La crisi s’è. Questo la sappiamo tutti. Ma cosa fare? L’economista Serge Latouche, nel numero di marzo 2009 di Popoli e Missione lancia una provocazione: consumare meno per vivere meglio e pensare ad un altro modello di sviluppo: “L’importante, è che si viva in modo sobrio e compatibile con l’ecosistema circostante e che si governi con una democrazia diretta e partecipativa”. Sono parole coraggiose, perché non eravamo abituati a vivere un periodo così da almeno quaranta anni. Il professor Leonardo Becchetti, docente di Economia politica all’Università ‘Tor Vergata’ di Roma, ha esposto sul sito benecomune.net le cause di questa crisi: il riduzionismo antropologico ed organizzativo, che punta alla scienza economica come unica forma di impresa per fare profitto. Però in questi ultimi anni c’è stata anche un’economia attenta alla biodiversità: “La storia degli ultimi anni dimostra la crescita di una quota di imprese (cooperative, imprese sociali, microcredito, commercio equo e solidale, ecc.), mosse da spiriti solidali”. Sotto questo impulso alcune associazioni e Organizzazioni Non Governative hanno lanciato la sfida di creare una nuova banca, che potesse investire eticamente: nel 1999 in Italia nasce la Banca Etica, ricevendo nel 2009 i prestigiosi Lipper Fund Awards, che individuano i prodotti di investimento migliori sul mercato, per due dei suoi fondi: Valori Responsabili Monetario (5,21%) e Valori Responsabili Obbligazionario Misto (+2,98%). La direttrice generale di Etica sgr (la società di gestione del risparmio, interamente dedicata al collocamento di fondi di investimento etici), Alessandra Viscovi, commenta: “Siamo molto orgogliosi di aver ricevuto questi premi, perché per noi ogni riconoscimento ha un doppio valore: quello che premia la nostra gestione e i nostri rendimenti e quello che premia la nostra scelta di investire esclusivamente in titoli di Stati e aziende che abbiano superato un severo esame in tema di responsabilità sociale verso l'ambiente, i cittadini, i lavoratori. Possiamo così dimostrare che la finanza mette insieme sia la remunerazione degli investimenti sia il sostegno a un’economia pulita e responsabile”. Infatti nel 2008 anche la clientela è cresciuta del 7,11% rispetto al 2007, con una grande presa di coscienza dell’azionariato attivo, che investe sempre più su scelte socialmente responsabili. Per il prof. Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna e presidente dell’Agenzia per le ONLUS, è una sfida di civiltà vinta, perché Banca Etica ha dimostrato di poter perseguire il bene comune pur stando nel mercato e seguendone le regole: “La drammaticità delle conseguenze della crisi economica innescata dagli eccessi della speculazione mostra che la finanza si può salvare solo se tornerà pluralistica e si aprirà alle iniziative che perseguono il bene comune”.
Comperare col cervello
Ma il singolo cosa può fare? “Consumare e fare la spesa ci sembrano fatti banali, che riguardano solo noi, i nostri gusti, il nostro portafoglio. Eppure il consumo è un fatto che riguarda tutta l’umanità perché dietro a questo nostro gesto quotidiano ci sono implicazioni di portata planetaria di natura sociale, politica, ambientale... Ogni volta che facciamo la spesa, infatti, possiamo scegliere i prodotti non solo in base al prezzo e alla qualità, ma anche in base alla loro storia e al comportamento delle imprese che ce li offrono… In questo modo ci sforziamo di applicare criteri di ordine etico al consumo, affinché l’economia sia a servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dell’economia”, scrive il Vescovo di Concordia-Pordenone, Mons. Ovidio Poletto, ai suoi fedeli. Esperienze che si diffondono nelle famiglie, che rappresentano il 60% di consumatori, ma anche luoghi privilegiati di educazione alla responsabilità ed alla speranza: come i ‘Bilanci di giustizia’; i ‘Gruppi di Acquisto Solidale’ (GAS) e le Reti di Economia Solidale (RES). Quest’ultima è nata nel 2002, prefiggendosi di mettere in rete associazioni, enti privati e pubblici, per elaborare progetti che possano coinvolgere famiglie e cittadini, attraverso un patto di sussidiarietà. Il 26 maggio 2008 a Venezia è stato inaugurato il primo presidio su uno spazio di 600 mq. in cui tutti i giorni avvengono molte attività: dal mercato con la vendita diretta dei prodotti a convegni e corsi di nuove forme di socialità, alla possibilità di creazione di nuovi gruppi di acquisto. Questa ultima esperienza è la versione ‘aggiornata’ dei Gas, che alla fine degli anni ’80. Il Gas non punta solamente al risparmio, ma aiuta a prendere coscienza della necessità di cambiare nel piccolo e voler riflettere sull’approccio da avere quando si fa la spesa, con un contatto diretto tra produttore e consumatore. Così Francesco Bigatti, responsabile dei Gruppi di Acquisto Familiari (GAF) dell’Associazione Famiglie Numerose, racconta la nascita dell’idea: “Tutto è cominciato con i pannolini, l’incubo economico delle famiglie numerose. Oggi, 4 anni dopo, il business si è esteso alle lavatrici e al materiale scolastico. Il risparmio è assicurato e non solo in termini di tempo: gli acquisti di gruppo di grandi elettrodomestici come frigoriferi o lavastoviglie fanno registrare margini di sconto anche del 40%. E in tempi di crisi non è affatto male”. Anche la Coldiretti ha innescato un ‘virtuosismo’ attraverso l’iniziativa ‘Campagna Amica’, per costituire un punto di riferimento per chi sia interessato ai destini dell'ambiente e del territorio, della qualità dei consumi e degli stili di vita: alimentazione, energia, smaltimento rifiuti, diritti sociali, innovazione tecnologica sono argomenti che potranno essere il nuovo volano di un’economia solidale.
Queste esperienze sono frutto di un percorso pionieristico, sorto alla fine degli anni ’80, con i Bilanci di Giustizia, in cui l’aderente era invitato a monitorare tutti i propri stili di vita, con uno spazio importante dato all’autoproduzione, cioè la capacità di recupero di materiali usati. Stile di vita che il Movimento dei Focolari ha ‘traghettato’ a livello mondiale con l’Economia di Comunione (EdC). Uno degli obiettivi dell’economia di comunione è quello di trasformare l'azienda in una vera comunità, in cui la salute e il benessere di ogni membro dell'impresa sono oggetto di attenzione, con speciale riguardo a chi ha particolari necessità. Ed il prof. Luigino Bruni, docente di Economia politica all’Università Bicocca di Milano, aggiunge che occorre consumare diversamente: meno merci e più beni di cittadinanza, meno consumi privati e più consumi collettivi e pubblici: “Oggi siamo di fronte ad un cambiamento epocale, che non può essere affidato ai soli consumi e risparmi privati, né ai solo governi nazionali o regionali, ma richiede un’alleanza globale e mondiale, che dopo aver globalizzato i costi dell’economia globale e le sue fragilità, inizia a globalizzare i diritti e le opportunità per tutti i cittadini del mondo. Utopia? Non credo, basta pensarlo, volerlo, e poi incominciare da noi”. Francesco Gesualdi, presidente del Centro di Nuovo Modello di Sviluppo, definisce questa strada da percorrere “economia del benvivere o economia del rispetto, un’economia equa, sostenibile e solidale, capace di garantire a tutti un’esistenza dignitosa nel rispetto del pianeta” che “avverrà solo attraverso un cambio di mentalità e di comportamenti da parte di cittadini, istituzioni, imprese”. In questo senso le ACLI hanno messo appunto un apposito ‘decalogo’ per una nuova economia, che tuteli il risparmio e le azioni virtuose del benessere, per provare a migliorare la qualità della vita, in cui si invita a pensare in modo positivo questa crisi, perché “l’economia si alimenta di aspettative positive sul futuro: l’economia migliora se tutti pensano positivo”, attraverso una qualità della vita migliore e più sobria.
Simone Baroncia |