In questo numero
DIGITAL DIVIDE di Stefano Moro

Dieci anni separano l’Italia dal
Nord America in termini
di accesso alla rete.
Ancor di più rispetto
agli altri Paesi europei.
Ancor più drammatica è la situazione
per la banda larga.
Eppure questo è il futuro.
Forse qualcuno se ne è accorto?


“Il divario esistente tra chi può accedere alle nuove tecnologie (personal computer e internet) e chi no”. Questa la definizione di digital divide che dà Wikipedia. Da tempo se ne parla però come qualcosa che separa i Paesi più avanzati da quelli in via di sviluppo. In realtà la situazione è molto più articolata e complessa, e spesso si registra un marcato digital divide all'interno degli stessi stati che risultano ufficialmente tra i più avanzati. Tra i principali motivi di esclusione vi sono sicuramente le condizioni economiche e l'assenza di infrastrutture, ma anche il livello di istruzione, la distanza dalle metropoli, il sesso e lo stato sociale.

Divisi in casa
Come si colloca un Paese avanzato come l'Italia in questo scenario? Sicuramente indietro, nella sua globalità, sia rispetto agli Stati Uniti che rispetto alla media europea. Circa dieci anni separano il nostro Paese dal Nord America in termini di accesso e utilizzo della rete, ma la distanza più sorprendente è quella da Paesi europei come l'Olanda e la Svezia, dove l'accesso a internet coinvolge l'83% e il 79% delle famiglie contro il 43% italiano e il 54% dell'Europa a 27 (dati Eurostat anno 2007). La spaccatura tuttavia è presente anche all'interno: oggi in Italia è molto diverso vivere in città o in montagna, vivere al nord o al sud, fare il libero professionista o l'operaio, essere uomo o essere donna, essere straniero o essere italiano, essere giovane o anziano. I dati ISTAT relativi al 2007 evidenziano con drammaticità quanto sia forte il digital divide tra chi ha un pc e accede alla rete e chi no. Se la televisione e il cellulare sono ormai patrimonio comune degli italiani, lo stesso non si può dire del computer e dell'accesso a Internet, che riguardano meno della metà della popolazione. E se scendiamo al sud, l'utilizzo della rete si ferma al 29,6%, così come si attesta al 30% per quanto riguarda operai ed apprendisti. E le donne? Solo il 31,7% usa Internet. E finiamo molto sotto il 30% se guardiamo agli anziani sopra i 55 anni. Il quadro non è certo dei più rosei, e peggiora se si guarda la diffusione della banda larga nel nostro Paese, infatti i dati recentemente pubblicati da ECTA (European Competitive Telecommunications Association) sulla penetrazione della larga banda nei 15 maggiori paesi della UE riportano un'Italia tredicesima, seguita solo da Portogallo e Grecia. E anche in questo caso la discriminazione aumenta se si va ad analizzare realtà rurali lontane dalle metropoli ed aree meno sviluppate del nostro Paese.

Cittadinanza per tutti
Ma cosa vuol dire essere esclusi dalla rete e dalle nuove tecnologie? A prima vista potrebbe sembrare un fatto poco significativo, si potrebbe pensare che tutto sommato in rete vadano più che altro i ragazzini per scaricarsi gli MP3 e le suonerie del cellulare o gli adulti per guardarsi le previsioni del tempo o cercare un oggetto su eBay. Ma sappiamo bene che non è così, su Internet si trova informazione indipendente, si comunica via mail con il resto del mondo, si utilizza un conto online e si paga l'ICI senza fare la coda in posta. È solo qualche esempio e la lista si allungherà di mese in mese con il crescere delle possibilità e dei servizi messi a disposizione da organizzazioni, pubblica amministrazione, aziende e quant'altro. Mentre milioni di giovani di tutto il mondo discutono e condividono idee e interessi sui social network, tanti italiani non sanno neppure cosa siano Wikipedia o LinkedIn. Già tre anni fa Beppe Grillo (un comico, non un ministro) chiedeva a gran voce sul suo blog la cittadinanza digitale per tutti, ossia il diritto ad avere fin dalla nascita un indirizzo email e l'accesso gratuito alla rete per tutta la vita. A banda larga potremmo aggiungere oggi, visto che la tecnologia ha fatto passi da gigante ed i prezzi di ADSL e Wi-Fi, almeno fuori dall'Italia, sono scesi molto. Già, fuori dall'Italia. Secondo un'inchiesta di Altroconsumo prezzi e velocità di connessione sono migliorati, ma l'Italia si trova ancora in un mercato “ingessato”, privo di concorrenza e molto indietro rispetto alla media europea.

Fate largo, passa la banda
Oggi una speranza arriva dal WiMax, tecnologia a banda larga senza fili, che permette di trasferire dati via radio fino ad una velocità di 70 Mbit/s con una portata di svariati chilometri. Potrebbe essere una buona soluzione per abbattere il digital divide, in quanto permetterebbe di connettere punti non a vista, favorendo quindi l'inclusione di aree rurali e disagiate. Potrebbe. Dipende da come si comporteranno gli operatori che in Italia hanno appena vinto l'asta per le frequenze WiMax. Annunciata con grande entusiasmo dal Ministero delle Comunicazioni, l'asta italiana è stata molto criticata sulla rete e dalle associazioni di settore, in quanto dava l'impressione di trattare il WiMax come fosse “telefonia” e sembrava favorire gli operatori telefonici. Considerazioni che spaventano non poco i consumatori, sapendo che, ancora secondo l'ECTA, la quota di mercato di Telecom Italia, 64%, è la più alta in Europa (con la sole eccezioni di Cipro e Lussemburgo) ed il mercato italiano è fortemente condizionato dalla presenza di questo operatore telefonico, che è stato condannato ben 12 volte dal 1995 ad oggi per violazioni alle norme antitrust.
Cosa fare? Almeno una cosa, garantire l'accesso a banda larga a tutti. E a questo deve pensare la politica, difficilmente infatti le leggi di mercato porteranno le aziende ad investire per coprire aree disagiate o poco abitate (e quindi poco redditizie) e ad abbassare i prezzi finali.

Stefano Moro

Paroline Magiche

Banda larga: tipo di trasmissione in cui più dati sono inviati simultaneamente per aumentare l'effettiva velocità di trasmissione. La Commissione Europea usa il termine banda larga (o broadband) come sinonimo di connessione più veloce di quella assicurata da un normale modem. Si possono sicuramente annoverare fra le tecnologie a banda larga la fibra ottica, l'ADSL, il WiFi e il WiMax .

WiFi: abbreviazione di Wireless Fidelity, è un termine che indica dispositivi che possono collegarsi a reti locali senza fili (WLAN) basate sulle specifiche IEEE 802.11.

WiMAX: acronimo di Worldwide Interoperability for Microwave Access, è unatecnologia che consente l'accesso a reti di telecomunicazioni a banda larga e senza fili. Permette di trasferire dati via radio fino ad una velocità di 70 Mbit/s e con una portata di svariati chilometri, connettendo anche punti non a vista.

ADSL: acronimo dell'inglese Asymmetric Digital Subscriber Line, permette l'accesso ad Internet “via filo” ad alta velocità. La velocità di trasmissione va dai 640 kilobit per secondo (kb/s) in su, a differenza dei modem tradizionali di tipo dial-up, che consentono velocità massime di 56 kb/s in download e 48 kb/s in upload, e delle linee ISDN che arrivano fino a 128 kb/s (utilizzando doppio canale a 64kb/s) simmetrici.

Beni tecnologici nelle famiglie 2007 (fonte Istat)Televisione: 95,9%
Cellulare: 85,5%
Videoregistratore: 62%
Lettore DVD: 56,7%
Personal Computer: 47,8%

Distribuzione geografica uso di Internet - anno 2007 (fonte Istat)
Italia nord-occidentale: 41,9%
Italia nord-orientale: 41,2%
Italia centrale: 38,7%
Italia meridionale: 29,6%
Italia insulare: 29,8%

Distribuzione sociale uso di Internet - anno 2007 (fonte Istat)
Studenti: 80,6%
Direttivi, quadri, impiegati: 74,9%
Dirigenti, imprenditori, liberi professionisti: 72,1%
Operai, apprendisti: 30%
Casalinghe: 8%

Distribuzione di età nell'uso di Internet - anno 2007 (fonte Istat)
15-17 anni: 70,1%
18-19 anni: 74,8%
25-34 anni: 58,7%
45-54 anni: 39,2%
60-64 anni: 14,9%

Link
www.istat.it
epp.eurostat.ec.europa.eu
www.beppegrillo.it
www.antidigitaldivide.org
it.wikipedia.org

www.timeandmind.com