In questo numero
EUROPEI 2008 di Stefano Ferrio

Dal 7 al 29 giugno si terrà la tredicesima
edizione del torneo continentale,
organizzato da Austria e Svizzera.
Nei quattro gironi, le sorprese non mancano,
mentre gli Azzurri iniziano a sognare
un possibile trionfo viennese.


Qualcuno ricorda Angelos Charisteas? Grecia a parte, Paese natale dove la sua notorietà rivaleggia con quella di Alessandro Magno, non riescono a dimenticarlo i dieci milioni di portoghesi, che il 4 luglio 2004 lo videro inzuccare in rete l’unico gol della finale dei campionati europei. Partita che i lusitani persero in casa, nella loro Lisbona, contro la Grecia, trascinata alla più incredibile vittoria di una nazionale nella storia del calcio da quell’unico gol, firmato Charisteas.
Dal 7 al 29 giugno prossimi, in occasione della tredicesima edizione del torneo continentale, organizzato da Austria e Svizzera, ci sarà tempo e modo per rinfrescarsi la memoria su questo svolazzante spilungone di 28 anni che gioca in Germania, con la maglia del Norimberga. Su di lui e su tutta la Grecia, così repentinamente uscita di scena dopo il trionfo di Lisbona, da “riapparire” in campo per difendere il suo titolo alla stregua di una stella cometa che solca il firmamento ogni quattro anni. Buttata fuori alle qualificazioni mondiali di Berlino 2006, è risorta dal nulla dominando il proprio girone europeo, con un bottino finale di 31 punti su 36 disponibili. Qualcosa che autorizza a riparlarne come di una mezza favorita.

Un mistero da spiegare
L’enigma dunque continua, e non sono solo i portoghesi a strabuzzare tuttora gli occhi di fronte all’impresa compiuta nel 2004 dalla formazione ellenica allenata da Otto Rehhagel, “Re Ottone” per i greci, settantenne ct di origini tedesche. Chiunque si appassioni al pallone è destinato a domandarsi per l’eternità come sia giunta così in alto una squadra data all’epoca 1 a 100 dai bookmakers. Una nazionale trionfatrice in Europa dopo avere disputato una sola edizione dei campionati del mondo, Usa ‘94, uscendo di scena dopo appena tre partite, con nessun gol all’attivo e dieci sul groppone. D’altra parte, se del calcio si parla come di un sommo mistero sportivo, fatto per sovvertire occasionalmente ogni pronostico, i campionati europei sembrano stati inventati apposta per dimostrarlo. Mentre in quasi 80 anni di storia dei Mondiali, il titolo è sempre stato assegnato a uno squadrone di riconosciuta aristocrazia, compreso l’Uruguay che batte il Brasile al Maracanà nella celebre fase finale del ’50, 48 anni di tornei continentali hanno riservato ben due verdetti da capogiro: la già citata vittoria della Grecia, e quella della Danimarca, che nel 1992 sbaraglia il campo in Svezia dopo essere stata ripescata all’ultimo momento per l’esclusione della Jugoslavia a causa della guerra.

La grande assente
Sin dall’elenco delle squadre qualificate, la manifestazione che prenderà il via il 7 giugno a Basilea con Svizzera-Repubblica Ceca, nasce nel segno della bizzarria. Mancherà innanzitutto il blocco delle quattro nazionali britanniche, oltre all’Eire. Vuoto clamoroso, se si pensa che l’Inghilterra ha piazzato quattro squadre di club, la metà esatta, fra le otto partecipanti ai quarti di finale della Champions’ League  Ci saranno in compenso altre “big” del calcio europeo, assieme ad alcune outsider, e a una formazione resuscitata dopo lunga crisi, la Polonia. A rendere più stravagante il quadro ha provveduto il sorteggio, svoltosi nel dicembre scorso a Lucerna. Da dove, con la scusa di rendere praticabile l’ammissione ai quarti delle due nazionali ospitanti, sono venuti fuori quattro raggruppamenti all’insegna dell’incertezza. Vediamoli in ordine.
Girone A (Basilea e Ginevra) – Per testare le rampanti ambizioni della Svizzera guidata da Patrick Muller e dal bomber Alexander Frei, scenderanno in campo la Repubblica Ceca di Baros e Koller, travolgente nelle qualificazioni, il Portogallo di Cristiano Ronaldo fresco di quarto posto mondiale, e la Turchia, decisa a vendicare l’eliminazione da Berlino 2006, seguita a un play off-rissa perso proprio contro la squadra elvetica.
Girone B (Vienna e Klagenfurt) – Decisamente meno ambiziosa della Svizzera, l’altra ospitante, l’Austria, avrà per avversarie negli stadi di casa la giovane Germania di Ballack e Podolski, in cerca di rivincita dopo i Mondiali finiti con la semifinale persa ai supplementari contro l’Italia, la Croazia lanciata dal blitz al Wembley costato l’eliminazione all’Inghilterra, e la Polonia ammessa per la prima volta a una fase finale europea.
Girone C (Zurigo e Berna) – È quello dell’Italia campione del mondo, ed è anche un girone reso di ferro dalla presenza della Francia di Henry e Trezeguet, di nuovo sul cammino degli azzurri a due anni dalla finale di Berlino, e dell’Olanda guidata dal talento sotto rete di Ruud van Nistelrooy. Come se non bastasse, a fare da quarto incomodo provvederà la mina vagante Romania, il cui bomber si chiama Adrian Mutu.
Girone D (Innsbruck e Salisburgo) – Anche qui l’incertezza regna sovrana, con i greci campioni in carica che ritrovano due avversarie del girone di quattro anni fa: la Spagna dei matador d’area Torres e Raul, e la solita, solida Russia dal profilo indecifrabile. Mancherà rispetto ad allora il Portogallo, sostituito dalla Svezia, che gioca molte delle sue chance sul talento (e i chiari di luna) di un asso come Zlatan Ibrahimovic.

Italia felix
Abbinamenti sul filo dell’equilibrio e tradizioni irriverenti delle gerarchie promettono un torneo ricco di emozioni. Che alla finale di Vienna potrebbe portare l’Italia di Roberto Donadoni. Vero infatti che gli azzurri soffrono da sempre il ruolo dei favoriti, quest’anno a loro attribuito dai pronostici. Ma vero anche che sanno dare il meglio di sé una volta sottoposti a forti pressioni, come quelle garantite da Francia e Olanda incrociate ai blocchi di partenza. Molto dipenderà dal rendimento del centrocampo, probabilmente impostato sul trio milanista Gattuso-Pirlo-Ambrosini, teorico anello fragile di uno schieramento ben protetto dietro dall’asse Buffon-Cannavaro, e capace di offendere davanti grazie a talenti come Toni, Gilardino e Iaquinta. Decisivo potrebbe risultare l’apporto di Antonio Cassano, attuale genio e sregolatezza in maglia della Sampdoria, asso a cui il ct non sa ancora se affidarsi.
Quanto all’altra finalista, ecco ricomparire la Francia, sconfitta a Berlino nel 2006. Fra le altre tredici è difficile fare preferenze. Pur con qualcosa in più da riconoscere a Spagna, Olanda, Germania e Repubblica Ceca, formano al via un gruppo molto compatto di possibili sorprese. In realtà qualcuno sostiene che la Grecia, dopo il trionfo del 2004, non si può più considerare tale. Ma questo qualcuno fa parte della minoranza che conserva memoria di Angelos Charisteas. Uno che, come tutta la Grecia, in quattro anni si è nascosto così bene da potersi oggi ripresentare in campo nei panni del perfetto sconosciuto.
Solo dopo la prima inzuccata vincente, alcuni cominceranno a ricordare. E a provare una specie di tremarella… Scoprendo che sì, è proprio quel Charisteas, capace di far piangere l’intero Portogallo con un unico colpo di testa.

Stefano Ferrio

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