In questo numero
ROBERT NOZICK di Giovanni Balocco

Il pensatore dell’individualismo assoluto
che vede lo Stato ridotto a guardiano
della libertà dei singoli,
senza preoccuparsi del bene comune.


Significativa e molto attuale appare la personalità del filosofo statunitense Robet Nozick, nato a Brooklyn nel 1938, in una famiglia di emigrati Ebrei-Russi, ed insegnante nella prestigiosa università di Harvard. La sua attenzione ed interesse principale sono stati il problema politico, soprattutto incentrato sul tema della libertà e della difesa dell'individuo, anche come effetto della sua provenienza, almeno familiare, da una Stato totalitario, come quello Sovietico-staliniano.
La sua opera principale è uscita nel 1974, con il titolo Anarchia, Stato e utopia, dove si nota subito un profondo influsso della tradizione e dell’esperienza tipicamente anglosassone e statunitense dell’antistatalismo e dell’individualismo.
Caposaldo dell’analisi di Nozick, è la teoria dello Stato minimo, che garantisca i diritti fondamentali degli individui. Un’idea già avanzata dal pensatore inglese del Seicento John Locke con la tesi dello stato di natura, o condizione originaria ipotetica dell’uomo primitivo e tribale. Per i dissidi che fatalmente nascono tra gli uomini agli albori della civiltà, sorgono le “associazioni protettive”, in cui gli individui si associano per difendersi insieme. Le contese tra le varie associazioni fanno sorgere una ”associazione dominante”, che farà rispettare in un territorio abbastanza vasto le regole all’interno per tutti i suoi membri. Si giunge così allo “Stato dominante”, che fornisce servizi di applicazione dei diritti e di protezione soltanto a chi compra le “sue polizze di protezione”. Ed infine si giunge allo “Stato minimo” o “Stato guardiano notturno”, che estende la protezione anche a chi non ha pagato le polizze, cioè, secondo le stesse parole di Nozick, “si danno, a tutti, o ad alcuni (per esempio agli indigenti) dei buoni, pagati con le tasse, che si possono soltanto usare per l’acquisto di una polizza di protezione dallo Stato ultraminimo. Così lo Stato garantisce a tutti “il minimo” di condizioni di rispetto della legge (e di punizione per chi la trasgredisce).
A questo punto sorge la domanda: lo “Stato minimo”, come obbiettivo di fondo della concezione filosofica di Nozick è solo un ideale o può diventare veramente uno Stato reale? La convinzione di Nozick è che questo Stato minimo si possa realmente realizzare. Secondo il filosofo americano esistono tre tipi fondamentali di Stati:
1) il “mondo possibile” (cioè lo Stato che ciascuno di noi sogna ed immagina);
2) lo “Stato-associazione”, vale a dire quello i cui cittadini possono abbandonare per andarsene in un altro, ritenuto migliore e più vivibile;
3) “lo Stato “berlino est” (la minuscola è volutamente posta da Nozick, in ricordo del tragico problema di Berlino e del suo tristemente celebre “muro”, dal 15 Agosto 1961 al 9 Novembre 1989: e questo è lo Stato i cui cittadini non possono liberamente abbandonare.
Solo lo “Stato-associazione” è dotato di una base fondamentale di libertà per una utopia pluralista non imperialista: realizzare concretamente e fare funzionare bene questo “Stato minimo” è il problema di fondo della visione politica di Nozick, che trova impressionanti contrassegni e collegamenti con gli attuali USA, dell’era di Bush, con evidenti contraccolpi ed attualità anche nell’Italia attuale, e nella stessa variopinta Unione Europea.
Come si vede, la posizione di Nozick è il contrario di quella di Rawls (DN marzo 2008).
Nozick sostiene l'assoluta priorità degli individui sulla società. Egli è convinto che oltre gli individui non ci sia nulla. Ci sono soltanto gli individui, con le loro vite personali e i loro diritti. Con l'espressione "diritti" Nozick intende i diversi confini che limitano le legittime sfere di azione dei singoli: queste sfere sono "inviolabili", ovvero non possono essere varcate senza il consenso dell'individuo.
Nozick pensa che l'individuo abbia il diritto di perseguire liberamente (cioè, libero da costrizioni esterne) i propri piani di vita attraverso il diritto alla proprietà, che, se posseduto a giusto titolo, non può subire nessuna limitazione. La proprietà è giusta quando si ha una:
1) giustizia nell'acquisizione: valida acquisizione originaria da parte di qualcuno di cose non possedute da nessuno o tramite donazione;
2) giustizia nei trasferimenti: valido passaggio della proprietà da individuo a individuo fondato cioè, su uno scambio volontario e non imposto violentemente o fraudolentemente;
3) giustizia storica: cioè dipende dalla correttezza dei vari trasferimenti che la proprietà ha subito a partire dalla validità dell'acquisizione originaria.
Ma se i diritti degli individui sono talmente forti ed estesi, quale spazio resta allo Stato? Lo Stato deve interferire il meno possibile nella vita dei singoli.
Lo Stato non può usare il suo apparato coercitivo allo scopo di far sì che alcuni cittadini ne aiutino altri, o per proibire alla gente attività per il suo proprio bene e per la sua propria protezione. Uno Stato che pensasse di provvedere a redistribuire il reddito e a riequilibrare le condizioni sociali, perseguendo politiche di "riparazione" nei confronti delle persone meno avvantaggiate, è uno Stato che non considera le singole persone come fini, ma semplicemente come mezzi in vista del bene della Società, intesa come la maggior parte, degli uomini (alla maniera dell'utilitarismo) o la totalità (alla maniera di Rawls). Secondo Nozick, non si può estendere alla società il discorso che vale per gli individui perché come individuo, ciascuno di noi a volte preferisce sottoporsi a sacrifici per ottenere un benessere maggiore o per evitare un danno. Ma sostenere, analogamente, che qualche persona deve fare sacrifici da cui altri trarranno vantaggi, per amore del bene comune, non è accettabile. Comportandosi in questo modo, osserva Nozick, lo Stato non rispetta e non considera sufficientemente il fatto che ogni persona è una persona separata e che la sua è l'unica vita che possiede. Quella persona non riceve dal suo sacrificio un bene che ne superi il valore, e nessuno ha facoltà di imporglielo, e meno di tutti uno stato o un governo che pretenda la sua fedeltà e che perciò dev'essere scrupolosamente neutrale nei confronti dei propri cittadini. In definitiva, Nozick è convinto che non sia giustificato alcun sacrificio da parte di un individuo per solidarietà con gli altri. Questa rigida visione individualista viene in parte estesa anche agli animali, che non devono essere considerati oggetti né mezzi per accrescere il piacere degli uomini.
Ma se ciascuno di noi è un individuo differente, è possibile trovare un genere di vita unico che sia il migliore per ciascuno? No, anzi, facciamo meglio ad abbandonare l'utopia di una società perfetta, valida per tutti. Al contrario, prendiamo in considerazione l'utopia di un luogo in cui la gente sia libera di associarsi volontariamente per tentare di attuare la propria individuale visione della vita, senza imporla agli altri.

Giovanni Balocco

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