“In principio era il Corpo”. È il
nuovo inizio della bibbia del nostro tempo
materialista. Una nuova religione con le
sue liturgie e i suoi liturghi. Con un pizzico
di umorismo, il card. Martini così la
tratteggia: “Sono afferrato da timore
come per la perdita di un bene che ritengo
inalienabile: la salute. Allora approdo ad
appositi santuari, con riti sacri, per ricuperare
sanità, bellezza, forza giovinezza.
Santuari che hanno le loro vesti sacre, i
camici bianchi; le loro processioni, il primario
con i suoi assistenti; le loro liturgie,
il linguaggio iniziatico e misterioso; le
loro prescrizioni e i loro interdetti.. Ne
accetto i vantaggi, ne spero i benefici,
però nello stesso tempo mi domando:
quale tipo di concezione dell’uomo
e del corpo ciò comporta?” (Il
corpo, Centro ambrosiano, Milano 2000,
17).
Del resto basta sfogliare una rivista femminile, o anche certe lussuose pubblicazioni
maschili,, per rendersi conto dell’entità pervasiva del fenomeno.
Team di medici specialisti in chirurgia estetica sono pronti a rifarti la carrozzeria
da capo a piedi. Liposuzione, scultura, seni troppo esuberanti da ridurre e seni
piatti come bottoni da far fiorire, pancini e glutei rilassati da tirar su, nasi
da raddrizzare e via di questo passo. E nelle anticamere degli studi le due foto
abbinate dei successi: ‘prima’ e ‘dopo’ a conforto delle
clienti. E non manca il sesso forte. Uomini d’affari che devono ostentare
una inalterata freschezza giovanile: sorridenti, abbronzati, scattanti, snelli,
glabri, camicie aperte su pettorali guizzanti, no pancette.
Se Torquemada entrasse oggi in una palestra, gli si allargherebbe il cuore, con
tutta quella strumentazione così sofisticata e i reprobi a sudare con
ritmi implacabili. Altro che le rozze torture dei suoi tempi, corde, argani e
qualche fascina di legno per i roghi.
Le quaresime laiche
E poi, vogliamo
scherzare, ogni religione ha le sue Quaresime
e i suoi Ramadan: no al dolcino, no alla
fettina. Oggi le quaresime laiche pretendono
ben altro: le diete per dimagrire sotto
l’occhio trucido
della bilancia. E qualche ragazza ci lascia
la pelle. Il fitness è la nuova
religione. Vantaggi ne comporta, certo.
E farebbe bene a tanti una corsetta mattutina
in un bosco rorido ancora di rugiada. Ma
il fitness ha anche le sue esigenze.
Mi è capitata sotto gli occhi recentemente
un libretto dal titolo L’adorazione
del piede, s’intende del piedino
femminile, non ricordo l’autore.
Calzaturieri di avanguardia a servizio
delle grandi firme, progettano sandali
di pelle finissima su cui incrostare pietre
preziose, fregi d’oro o cristalli
Swarovski. Prezzi da 500.000 Euro in su.
Fate i conti. E le zeppe altimetriche,
pardon platform o plateau,
su cui far ciondolare i piedi a rischio
caviglie, dove le mettete? Ma fanno così ‘femminile’.
Qualche cattiveria. Ci sono ragazze che
si preparano al compleanno con progetti
rivoluzionari. “Papà, per
i miei 18 anni vorrei come regalo un paio
di tette nuove”. Carina. E l’altra
che ho letto su una rivista americana. “Mamma,
vorrei rifarmi le tette perché se
no, entrando nel collège, nessun
ragazzo mi guarderebbe”. Autentica.
In compenso Botero, il Raffaello latino–americano,
dipinge Veneri da 180 chili, uomini e donne
dalla ciccia straripante. E ha dipinto
grassi come palloni anche quei disgraziati
di Abu Graib, secchi come scorze. Opere
d’arte?
La sacralizzazione laica del
corpo
“È il ‘trionfo del
corpo’ come intitola il saggio di
Hervé Juvin (Egea editore), bancario
navigato, assicuratore, gestore di patrimoni,
alle prese con il ‘capitale’ corpo:
una vittoria del progresso, del benessere
e della pace, delle tecniche estetiche. “Dopo
gli dèi, dopo le rivoluzioni, dopo
i mercati, il corpo sembra essere diventato
il nuovo criterio di verità, non
solo culturale, ma economico e sociale.
Il corpo è diventato il centro di
tutti i poteri. In lui riponiamo ogni speranza”.
Insomma, ”il corpo si è rivestito
di sacralità”.
Conferma Marino Niola, docente di Antropologia
al Sant’Orsola di Napoli. “Nella
tradizione filosofica occidentale corpo
e anima erano separati, anzi uno era di
ostacolo all’altro. Oggi il corpo
sta andando a occupare lo spazio dell’anima
e si sta ‘spalmando’ sull’anima.
Diventando esso stesso criterio di verità”.
Tutto quello che fa bene al corpo, è vero
e benefico.
Non tutti gli studiosi, evidentemente condividono
queste tesi. “Oggi sul corpo c’è un
eccesso di investimento – ribatte
il sociologo Franco Garelli, preside della
Facoltà di Scienze politiche dell’Università di
Torino. – Dentro questa attenzione
per un fisico tendente alla perfezione
e in grado di comunicare l’identità che
vuole, c’è un disperato bisogno
di sacro. Questa necessità in passato
era realizzata dalla religiosità.
Oggi si manifesta attraverso la sacralizzazione
dell’esistenza. In un mondo secolarizzato,
il corpo assume su di sé il bisogno
di sacro. Surrogato delle grandi fedi.
Ci si aggrappa a miti più alla portata
di mano. E si delega il corpo a fare da
punto di riferimento ‘penultimo’ di
senso”. La religione del corpo enuncia
i suoi dogmi. E il culto si onora con un ‘corpo
esplosivo’, come dimostrano personaggi
che hanno scelto di essere belli. E belli
sono davvero, lavorando su se stessi e
sui loro muscoli: tanto basta per far ululare
le teenager strette alle transenne dei
palchi siderei nei megaconcerti.
“Non più prigione dell’anima, il corpo diventa progetto,
materia, linguaggio con cui dare forma ai desideri – commenta Raffaella
Ferrero Camoletto, ricercatrice in Sociologia dell’Università di
Torino e autrice di Oltre il limite ( il Mulino editore), una ricerca
sul corpo tra sport estremi e fitness. “Il corpo diventa sacro in quanto
utilizzato come strumento di verità e di significato. Ed è anche
spazio simbolico sul quale incidere nuovi riti”.
Una indagine europea su 4000 persone di
otto Paesi europei ha dato questa conclusione: “Non
siamo più ancorati a principi etici,
l’unica religione è quella
del corpo”. Vittorino Andreoli ha
concluso: “Oggi la religione è quella
del corpo, pelle liscia, colesterolo a
posto, donne magrissime: si deve morire
perfetti”.
La nuova parola d’ordine:
corporeismo
Si
parla volentieri oggi di riscoperta del
corpo. Corporeismo è la parola
d’ordine.
Vi hanno contribuito elementi di ampia
diffusione nella nostra cultura: lo sport,
la danza, la moda. E non parliamo di spettacolini
televisivi, di veline, letterine e quant’altro.
Una reazione logica e benefica per dissipare
sospetti e diffidenze millenarie di una
certa tradizione ascetica, che però ha
radici in terreno non cristiano.
Platone, uno dei massimi filosofi greci,
III secolo a. C., aveva teorizzato la spaccatura
dell’anima e del corpo. Il corpo
era visto, pessimisticamente, come la prigione,
la tomba dell’anima, la rozza conchiglia
che racchiude la perla. Questa concezione,
tramite un po’ la traduzione dei
testi ebraici della Bibbia in greco, fatta
dai Settanta, aveva alimentato tutto un
filone della spiritualità cristiana,
da Origene a Gregorio Nisseno a Gerolamo,
ad Agostino, fino ai tempi nostri. Concezione
dualista.
Al contrario la Bibbia considerava l’uomo
un tutt’uno, “e il corpo umano è imparentato
con la terra e con il cielo, è argilla
che vive con il soffio vitale di Dio. Terra
e soffio sono indissolubilmente uniti e
insieme in tensione, perché lo spirito
ha bisogno della carne per esprimersi e
la carne, il corpo, senza soffio vitale
non potrebbe trascendersi” (Martini, ivi,
40–41). G. Marcel diceva: “L’uomo
non ha un corpo; è il suo corpo” per
sottolineare questa unità profonda.
Il corpo vettore privilegiato di comunicazione
Da
sempre l’uomo si interroga su
di sé, sul proprio corpo. Sembra
che abbia molte voci segrete, voci che
vogliono dirmi qualcosa su di lui e su
tutto. “Il mio corpo – prosegue
Martini – vive l’avventura
del nascere e del morire, del crescere
e del decadere, del mangiare, dell’incontrare
e dell’amare. La mia storia, i miei
desideri, le mie gioie e i miei dolori,
le mie speranze e le mie attese, le mie
delusioni, le mie vittorie e le mie ferite… sono
tutte inscritte nel mio corpo” (ivi,
35). Ma il corpo è soprattutto il
mezzo di comunicazione con gli altri uomini
con la sua capacità di esprimere la
verità profonda dell’uomo:
nel corpo si rivela la più generale
vocazione dell’uomo a comunicare.
Il corpo “traduce una aspirazione
a contatti significativi, la nostalgia
di una comunicazione vera, totale e profonda,
in una cultura dei mass media dove l’informazione
si estenua sotto la valanga dei messaggi.
Il corpo in festa diventa allora il vettore
privilegiato di questi ritrovi con gli
altri e con la comunicazione perduta” (A.Valeriani, Il
nostro corpo come comunicazione,
La Scuola, Brescia 1964, 27).
Ma il corporeismo ha pure le sue ambiguità e
i suoi limiti. Martini parla di ‘ossessione
del corpo’, che obnubila i valori
dello spirito. Spesso il corporeismo sbocca
in un materialismo da cultura
di massa, in un edonismo narcisistico
che compromette i valori di comunicazione
ed espressione. “Il corpo non chiede
permessi” dice il corporeismo nelle
versioni più banalizzate, distruggendo
così la possibilità dell’etica
e impoverendosi. Ma anche nelle sue forme
meno brutali, il mito dello spontaneismo,
la fobia di ogni repressione, il vietato
vietare, l’ossessione di una certa
autenticità contribuiscono a creare
quella cultura della non–responsabilità di
cui oggi tanto ci si lamenta.
Al centro del
cristianesimo il corpo e la corporeità
Ma la suprema esaltazione del corpo, nel
cristianesimo, è Gesù Cristo.
Il Dio che si è fatto uomo, si è fatto
carne, ha preso un corpo come il nostro,
fatto di muscoli, di nervi, di vene, di
ossa, eppure corpo di Dio. E tutto perché il
Dio cristiano ha commesso una ‘follia’:
si è innamorato dell’uomo
e ha voluto salvarlo tutto, spirito e corpo.
La suprema esaltazione di questo nostro
corpo bello e fragile è nel mistero
dell’Incarnazione, in questo Dio
che ha mandato suo Figlio a farsi uomo
per salvare questo povero uomo fallito.
Cristo è vissuto nel suo corpo d’uomo,
ha sofferto, è morto ed è risorto
nel suo corpo d’uomo. Non si è ridotto
a un fantasma angelizzante–tutto–spirito.
La sua risurrezione è anche la nostra,
avremo ancora il nostro vecchio caro corpo
riscattato dalla sofferenza e dalla morte,
ricco di uno splendore eterno. È grazie alla sua carne che Cristo ci ha salvati. C’è un
sano materialismo nella visione cristiana. Tertulliano, questo apologeta
dei primi secoli, scriveva che “la carne è il cardine della salvezza”.
Un cardine in cui si incentra e attorno a cui ruota tutto il mistero di Cristo.
Sul corpo si gioca l’intero destino eterno dell’uomo e della sua
felicità.“Il Verbo si è fatto carne dandoci
del corpo una visione totalmente nuova – scrive
ancora Martini. – Assumendo la nostra
carne mortale, il Figlio di Dio ha voluto
partecipare della nostra fragilità.
Una fragilità che non oscura più la
bellezza del nostro corpo. Come infatti il
corpo di Gesù è rivelazione
della Gloria, visibilità dell’Invisibile,
narrazione di Dio tra gli uomini, così anche
il nostro corpo, nella sua completezza di
carne e di spirito è destinato a essere
specchio della bellezza di Dio. Possiamo
dire che, a motivo del mistero dell’Incarnazione
che trova compimento nel mistero della Risurrezione,
il cristianesimo ha al centro il corpo e
la corporeità” ( ivi,
43).
Carlo Fiore |