In questo numero
GOUM: I VIANDANTI DEL DESERTO di Giovanni Godio

 


Deserti: ci sono quelli dei viaggi più o meno esotici, più o meno prêt-à-porter, magari in Land Rover superacessoriata. E ci sono quelli custoditi dal cuore caldo della Sicilia: lande ignote alle agenzie turistiche eppure, anche loro, abbacinanti e aperte ai quattro venti, piste polverose che per i viandanti del movimento Goum sono diventate una terra di libertà, una frontiera per mettersi alla prova e un luogo dell’anima.
Uno di questi itinerari parte da Trabia, nel Palermitano, e termina su una spiaggia di Castello di Falconara, in provincia di Caltanissetta: dalla costa settentrionale a quella meridionale dell’isola, è un lungo, severo “cammino” che fa sette tappe nei territori di Caccamo, Castronovo, Mussomeli, Caltanissetta e ancora Caltanissetta, Campobello di Licata e Butera, ma si tiene alla larga da capoluoghi e paesi. Sette giorni di marcia attraverso montagne e colline più o meno aspre, distese di campi riarsi o di stoppie bruciate, guglie rocciose, radi alberi e ancor più radi fontanili.

Il sole e le maschere
Davide Giorcelli, 21 anni, di Corio Canavese (Torino) e studente in Scienza e tecnologia dei beni culturali, la scorsa estate ha partecipato al suo secondo raid Goum proprio lungo il percorso Trabia-Falconara. «Sono entrato nel Goum un po’ per avventura e un po’ per voglia di concretezza, perché non mi bastavano i brevi momenti di “deserto” delle classiche proposte giovanili - racconta a DN -. Il Goum è soprattutto per te stesso, ma poi finisci per aprirti ai compagni di strada, mentre il caldo ti fa cadere dalla faccia anche le maschere interiori. E se una nuvola copre il solleone, o quando dietro una curva trovi un fontanile, o tocchi con mano la gentilezza dei siciliani, oppure un compagno ti si accosta e ti offre un po’ di sollievo e distrazione proprio nel momento in cui ne hai più bisogno, pensi che forse il Goum è davvero il posto giusto per i giovani che chiedono dove sta Dio»
«Per quanto riguarda il Goum dell’estate scorsa - continua Davide - è stata una settimana di paesaggi indimenticabili e di crescita lungo il filo rosso di un tema di riferimento, “Perché credere”. Il luogo più bello che abbiamo attraversato? Forse quello del bivacco vicino a Polizzello, nel comune di Mussomeli, al centro di una cerchia di montagne. Però lungo il cammino ti sembra altrettanto bello ogni fontanile che getta ancora acqua!».
Il movimento Goum è nato in Francia nel 1970 attorno allo scout Michel Menu, e propone ai giovani adulti (ma non solo a loro) una forte esperienza di spiritualità, di povertà e di strada nei “deserti” delle nostre terre: dai Causses del Midi francese alla Sicilia, dalle Murge alle Crete Senesi. I percorsi per giovani arrivano a 140 chilometri in una settimana, in media 20 al giorno, in gruppi di 15-25 persone.

La libertà alla prova
«È un’esperienza utile a chi sta finendo gli studi e si trova davanti alle grandi scelte della vita. È la sosta che ti permette di fare chiarezza, di discernere prima di impegnarti nella vita responsabile. Quando si hanno 22-23 anni è il momento giusto per pensarci seriamente», spiega in un libro bellissimo, Spiritualità dei Raid Goum nel deserto, padre Stefano Roze, francese, goumier della prima ora e oggi canonico dell’abbazia di Sant’Antimo, nel Senese, dove è l’anima dei raid che attraversano la Sicilia. I Goum “siciliani” sono alimentati da un passaparola che corre soprattutto nel giro degli scout, ma non sono certo riservati ai tesserati dell’Agesci.
La logistica di ogni raid è curata da uno staff di “lanciatori”, cioè di goumier esperti che si mettono al servizio del movimento, e ad ogni Goum partecipa un sacerdote. Alla partenza si lasciano in mani fidate denaro, cellulare, orologio, sigarette ed eventuali integratori al seguito. Ora da soli ora in gruppo, con lo zaino al minimo e rivestiti di una djellaba, l’abito dei nomadi del deserto, i goumier aggirano i centri abitati ed evitano l’asfalto. I più esperti avanzano “all’azimut”, cioé il più possibile in linea retta, aiutandosi con bussola e cartina.
Ci si ritrova tutti la sera per il bivacco all’aperto, ci si risveglia all’alba. Colazione con latte, caffè e un po’ di riso, niente pranzo, cena un po’ più sostanziosa della colazione. Si cucina su fuoco di legna, senza fornelli a gas. Ogni mattina, prima di mettersi in cammino, c’è un’ora di meditazione personale seguita dalla messa.
Negli anni scorsi i Goum siciliani hanno percorso anche le terre che vanno da Cerda (in provincia di Palermo) al Cozzo di San Giorgio (non lontano da Ribera) e da Cinisi (ancora Palermo) a Torre Salsa vicino a Montallegro (Agrigento). Su questi itinerari ha camminato Serena Andrà, 23 anni, di Torino, studentessa di Cooperazione internazionale e ormai “lanciatrice” di Goum. «Certo devi essere consapevole di ciò che ti aspetta in questa prova di libertà, ma non è un’esperienza impossibile – confida Serena -. Io soffro di bassa pressione: ero già stata in Sicilia per una vacanza normale, e in quei giorni non riuscivo a far nulla dalle dieci alle due di pomeriggio. Però di Goum ne ho già fatti quattro, forse grazie anche alla protezione della djellaba… Dal Palermitano più montagnoso e arido all’Agrigentino, sono sicuramente luoghi di una bellezza intensa. Passano anche ore di cammino senza incontrare una casa e poi, magari, hai la sorpresa di destreggiarti fra i pantani di un fiume vero come il Salso».

I giorni del raid (e gli altri 358)
Serena si è iscritta al primo raid quando aveva 19 anni. «Avevo finito il liceo e l’ho preso come un’occasione. Avevo recuperato la fede da un anno, prima ero pressoché atea, ma mi trovavo ancora al punto del “Dio sì-Chiesa no”. Oggi ti posso dire che il Goum è una delle esperienze che mi hanno cambiato la vita, mi ha dato più fiducia in me stessa e mi ha insegnato ad affidarmi a Dio anche nella confessione».
A Serena e a Davide abbiamo ancora chiesto se una settimana di deserto non rischia di essere, nella sua essenzialità estrema, una vacanza in fondo più semplice ed esaltante dei restanti 358 giorni dell’anno, fatti (anche) d’inevitabili momenti di grigiore e di rapporti personali intricati. La risposta di Davide: «Beh, direi che, se non altro, nella vita di tutti i giorni il caldo dell’estate è sicuramente più “semplice” e sopportabile. No, non parlo di aria condizionata: semplicemente è che a casa e in città, anche se non ci pensiamo mai, possiamo metterci all’ombra quando vogliamo... Clima a parte, c’è il fatto che il raid non è fine a se stesso, perché verso la conclusione del Goum ti si dice che dovrai diventare testimone, ogni giorno, di ciò che hai vissuto».
«Credo di potertelo dire da lanciatrice - risponde invece Serena -, i rapporti in Goum non sono sempre idilliaci. Sono sinceri e veri, questo sì, ma non è una vacanza spensierata. Penso ad esempio alle sere in cui alcuni nuovi goumier sono stanchissimi e fanno più fatica a dare una mano nei servizi comuni. Ed è vero, al Goum riesci a vederci più chiaro dentro di te. Ma questo, alla fine, ne fa una finestra di luce che si apre su tutta la tua vita».

Giovanni Godio

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