“Voglio rivolgere un saluto cordiale
a voi tutti, e innanzitutto - se mi permettete
- un saluto particolarmente affettuoso e
rispettoso a due giovani deputati dell'Assemblea
Costituente che sono stasera qui con noi:
Emilio Colombo e Oscar Luigi Scalfaro. Con
loro e con tutti voi inauguriamo, in questo
momento, le celebrazioni del sessantesimo
anniversario della Costituzione. Il 1° gennaio
del 1948 entrò in vigore la Costituzione
approvata il 22 dicembre 1947: abbiamo davanti
un anno per ricordare che cosa sia stata
questa creazione straordinaria della sensibilità e
della sapienza dei democratici italiani… Sono
valori sempre giovani. Questa Costituzione è una
signora che ha 60 anni, ma che presenta assai
più valori giovani che rughe. D'altronde,
come sappiamo, si possono ben togliere le
rughe dal volto di una bella signora. E questo
credo che dobbiamo farlo. L'importante è che
rimangano intatti, conosciuti e amati, i
suoi lineamenti fondamentali, quelli che
hanno fatto della nostra Repubblica una democrazia,
una scuola e un presidio di libertà”.
Con queste parole, il Presidente della Repubblica,
Giorgio Napolitano, ha inaugurato i festeggiamenti
per i 60 anni della Costituzione della Repubblica
Italiana, che nell’art. 1 recita: “L'Italia è una
Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo,
che la esercita nelle forme e nei limiti
della Costituzione”. Ma come è nata
la nostra Costituzione?
Dalle macerie della guerra
Nel 1943, Benito
Mussolini perse il potere. Il re Vittorio
Emanuele III chiamò il maresciallo Pietro
Badoglio a presiedere un governo
che ripristinò in parte le libertà dello
Statuto Albertino, concesso da Carlo
Alberto di Savoia nel 1848 nel Regno
di Sardegna. Iniziò così il
cosiddetto ‘regime
transitorio’, di cinque anni,
che terminò con l'entrata in vigore
della nuova Costituzione. Ricomparvero
i partiti, costretti alla clandestinità dal
regime fascista, riuniti nel Comitato
di liberazione nazionale, decisi
a modificare radicalmente le istituzioni
per fondare uno Stato democratico. Con
il peso della Resistenza nella lotta
di Liberazione, al re non fu possibile
riproporre uno Statuto
Albertino e la stessa monarchia,
giudicata compromessa con il precedente
regime, era messa in discussione. La
divergenza, in clima ancora bellico,
trovò una soluzione temporanea,
una ‘tregua istituzionale’,
in cui si stabiliva la necessità di
trasferire i poteri del re al figlio
(12 aprile 1944), il quale doveva assumere
la carica provvisoria di luogotenente
del Regno, mettendo da parte temporaneamente
la questione istituzionale. Nel giugno
del ’44, si decise poi di convocare
un’Assemblea
Costituente, eletta a suffragio universale,
incaricata di scrivere una nuova carta
costituzionale; fu quindi esteso il diritto
di voto alle donne (febbraio 1945); e,
ormai terminata la guerra e raggiunta
la pace, venne indetto il referendum
per la scelta fra repubblica e monarchia
(marzo 1946). I lavori della Costituente
dovevano terminare il 24
febbraio 1947 ma
l’Assemblea fu sciolta solo il 31
dicembre 1947,
dopo aver adottato la Costituzione, il 22
dicembre con 453 voti contro 62.
La Costituzione Italiana è entrata
così in vigore il primo gennaio 1948.
Proprio 60 anni fa.
Sorge l’Italia
nuova
La nostra Costituzione
si fonda su due punti chiari: il concetto
di persona ed i diritti inviolabili. Gli
articoli 2 e 3 sono fondamentali; l’art. 2 recita
che: “La Repubblica riconosce e garantisce
i diritti inviolabili dell'uomo, sia come
singolo sia nelle formazioni sociali ove
si svolge la sua personalità, e
richiede l'adempimento dei doveri inderogabili
di solidarietà politica, economica
e sociale”; mentre l’art. 3
precisa che: “Tutti i cittadini hanno
pari dignità sociale e sono eguali
davanti alla legge…”.
La centralità della persona nella
Costituzione è essenziale. Giorgio
La Pira, a cui si deve gran parte della
disciplina costituzionale sul tema, ha
sottolineato come la persona sia il cardine
del nuovo Stato democratico, che trae alimento
dal pensiero cattolico, liberale e socialista.
Infatti la nostra Costituzione fissa alcuni
limiti invalicabili per avere una società più giusta.
La democrazia costituzionale non è solo
una democrazia pluralistica, ma anche una democrazia
sociale, poiché indirizza tutti
i poteri verso la giustizia, che la Costituzione
considera compito essenziale della Repubblica
Italiana.
I quattro pilastri fondamentali
La dottrina
della nostra Costituzione si basa su quattro
principi. Il principio personalista che
riconosce i diritti inviolabili dell’uomo;
il principio pluralista che, pur
riconoscendo la nostra Repubblica ‘una
ed indivisibile’, riconosce la libertà delle
organizzazioni intermedie tra lo Stato
e la persona. Il principio lavorista,
per cui il lavoro non è solo
un rapporto economico, ma anche un valore
sociale, senza discriminazione per i disoccupati.
Infine il principio democratico che
tutela le minoranze e garantisce gli organi
elettivi e rappresentativi. Il ministro
dei rapporti con il Parlamento, Vannino
Chiti, ha dato tale definizione a questi
quattro principi: “Oggi, dopo tante
e difficili prove -compresi i tentativi
eversivi e il terrorismo, sconfitti nel
corso degli anni ’70 e nei primi
anni ’80- possiamo ben dire che il
sistema costituzionale delle garanzie dimostri
ancora tutta la sua efficacia ed affidabilità,
a partire dal controllo della legittimità costituzionale
della suprema Corte sulle leggi dello Stato
che, in tante occasioni, anche delicate,
della vita delle istituzioni italiane,
ha rappresentato un argine importante al
rischio di deriva plebiscitaria e talvolta
di impoverimento della stessa democrazia”.
Mons. Loris Capovilla, già segretario
di Papa Giovanni XXIII, ritornando agli
anni della ricostruzione post-bellica,
ricorda il desiderio dei giovani costituenti
di ridare agli Italiani la speranza di
vivere: “La costituzione della Repubblica
Italiana può reggere il confronto
coi documenti più alti dell’umana
ragione e sensibilità.
Il suo articolo 11, lapidario ed inequivocabile,
non ammette interpretazioni di comodo,
non consente scivolamenti all’indietro,
arretramento sul nazionalismo, strumentalizzazioni
tattiche: l’Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa alla libertà di
altri popoli e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali.
La pace nasce dalla famiglia
Mons. Capovilla
sottolinea che nella mente dei Costituenti
(“quanta preghiera
prima di prendere importanti decisioni nei
nostri padri costituenti cattolici”)
l’art. 11 è da collegarsi agli
artt. 29-31, che riguardano la famiglia.
Anzi, è da annotare che nella parte
dei Rapporti etico-sociali la Costituzione
riserva i primi tre articoli (dall’art.
29 all’art. 31) alla tutela della famiglia.
Intorno a questi articoli il dibattito costituente
fu davvero importante, in quanto lo Stato
ha riconosciuto nella famiglia una realtà ‘naturale’ e
la ‘tutela’ sul piano economico
e sociale. Giorgio La Pira ha affermato che “la
legge regola la condizione giuridica dei
coniugi allo scopo di garantire l’indissolubilità del
matrimonio e l’unità della famiglia”;
e Giuseppe Dossetti ha ribadito che: “l’indissolubilità del
matrimonio si giustifica con la necessità della
ricostruzione morale, che è il fondamento
della ricostruzione sociale, economica e
politica” della democrazia italiana.
E lo stesso Dossetti, nel 1994, aveva invitato
a non tradire lo spirito democratico della
Costituzione, attratti dall’illusione
di facili rimedi e di possibili scorciatoie,
per non trasformare la nostra Repubblica “in
un principato più o meno illuminato
con coreografia mediatica”. Infatti
Giuseppe Dossetti, poco prima di morire,
ci ha ricordato che la Costituzione Italiana è ancora
di grande attualità. Per saperla interpretare
bene è bene non fermarsi alla semplice
lettura della norma costituzionale, denunciando
la sua distanza dalla realtà di oggi.
Giustamente Matteo Renzi, presidente della
Provincia di Firenze (il più giovane
d’Italia, essendo nato nel 1975) scrive
nel libro ‘Tra De Gasperi e gli U2’ che è conveniente
trovare il coraggio di mettersi in gioco: “Ma
che bel sogno sarebbe quello di una nuova
Assemblea Costituente dove le modifiche alle
regole del gioco si fanno per riscoprire
un senso di appartenenza condiviso”.
Allora bisogna acquisire una consapevolezza:
le norme della prima parte della Costituzione
Italiana sono norme di principio, cioè particolarmente
idonee ad assumere significati diversi in
ragione di diverse interpretazioni, che adeguano
quella norma ai tempi mutati, senza dover
deragliare dal binario democratico che i
Padri Costituenti hanno ricordato nell’ultimo
articolo della Costituzione (Art. 139): “La
forma repubblicana non può essere
oggetto di revisione costituzionale”.
Simone Baroncia |