Convinto oppositore
del cristianesimo, improvvisamente si converte
e diventa uno dei più convinti e
formidabili annunciatori del Vangelo. Uomo
di intelligenza straordinaria, carattere
deciso e cuore dolcissimo, ancora oggi Paolo
rimane per i cristiani il discepolo che
più di ogni altro ha capito il mistero
di Cristo.
La personalità
Uomo dai grandi sentimenti e di forte passionalità,
Paolo di Tarso era innanzitutto un uomo
di relazione. La sua capacità di
dialogare con culture e religioni diverse
dall’ebraismo, richiedeva una brillante
diplomazia ed una aperta disponibilità
a vedere la realtà con l’occhio
dello straniero. Per la nostra attuale società
multietnica, multiculturale e multireligiosa,
le due doti relazionali avrebbero fatto
di lui un uomo da copertina del Time.
Nel corso dei suoi tre viaggi missionari,
Paolo diffuse il Vangelo con grande abilità
pastorale e precisa metodologia di evangelizzazione.
La sua predicazione partiva dalla sinagoga
delle grandi città, per allargarsi
poi all’annuncio nella grande piazza
cittadina e raggiungere infine la periferia
della città. In questo modo Paolo
fondava la comunità dei credenti,
metteva alla sua guida una persona fidata,
per poi partire per la città successiva
mantenendo con le precedenti intensi rapporti
epistolari di orientamento e direzione spirituale.
Per la sua instancabile attività,
meritò il titolo di “Apostolo”
per antonomasia, ma solo come riconoscimento
postumo del suo zelo apostolico. Di contro,
nella sua vita terrena conobbe l’incomprensione
ed il bracconaggio.
Paolo provò il rifiuto dei giudei,
suoi connazionali, che lo consideravano
un rinnegato, conobbe la diffidenza dei
primi cristiani che continuavano a vedere
in lui lo stesso persecutore che forse aveva
affinato con l’inganno la sua opera
inquisitoria. Fu incarcerato e condannato
dai romani a causa della sua disobbedienza
alla proibizione di predicare Gesù
Crocifisso e Risorto. Tra i vertici della
società in cui visse fu sostanzialmente
una sgradita voce fuori dal coro ma con
il suo avvento la Chiesa primitiva uscì
dal suo integralismo e si aprì all’annuncio
universale del vangelo di Cristo.
Il pensiero
Paolo sostenne il valore del sacramento
della riconciliazione, contro il tentativo,
in auge al suo tempo, di ridurre la vita
cristiana al solo sacramento del Battesimo,
per l’ottenimento della riconciliazione
e della salvezza. Rivolgendosi ai cristiani
di Corinto scrive “Vi supplichiamo
nel nome di Cristo: lasciatevi riconciliare
con Dio” (2Cor 5,20). La riconciliazione
è espressa dall’Apostolo in
due direzioni; in senso verticale come Dio
che riconcilia l’uomo (Cfr. 2Cor 5,18.22)
e in senso orizzontale come la vittoria
di ogni ostilità, nel nome di Cristo
(Cfr. Col 3,11).
Il cuore del suo pensiero resta tuttavia
la teoria della giustificazione. Nelle lettere
ai Galati e ai Romani scrive: Noi che per
nascita siamo Giudei e non pagani peccatori,
sapendo tuttavia che l’uomo non è
giustificato dalle opere della legge ma
soltanto per mezzo della fede in Gesù
Cristo, abbiamo creduto anche noi in Gesù
Cristo per essere giustificati dalla fede
in Cristo e non dalle opere della legge;
poiché dalle opere della legge non
verrà mai giustificato nessuno»
(Gal 2,15-16; Rm 3,20). Giustificare significa
riconoscere che una persona è nel
“giusto”, nonostante la trasgressione
di una norma. Mentre a livello umano questo
avviene solo a fronte di motivazioni fondate,
agli occhi di Dio questo vale in assoluto
per l’uomo peccatore, reo di trasgressione
totale.
L’uomo si giustifica, nonostante il
suo peccato, non a causa della sua conquista
umana ma per mezzo della grazia di Dio,
ottenibile dall’incontro con Cristo,
la quale “giustifica” il comportamento
errato del peccato, dovuto alla fragilità
della natura umana. L’uomo si salva,
ovvero trova il senso pieno della sua vita,
non in seguito alle opere del suo ingegno
ma grazie al dono d’amore di Dio che
liberamente intende sollevarlo dal proprio
peccato.
All’uomo è tuttavia richiesta
la risposta di fede al gratuito appello
di Dio, il quale “manifesta la sua
giustizia nel tempo presente, per essere
giusto e giustificare chi ha fede in Gesù”
(Rm 3,26). Solo chi ha fede, ovvero “chi
viene dalla fede”, traducendo alla
lettera dal greco originale, può
essere giustificato da Dio in quanto riconosce
il potere di Cristo di rimettere il suo
peccato.
Questo pensiero, oggi per noi scontato,
ai tempi di Paolo fu una vera rivoluzione
teologica. In quel tempo si riteneva infatti
che la giustificazione avvenisse in seguito
all’osservanza meticolosa della Torah,
la legge ebraica, la quale contava seicentodiciassette
precetti da osservare e rendeva l’uomo
succube di un impianto giuridico, più
che un libero adoratore di Dio. Paolo raccoglie
questa sfida spostando la spiritualità
cristiana dalla logica del risultato a quella
del cammino. Il cristiano si salva non per
i risultati che ottiene con le sue opere
ma in seguito alla perseveranza di mantenersi
sempre nel cammino di crescita, giorno per
giorno.
La teoria della giustificazione permise
così il superamento delle barriere
che impedivano ai pagani di diventare cristiani.
Per questo Paolo afferma: “Eredi quindi
si diventa per la fede, perché ciò
sia per grazia e così la promessa
sia sicura per tutta la discendenza, non
soltanto per quella che deriva dalla legge,
ma anche per quella che deriva dalla fede
di Abramo, il quale è padre di tutti
noi” (Rm 4,16).
Noi siamo
la Chiesa
Con il termine edah l’Antico Testamento
esprimeva la convocazione del popolo come
unità politico-nazionale, ad indicare
un insieme di persone unite dalla stessa
lingua, moneta, religione. Mentre il termine
qahal indicava la convocazione di carattere
militare, di fatto una chiamata alle armi.
Su questo secondo termine si appoggia il
concettosi ‘ekklesia usato dal Nuovo
Testamento. Tradotto in italiano con “chiesa”,
il termine deriva dal greco ek-kaleo, esattamente
tradotto con “chiamare fuori”
oppure “scegliere”. La Chiesa
cristiana è quindi l’assemblea
dei convocati da Dio per il combattimento
della fede, nel nome di Gesù.
La voce ‘ekklesia risuona 114 volte
nel Nuovo Testamento, di cui 62 solo nelle
lettere di Paolo, ad indicare quanto l’edificazione
della Chiesa fu un tema particolarmente
caro a Paolo. Con lui Essa divenne realtà,
secondo le intenzioni di Gesù.
Fabio Ferrario
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