero
e condividere con loro un tempo di comune
approfondimento della specializzazione,
lungo da uno a due anni, per un totale di
60 o 120 CFU.
Arte nei media, aeronautica, informatica,
preistoria, management, bioetica, conservazione
del patrimonio culturale e molti altri ancora
sono gli ambiti dei corsi proposti dall’Erasmus
Mundus.
Ce n’è per tutti i gusti e
non c’è tempo per annoiarsi.
L’itinerario di studi è lungo,
ma scorre via velocemente, e ad ogni tappa
si cambia paese. Ogni semestre si incontra
una nuova lingua, un’altra Università,
diverse culture e nuovi corsi. Una sosta
di pochi mesi, prima di continuare questo
vero e proprio viaggio nella cultura.
Multiculturalità
Certo, l’entusiasmo è grande,
ma la nostalgia per genitori, amici e le
proprie abitudini non tarda a farsi sentire.
L’Europa è un altro mondo:
troppo vecchio, per chi arriva dalla Cina,
dove il progresso galoppa rapidissimo, o
troppo freddo, per chi soffre per l’assenza
del calore africano, del suo sole e dei
suoi rapporti umani, diretti e affettuosi.
Se lo spossamento da Jet Lag svanisce
in un paio di giorni, lo shock culturale,
invece, tarda a lasciarsi assimilare. «Quando
ho visto le metrò mi sono sembrate
vecchissime. Qui i negozi chiudono troppo
presto, da noi sono aperti anche tutta la
notte. Non nego che spesso nei primi tempi
mi sono trovata in difficoltà, poi
ho imparato ad organizzarmi diversamente»,
racconta sorridendo la piccola cinese. «Quando
entro nella metrò mi intristisco,
è peggio di un cimitero, sembrano
tutti di cattivo umore», spiega Léonce,
camminando scalzo per casa, ma con giubbotto
e cappello di lana in testa per ripararsi
dal freddo.
Un ambiente completamente nuovo e nuovi
metodi di studio. Lezioni, seminari, progetti
da sviluppare, lavori di gruppo, ricerche
in archivio, stages, esposizioni sui risultati
del loro studio, tutto questo compone il
dinamico piano di lavoro. A complicare il
tutto, poi, una lingua ai più sconosciuta.
Dopo il primo periodo di completo disorientamento,
però, anche questo scoglio pare essere
facilmente superato. La necessità
di dover comunicare nella vita quotidiana,
con persone di altri paesi, unita alla frequenza
dei corsi in Università e alla lettura
dei testi di studio, stimola un apprendimento
rapido della nuova lingua, anche se spesso
resta per lo più ridotto alla comunicazione
essenziale.
Testi e metodologie di studio da scoprire
e confrontare tra loro. Ciascuno li giudica
in modo differente: troppo brevi o eccessivamente
duri. In ogni caso, sconosciuti. E non solo
il sistema delle lezioni, anche la new technology,
per alcuni, appare una vera e propria sfida:
«Da noi non si utilizza molto internet
– spiega Léonce – pensa
che fino all’anno scorso non sapevo
nemmeno aprire la posta elettronica».
Il viaggio
della conoscenza
Tra i Paesi europei che hanno aderito all’Erasmus
Mundus si può annoverare l’Italia,
con la sua partecipazione da protagonista.
Si contano, infatti, una quindicina di Atenei
che svolgono il ruolo di coordinatori o
collaboratori del progetto. Dall’Università
di Bari al Politecnico di Torino, da Bolzano
fino a Catania, passando per Venezia, Padova,
Milano, Bologna e Pisa, solo per citarne
alcuni. Ciascun’Università
partecipa ad uno dei programmi approvati
dal piano europeo, divenendo per circa un
semestre l’anno il centro di studi
di una classe di studenti di provenienza
internazionale.
Con le porte dell’Europa si aprono
le porte di una nuovo sapere, che potrà
poi essere di nuovo investita da tutti questi
giovani. C’è chi continuerà
il suo viaggio alla ricerca della conoscenza,
anche al di là delle colonne d’Ercole,
e chi tornerà a casa arricchito da
quest’esperienza. Ad ogni modo, l’Erasmus
Mundus costruisce le basi per innalzare
nuovi ponti e collegamenti di studio e ricerca
in tutto il mondo. Il tesoro di cultura
conservato nelle biblioteche dell’Europa
si scuote di dosso la polvere del passato,
accumulata negli inabitati archivi, per
trovare un nuovo futuro, un sapere vivo
che nasce dall’incontro delle diversità,
realmente in dialogo tra loro.
Claudia Pedone |