In questo numero
C'HO MANGIATO ASSIEME! di Domenico Sigalini

 


Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare.
Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”.
(Mc 3, 31-35)

Nella Bibbia si sprecano le parentele, ti sembra di essere a un matrimonio, quando la mamma ti spiega chi sono gli invitati e ne esce una ragnatela di apparentamenti insospettabili. La sorella della cugina della zia, il suocero della sorella di latte della figlia. È un dedalo bellissimo di relazioni che strutturano la nostra vita. Titolo di consanguineità è essere figli della stessa madre o dello stesso papà, ma nella bibbia spesso è anche far parte dello stesso popolo, della stessa famiglia, della stessa terra, delle stesse tradizioni. E’ fare esperienze comuni, incontrarsi, essere amici, lavorare o studiare assieme, far parte della stessa squadra.. Ti basta spesso avere una foto assieme ad una persona importante per gloriarti con gli amici della tua dimestichezza con lei.
La gente pensava che anche nei confronti di Gesù bastassero titoli di consanguineità per far parte della sua squadra, per sentirsi legati a lui, come biglietto da visita da presentare. Se sono del suo giro, se appartengo al suo gruppo, posso accampare alcuni privilegi e alcuni diritti su di lui. Posso rivendicare una maggiore intimità, magari anche qualche potere di raccomandazione o diritto di precedenza. Gli apostoli nella loro semplicità ci tenevano
Arrivano, infatti, la madre e i parenti di Gesù e loro credono che Gesù debba far loro posto nel suo programma di annuncio, debba in qualche modo mostrare deferenza, sospendere la sua predicazione per una simpatica rimpatriata.
Gesù invece dice che il legame più vero e più bello che si può avere con lui non è tanto la consanguineità o la parentela, ma il fare la volontà di Dio, cioè l’impostare la vita sul progetto di Dio nella storia. Si entra nell’intimità con Gesù non richiamando parentele, ma facendo un salto di qualità nell’abbandono nelle braccia di Dio.
Nessuno davanti a Dio è garantito per elementi esterni, perché magari va in Chiesa o fa parte della parrocchia, o bazzica sempre negli ambienti ecclesiali, perché conosce un cardinale o un vescovo, o ha parlato col papa, ha con lui una bella fotografia, ha visitato un santuario…Davanti a Dio conta solo la decisione di lavorare assieme a Lui per la costruzione del suo piano d’amore. La sua volontà è soltanto quella di far trionfare l’amore. Diventi suo vero consanguineo se scorre nella tua vita la sua stessa linfa, la sua stessa parola, il suo piano di salvezza per tutti gli uomini E’ l’ascolto della Parola che ci rende fratelli di Gesù; è la ricerca di lui, l’atteggiamento di chi si converte interiormente a Lui, ogni giorno, perché ogni giorno dice: sia fatta la tua volontà, ti metto a disposizione la mia vita perché tu ne faccia quello che vuoi.

Domenico Sigalini

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