L’icona più incisiva della
lotta per la libertà è quella
dell’anonimo ragazzo cinese che, in
camicia bianca, solo e disarmato, ha affrontato
e bloccato la colonna di carri armati che
sfilavano in piazza Tienanmem a Pechino.Le
fotografie che lo ritraggono così,
nella sua drammatica solitudine di fronte
alla violenza brutale che poteva travolgerlo,
hanno fatto il giro del mondo e sono diventate
un simbolo della lotta contro ogni tirannide.
Ancor oggi il turista che vuol visitare
la storica piazza è invitato a non
soffermarsi e a non fare domande imbarazzanti.
Dimenticare Tienanmen. E se lo dimenticano
fin troppo i politici e gli uomini d’affari
che si recano nell’immenso paese che
cresce a ritmi vertiginosi, tali da alterare
gli equilibri economici mondiali, ma che
non sa riconoscere i diritti fondamentali
dell’uomo.
La lotta per la libertà è
una delle molle della storia. Lo vediamo
a tutt’oggi in molte parti del mondo.
Ancora sotto dittature di vario colore.
Gandhi, con la nonviolenza ha guidato il
subcontinente indiano alla libertà.
Una lotta senza sangue e senza morti, ma
una lotta durissima.
Fremiti di libertà agitano oggi i
giovani universitari iraniani, come le piccole
repubbliche del Caucaso, sorte dal frantumarsi
dell’impero, la cui colpa è
nei giacimenti di petrolio, cari al Cremlino.
Lotta per la libertà il popolo curdo,
25 milioni spaccato tra Iran, Irak, Siria
e Turchia grazie ai calcoli della diplomazia
europea degli anni Venti per fronteggiare
l’impero ottomano.
E la libertà religiosa, oggi ancora
conculcata in troppi Paesi, dalla Cina al
mondo islamico. Libertà religiosa,
madre di tutte le libertà, perché
il fattore religioso si sta rivelando, nelle
sue varie espressioni, quello che ha radici
più profonde nel cuore dell’uomo.
Le libertà
del mondo occidentale
Nel mondo occidentale, europeo e americano,
che le libertà politiche se le è
già conquistate con due guerre mondiali
sanguinose, si affacciano altre richieste
di libertà. Più preoccupanti.
Libertà di aborto, di divorzio. Libertà
di ricerca scientifica in campi delicatissimi
come l’embrione e le staminali e tutta
la genetica. Libertà di droga. Libertà
di legittimare nuove forme di famiglia.
Libertà di esperienze sessuali estreme,
al limite della perversione. E in casi eccezionali,
come in Olanda, libertà di pedofilia.
Non c’è più tradizione,
valore, riferimento etico, norme, consuetudine,
tutto un insieme di norme sociali che costituiva
la struttura portante della società
di ieri, e che era condivisa da credenti
e non credenti.
“È tipico della nostra epoca
– osserva il Card. Martini –
il superamenti di tanti limiti da parte
della coscienza della gente: si tende a
vivere o almeno a pensare come se tali limiti
non ci fossero più. L’uomo
d’oggi, l’uomo occidentale (ma
il fenomeno sta dilagando anche in paesi
di cultura differente quali la Cina e il
Giappone) ha l’impressione oggettivamente
esagerata, che quasi tutto gli è
o gli sarà presto tecnicamente possibile,
che i limiti fisici ritenuti invalicabili
possono o potranno ben presto essere superati.
La conseguenza veramente nuova è
che mai come oggi nella storia, si è
accresciuto a dismisura il senso della propria
libertà e autonomia: libertà
dai condizionamenti naturali e biologici,
libertà dalle leggi e consuetudini
che sembravano oggettivamente derivare da
un modo di essere dell’uomo ‘naturale’
e perciò invalicabile. Mai come oggi
l’uomo si è sentito dotato
di tanta libertà, mai è stato
più emancipato e disancorato da punti
di riferimento che apparivano scontati ed
evidenti”. E conclude: “Abbiamo
tutti in mente esempi recenti di queste
tendenze: la facilità a giustificare
l’aborto, la spinta verso una liberalizzazione
della morte autogestita, il superamento
dei quadri tradizionali della concezione
del matrimonio come unione stabile e feconda
tra un uomo e una donna, la possibilità
di esperimenti spericolati con l’embrione,
ecc. Una tale emergenza del senso della
libertà, intesa come libertà
pienamente autonoma, in pratica, selvaggia,
appare come un fatto sconosciuto fino ad
oggi nella storia umana” (Carlo M.
Martini, Cambiamento culturale e fede
cristiana, Elledici, Leumann 2000).
Zigmunt Bauman è uno degli studiosi
oggi più quotati. Scrive a sua volta
nel suo saggio La società dell’incertezza:
“Settant’anni dopo la stesura
de Il disagio della civiltà
di Freud, la libertà individuale
regna sovrana: è il valore in base
al quale ogni altro valore deve essere valutato
e la misura con cui la saggezza di ogni
norma e decisione sovraindividuale va confrontata”.
“In questo crescere tumultuoso, selvaggio
del senso prepotente e quasi onnipotente
di libertà, –riprende Martini
– dobbiamo però confessare
che la stessa libertà non è
mai stata tanto manipolabile. Davvero, la
libertà che l’uomo crede di
aver conquistato non è mai stata
così grande e così fragile”.
C’è una intera biblioteca di
psicologi e sociologi che sta a comprovare
questa fragilità occulta o meno.
Ci crediamo tanto liberi e non ci accorgiamo
di tutti i tranelli tesi alla libertà
da infiniti lacci e lacciuoli.
Dal catastrofismo
alla ‘tolleranza zero’
Di fronte a queste sfide sono possibili
alcuni atteggiamenti. Il primo è
quello ‘catastrofico’. Un atteggiamento
di rassegnazione, a volte disfattista: stiamo
andando verso il disastro morale, non ci
sono più regole, la famiglia si sta
sfasciando, l’uomo cammina verso la
distruzione della sua dignità e del
suo futuro. “Dove andremo a finire?”.
Il secondo è l’atteggiamento
di chi pensa di essere ancora in tempo a
rovesciare le cose e a ricuperare le regole
del vivere umano: la gente sbanda perché
non le conosce e occorre dunque riaffermarle
continuamente confidando nella loro efficacia
persuasiva. L’arbitrarietà
selvaggia genera la noia della vita, porta
alla ricerca di sempre nuove sollecitazioni
che finiscono col distruggere la persona
e vanificare ogni piacere di vivere. È
anche la linea della ‘tolleranza zero’,
una tirata energica dei freni prima del
disastro.
Ma sappiamo che sia la prima che la seconda
opzione non risolvono nulla. E allora la
grande domanda, l’interrogativo che
il nostro tempo ci pone è questa:
quali sono le possibilità offerte
alla fede cristiana dalla vicenda contemporanea
della libertà? Le risposte sono tante
e diversificate a seconda della situazioni
in cui si trovano le varie Chiese nel mondo.
Altri sono i problemi delle Chiese latino–americane
insidiate dal crescere tumultuoso delle
sette, altre quello delle Chiese perseguitate,
come in Cina, altre ancora le sfide delle
Chiese che si trovano nel ribollente mondo
islamico, e diverse ancora le preoccupazioni
delle Chiese della Riforma luterana che,
nei Paesi del nord Europa vedono il loro
cristianesimo alle corde. Non c’è
dubbio che oggi le Chiese in Europa soffrano
di una loro ‘notte’. “Il
trauma culturale che la Chiesa patisce oggi
– si chiede il card. Danneels nel
Sinodo europeo dei vescovi – non potrebbe
rappresentare un salutare elettrochoc per
far ripartire il cuore cristiano dell’Europa
dopo la lunga anestesia spirituale? Nel
momento in cui scende la notte, e la notte
sta scendendo sulle Chiese d’Occidente,
è necessario, secondo la parabola
delle vergini, entrare in un tempo di veglia”.
La Chiesa
italiana tra politico e culturale
Due rilievi iniziali. Anzitutto la battaglia
che oggi si combatte in Italia è
evidentemente anche politica. La Chiesa
è accusata di essere una lobby politica.
E dato il suo radicamento nel popolo cristiano
– è una Chiesa di popolo –
non può non guardare con preoccupazione
una politica che, per dissidi interni ai
partiti, non riesce a portare avanti le
riforme che il popolo si aspetta. Riforme
che non sono certamente quelle che le forze
politiche ispirate al laicismo propongono
con insistenza come se la legalizzazione
dell’eutanasia e del suicidio assistito
potessero risolvere i problemi davvero prioritari
dell’occupazione giovanile, dell’immenso
debito pubblico, della micro e macro criminalità,
dell’arretratezza delle opere pubbliche,
di una vera politica verso la famiglia..
Ma c’è un’altra e più
dura battaglia che la Chiesa italiana deve
affrontare, quella culturale. Si vogliono
cioè imporre al nostro Paese idee,
modi di pensare e di sentire, modelli culturali
ispirati al soggettivismo individualista
e al relativismo etico, secondo cui non
esistono principi etici e norme morali oggettivamente
validi. È evidente lo sconcerto di
gran parte del mondo laico per questo nuovo
protagonismo cattolico in un campo, quello
culturale, che un certo laicismo ritiene
essere di sua esclusiva competenza. Di qui
le accuse rivolte alla Chiesa di perseguire
interessi di parte, di non rispettare la
libertà religiosa e le diverse sensibilità
presenti in una società pluralistica,
di identificare indebitamente l’Italia
tout court con l’Italia cattolica.
La Chiesa non può non intervenire,
non può non parlare con chiarezza
senza che qualcuno si senta offeso. Donde
le accuse di cui traboccano i giornali contro
l'invadenza della Chiesa, la sua interferenza
nei problemi vitali della vita civile (cfr.
La Civiltà Cattolica, 17 marzo 2007).
Un discorso più ampio a documentato
è stato fatto da Franco Garelli,
docente di Sociologia della Religione nella
Facoltà di Scienze politiche dell’Università
di Torino nel suo saggio L’Italia
cattolica nell’epoca del pluralismo,
Il Mulino 2006.
Per il sociologo torinese il cattolicesimo
continua ad essere il punto di riferimento
per ampie quote del popolo italiano e la
Chiesa torna alla ribalta della scena pubblica:
il dinamismo delle istituzioni e dei gruppi
cattolici sembra essere il fenomeno emergente
oggi. Certo, crescono i musulmani, avanzano
i cristiani ortodossi con l’arrivo
di nuovi popoli slavi nell’Europa
unita, ma questo non solo non indebolisce
la presenza della Chiesa che ne fa scaturire
nuove forze. A parte le statistiche, il
consenso più ampio che la Chiesa
italiana riscuote è la difesa dei
valori etici in un tempo di relativismo
morale, il ricupero del senso della vita,
punto dolente della nostra cultura. È
significativo il fatto che oggi non pochi
uomini di cultura, senza essere credenti,
vedano con simpatia le prese di posizione
della Chiesa nei campi della famiglia, della
bioetica, dell’eutanasia, dell’aborto.
In un tempo in cui dominano dubbi e incertezze
sui problemi essenziali della vita umana,
nota Garelli “una parte della popolazione
italiana può essere estranea a una
vita di fede, ma può maturare un
generale senso di appartenenza al cattolicesimo
per il richiamo sui valori fondanti che
esso è in grado di riattualizzare
anche nella società dell’incertezza”.
E ancora: “Rispetto al passato, la
fede religiosa non è più considerata
una debolezza psicologica, il segno di un
limite umano o dell’incapacità
di raggiungere una condizione di maturità”.
Le grandi tesi dell’illuminismo stanno
entrando nell’ombra.
Carlo Fiore |