“La differenza fondamentale tra gli
studenti di ieri e quelli di oggi è
che quelli di oggi non portano i maglioni
smessi ereditati dai fratelli maggiori”,
scrive Daniel Pennac nel suo Diario di scuola.
Ex somaro poi diventato insegnante di lettere,
autore della fortunatissima saga dei Malaussène,
lo scrittore francese andò un giorno
in un istituto tecnico dei dintorni di Lione
e cercò di far riflettere i ragazzi
- sempre a lamentarsi che i prof li fanno
uscire di testa - di come la loro testa
fosse in realtà usurpata da altro.
Cominciò con questa domanda:
“Che cosa porti ai piedi?”.
“Ai piedi? Ho le mie N., prof”.
“Le tue cosa?”.
“Le mie N., ho le mie N.!”.
“E che cosa sono le tue N.?”.
“In che senso, cosa sono? Sono le
mie N”.
“Come oggetto, voglio dire, che cosa
sono come oggetto”.
“Sono le mie N”.
Insomma, ci volle un po’ di tempo
prima che qualcuno pronunciasse la parola
“scarpe”.
Ma quanto mi
costi?
Su un blog un ragazzo chiede come ci si
deve vestire per essere alla moda. Risposta:
“scarpe sicuramente le vans o le tiger,
poi cm felpe ci sn le williams, jeans armani,
ice-berg e cm accessori D&G... se 6
1 sportivo vai sull'adidas, nike, puma,
ecc.”.
Un rapido calcolo consente di affermare
– con una certa approssimazione, ma
per difetto – che tra scarpe da ginnastica,
jeans, giubbotto, felpa, zainetto, accessori
vari, cellulari e I-pod, un ragazzo alla
moda si porta addosso mille euro, più
quelli che ha in tasca.
“Ma quanto mi costi?!”, lamentano
i genitori. Tanto. Eppure gli adulti, per
quanto lo neghino, non possono farci quasi
niente: mettere mano al portafoglio diventa
un atto d’amore verso coloro che non
si vorrebbe mai e poi mai veder soffrire
di solitudine e isolamento. Tuttalpiù,
prima di sganciare i soldi, mamma e papà
pongono limiti e condizioni, chiedono un
maggior impegno scolastico, lavoretti extra,
oppure danno fiato alle trombe dei valori,
delle cose che contano ecc. ecc., ma alla
fine – chi più, chi meno –
ci cascano tutti.
Minaccia di
moda
E se i soldi non ci sono, il problema va
risolto con l’arte dell’arrangiarsi.
Se non hai griffe addosso, nemmeno le scarpe,
o fai l’alternativo (che va tanto
di moda) o puoi anche suicidarti, perché
questi sono bisogni vitali. Vitali a tal
punto che, piuttosto che non soddisfarli,
è meglio rapinare e derubare coetanei
minacciandoli con oggetti all’ultima
moda (ovviamente), come ad esempio le stelle
ninja d'acciaio con quattro o sei punte
tipiche dei guerrieri giapponesi...
In effetti, le cronache raccontano sempre
più di frequente brutte storie di
ragazzi che per la griffe farebbero qualunque
cosa. Perché se non sei firmato da
capo a piedi non vali niente e puoi anche
nasconderti la faccia. Sarà per questo
che dall’Inghilterra arriva il nuovo
accessorio di culto costituito da una giacca
da motociclista con cappuccio incorporato
che copre testa e volto, con due fessure
che lasciano visibili soltanto gli occhi?
Si chiama Location Jacket – o “burqa
for the boys” – ed è
destinato a sostituire le tanto care felpe
con cappuccio.
Ma il mio
inconscio mi dice che…
Così scrive Carola in un altro blog:
“Se non siamo vestiti alla moda siamo
considerati come ‘inferiori’.
Gli adolescenti per andare a scuola devono
essere ben vestiti senno sono esclusi da
certi gruppi. L'economista Maslow diceva
che l'essere umano ha bisogno di appartenere
a un gruppo per essere accettato, di questa
maniera è forzato a seguire la moda.
Secondo me la moda è una trappola
in cui cadiamo tutti. Se uno non è
vestito alla moda è inferiore, deve
essere escluso perché è diverso:
quelli che pensano così sono imbecilli”.
E continua: “Per quanto mi riguarda,
io ho piuttosto uno stile libero. Mi vesto
come mi piace e sono felice così.
Però, so che inconsciamente sono
molto dipendente dalla moda. Ho bisogno
di seguirla, quasi come tutti. È
strano, lo so, ma è più forte
di me. Voglio essere come gli altri”.
Alla faccia dello stile libero.
I nuovi santuari
Tutti uguali, sì, per non sentirsi
diversi, grazie ad abili strategie commerciali
che fanno percepire il consumo come prioritario
per soddisfare il bisogno dei giovani di
affermarsi e costruirsi una identità.
Non per niente, adesso sono i centri commerciali,
i nuovi santuari, i luoghi di incontro preferiti
dagli adolescenti.
Ecco la riflessione di Marco: “Noi
giovani che reclamiamo la nostra indipendenza
in fatto di gusti e di scelta del vestiario
dobbiamo poi ricadere nella trappola della
moda commerciale, che sfrutta questo desiderio
di libertà, facendolo diventare oggetto
di condizionamento. Forse soltanto rinunciando
alla moda e a tutte le sue costrizioni potremmo
liberarci da questo condizionamento, ma
a pensarci bene, anche in questo caso non
saremmo del tutto liberi, perché
allora sarebbe di moda non seguire la moda
e torneremmo ad essere condizionati come
sempre, nel nostro modo di pensare e di
comportarci”.
Nonna Marketing
E allora, di fronte a Madre Pubblicità,
perché non tapparsi occhi e orecchie?
A proposito di orecchie, possono essere
utili quei tappi alla moda che la Royal
National Institute for Deaf – associazione
britannica contro la sordità –
intende creare per i ragazzi quando vanno
in discoteca o a un concerto. Vabbé,
lasciamo stare.
Vogliamo concludere con un’altra pagina
del libro di Pennac: “... E di colpo
mi sono raffigurata la vita secondo Nonna
Marketing: un gigantesco centro commerciale,
senza pareti, senza limiti, senza frontiere
e senza altro scopo all’infuori del
consumo! E la scuola ideale secondo la Nonna:
un serbatoio di potenziali consumatori sempre
più avidi! E la missione degli insegnanti:
preparare gli studenti a spingere eternamente
il carrello nell’ipermercato della
vita... Ah! Insegnanti, quando vi metterete
in testa che l’universo non è
da capire ma da consumare? Nelle mani dei
vostri studenti, cari prof di filosofia,
non dovete mettere né i Pensieri
di Pascal né il Discorso sul
metodo di Descartes, né la Critica
della ragion pura, né Spinosa
né Sartre, bensì il Grande
Catalogo di ciò che si fa di meglio
nella vita quale è!”.
Patrizia Spagnolo |