Nei prati verdi del nostro benessere fioriscono i narcisi post-moderni: star della canzone, della televisione, dello sport, politici, pseudo-intellettuali. Sul lungo tappeto rosso sfilano divi e dive in alta uniforme per celebrare la liturgia laica degli Oscar. Avanza una nuova stagione del narcisismo col favore della ‘società dei simulacri’?
Per capirci, cominciamo dall’antico mito ellenistico.
Narciso è un ragazzo bellissimo, figli del dio fluviale Cefiso e della ninfa oceanina Liriope. La sua bellezza folgora la ninfa Eco. Ma Narciso la snobba e la povera ninfa, distrutta, muore e viene trasformata in una roccia. Ma ecco Nemesi, la dea della vendetta, che conduce astutamente il bellissimo Narciso sulla sponda di una sorgente. Chinatosi sullo specchio delle sue acque tersissime Narciso si vede bello, bellissimo, e s’innamora di sé al punto che ne muore. La dea Nemesi vuole eternarne il ricordo e lo trasforma in un fiore che porta il suo stesso nome: il narciso. Fine del mito. Il quale, presso di greci come in tutte la culture – vedi Mircea Eliade - non è un racconto alla Henri Potter, ma è un simbolo, sotto i veli del racconto, delle realtà umane. C’erano narcisi ai tempi antichi della Grecia come ci sono ai tempi nostri.
Una foto del narciso, a colori
Il narciso è un tipo che si ritiene importante, unico al mondo, gli altri non esistono. Lui è straordinario, eccelso, perfetto, i suoi successi sono garantiti al di là di ogni sospetto. È assorto in continue fantasie di prestigio e di superiorità, le sue iniziative sono superlative, bravi come lui non c’è nessuno. I suoi problemi sono alla sua altezza, da non confondere con quelli piatti del volgo.
È sempre alla ribalta con i riflettori puntati su di lui. Esibizionista puro, appetisce l’applauso delle folle. E se qualcuno osa criticarlo sono guai, la sua rabbia esplode furiosa. Capita anche oggi in tv.
Gli altri, i loro sentimenti, i loro problemi, non lo toccano: per lui sono soltanto platea che deve battere le mani, lui sì che ha veri problemi, anche se miliardario. Capita anche oggi in tv.
Non dialoga con nessuno, è contro la sua natura. La sua condanna, essere tagliati fuori dalla ribalta che è la sua vita. Capita anche oggi in tv.
Ho usato colori forti e puri tanto per capirci. Il narciso ‘puro’ che realizza in sé tutti i difetti sopra elencati, non esiste. Ci sono tante ‘sfumature’ diverse quanti sono i narcisi. Comunque ogni riferimento a persone e situazioni è puramente occasionale.
Freud e la ‘società dei simulacri’
Il narcisismo, descritto per la prima volta da Henri Ellis, un sessuologo inglese, non poteva non interessare Freud e la sua scuola. Il narciso, per il fondatore della psicoanalisi, è ‘caratterizzato da un eccessivo investimento libidico su se stesso’, sulla propria immagine, è l’Io che sceglie se stesso come oggetto erotico, come centro di amore. Una psicologia che rende l’individuo immaturo e regressivo, come è del resto la figura del classico Don Giovanni.
Il narcisismo trova il suo terreno di elezione in una società affluente, ricca, consumista, caratterizzata dalla perdita dei grandi valori umani. “Quando la proliferazione delle cose materiali diventa la misura del progresso nel vivere, quando la ricchezza occupa una posizione più alta della saggezza, quando la notorietà è più ammirata della dignità e quando il successo è più importante del rispetto di sé, vuol dire che la cultura stessa sopravvaluta l’immagine e deve essere ritenuta narcisistica” (A. Lowen).
Le nostre città: Un labirinto di immagini
È evidente che in una società dell’immagine, come è la nostra, il narcisismo fiorisce. Le nostre città sono ‘un labirinto di immagini’ (Michel de Certeau), appartengono a una ‘società dei simulacri’ (M. Perniola). Osserva Enzo Bianchi, priore della comunista monastica di Bose: “Viviamo in una società stregata dalle immagini, ma che ha perso il senso del simbolo. L’immagine della realtà si sostituisce alla realtà stessa. Le molteplici immagini diventano molteplici possibilità di stili di vita, di realizzazione di sé in un universo di politeismo, di radicale relativismo, frutto di una cultura che rimuove regole e nega limiti, che pure sono essenziali tanto per l’umanizzazione dell’uomo quanto per la convivenza civile” (liberal 1/1995).
Un conto era il narciso nel Cinquecento o nel Settecento, quando la sua immagine era un quadro o un affresco visibile a pochi privilegiati.
Un altro conto è il narciso di oggi – divo o star che sia – la cui immagine è su milioni di schermi televisivi, di film, di quotidiani e settimanali. Il Grande Fratello può esistere solo oggi, come il fenomeno del divismo. E allora si affaccia il rischio dell’idolatria. Il cantante, la star, il campione del calcio diventano gli idoli delle folle. E regrediamo all’idolatria. I sociologi parlano di poli-mitia, un politeismo di miti, tanti miti assurti ad altrettanti idoli.
Osserva ancora Enzo Bianchi. “In momenti di passaggio da un assetto socio-politico a un altro, di instabilità sociale, di crisi del principio di autorità, di incertezza etica e anche di crisi delle religioni storiche che lasciano spazio al diffondersi di un religioso selvaggio e sincretistico, allora sorge il bisogno di trovare un’immagine che fondi e rinsaldi l’identità collettiva e personale: l’idolo svolge questa funzione rassicurante. Nell’idolo il divino si identifica con un volto familiare con un manufatto umano. L’idolo abolisce la distanza con Dio e nega la sua alterità: l’idolo è un divino personalizzato e reso inoffensivo, è costruzione umana, è ‘dio a immagine dell’uomo’ che protegge la città, che rassicura la comunità e che da esso è liberata dalla paura e destinata alla felicità” (ivi).
In pieno secolo XXI, con tutti i laicissimi ‘lumi’ accesi che sconfiggere l’oscurantismo della religione, noi ci troviamo a fare i conti con le nuove idolatrie.
“Credenti e non credenti si trovano accanto nel confronto continuo contro l’idolatria: la lotta contro l’idolatria dovrebbe pertanto essere un impegno di entrambi. L’idolo è una forza che perverte l’uomo, gli fa imboccare e percorrere strade di morte, non accetta e non si fissa limiti: egli vuole tutto, subito senza tener conto degli altri” (ivi).
Diamoci una guardata dentro
A questo punto ci farebbe bene un po’ di esame di coscienza. Non siamo anche noi, chi più chi meno, affetti da narcisismo? La voglia di comparire, di essere ‘il bello’ della brigata, di essere i detentori della verità al di là di ogni sospetto, non sono veleni che insidiano ciascuno di noi? E i bulli non sono, in fondo, dei prepotenti e rozzi narcisi?
Ragazzi, attenzione. Diamoci un’occhiata dentro. Non si sa mai.
Carlo Fiore |