La semina oggi si fa con le macchine, il seminatore scompare. Si calcola tutto al computer, si vedono gli effetti degli anni precedenti, si fanno delle previsioni e si mettono in moto gli attrezzi: quantità, solchi, suolo, raggio di azione, stagione adatta. Non va perso niente. Il seminatore del regno dei cieli, della Parola di Dio invece è un po’ atipico. È all’antica, cammina per il mondo e sparge a piene mani. Non gli interessa dove va a cadere il seme, ha fiducia anche nelle pietre. Lui i suoi figli li va a stanare ovunque. Li sbalza da una gru, li chiama dalla consolle di una band, gli manda un flash sulla pedana da disk jockey, li ricupera da un after hour, li acceca sulla via di Damasco, li sorprende nei progetti d’amore, nelle noie interminabili delle vacanze. Là dove la più intelligente pastorale pensa di arrivare, Lui è là che aspetta da sempre.
All’inizio del Regno e di ogni vita che ne farà parte c’è una Parola, la parola del Regno, e un seminatore, Gesù.
È Lui il centro della vita del mondo, è lui il Signore dei tempi e degli spazi, è Lui l’immagine del Dio invisibile. È Lui che si prende cura di come sviluppare la vita nel mondo, è lui che sceglie i semi, è lui che con larghezza li sparge ovunque. Sa che terreno incontrerà, conosce le capacità di produzione del campo. Ha chiamato anche Giuda, ha chiamato Pietro, ha chiamato Giovanni. Tutti avevano libertà di rispondere alla Parola.
Getta il seme a larghe mani, con grande generosità, vuol provocare ogni porzione di terreno a dare una risposta. Se dovesse controllare dove cade ogni seme, alla fine mieterebbe solo le sue ansie. Passerà poi con il chiodo ad arare e a coprire il seme con la terra perché attecchisca, ma ora abbonda nel seminare. La certezza che il guardare a Gesù ci infonde è che l’esito positivo della semina è sicuro.
Dice il Vangelo che il terreno in cui cade è spesso più duro dell’asfalto, è impermeabile non ne vuol sapere, si sente completo in sé, non ha bisogno di nessun seme e resterà nella sua aridità; il terreno, questa nostra vita, altre volte è sassosa: si ascolta bene, mi fa anche piacere qualche volta ragionare di Dio, cercare il senso della vita, ascoltare una parola buona, ma non le permetto mai di radicarsi. Incostante, superficiale. Produce fuochi di paglia. Sono come gli osanna gridati a Gerusalemme che si cambiano nel giro di pochi giorni in “crocifiggilo”.
Talvolta, mi faccio prendere dalle preoccupazioni; lavoro, soldi, amici, avventure, posizione, cose, ferie, automobili; dice il Vangelo le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la Parola, ti spengono la vita. È la potenza del rovo. Sono quattro versetti disperati con cui il seminatore mette in evidenza le difficoltà. Quattro trappole o difese o debolezze costellano la nostra vita e vanno stanate, le false speranze vanno frantumate per far spazio alla speranza unicamente nel Signore. Ma il Signore non si arrende sparge il seme in abbondanza. C’è anche per te, nelle tue carognate e fughe. Non ti molla.
Domenico Sigalini |