Alcune considerazioni psicologiche su come Gesù ha vissuto in pienezza la sua umanità e quindi anche le sue emozioni ritengo siano utili anche per avere una visione incarnata del cristianesimo che può talvolta, se non ben inteso, rischiare uno sbilanciamento sul versante spirituale sminuendo di conseguenza la dimensione umana.
Uno sguardo su Gesù dal punto di vista psicologico rivela una grande ricchezza umana, un uomo che ha raggiunto un elevato livello di maturità e di equilibrio tanto da poter essere ritenuto a buona ragione un modello.
Nella vita di Gesù hanno trovato spazio ed espressione un’ampia gamma di emozioni. Attenendoci a quanto riportato dai Vangeli, sappiamo che Gesù ha provato:
- Gioia quando ha esultato nello Spirito Santo benedicendo il Padre che si rivela ai piccoli. Possiamo dedurre la sua gioia per ogni conversione dalle sue parole: “C’è più gioia in cielo per ogni peccatore che si converte…”. Gesù è stato soprattutto portatore di gioia in tutta la sua vita, dalla nascita (gli angeli la annunciano ai pastori come una grande gioia) fino alla resurrezione (i discepoli gioirono nel vedere il Signore). Troviamo nelle parabole numerosi riferimenti alla gioia (uno per tutti: “Bisognava far festa e rallegrarsi” per il ritorno del figliol prodigo) e più volte si attesta che la folla esultava e si rallegrava per le sue parole e opere. Anche Zaccheo lo accolse a casa sua “pieno di gioia”.
- Tristezza Nel Getzemani, prima della sua passione, prova tristezza e angoscia e la esprime a Pietro, Giacomo e Giovanni. “La mia anima è triste fino alla morte” chiedendo il conforto della loro vicinanza: “Restate qui e vegliate con me”. Gesù si è rattristato per la durezza del cuore dei farisei e si è fatto carico della tristezza degli uomini portando consolazione e speranza: “Beati gli afflitti” e, ai suoi discepoli: “ora siete nella tristezza ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”.
- Dolore-pianto Non si è vergognato di piangere! Sappiamo che ha pianto su Gerusalemme; che scoppiò in pianto alla morte di Lazzaro, davanti al dolore di Maria e Marta; che si commosse vedendo la vedova di Nain al funerale del figlio unico; che “si commosse profondamente” all’ultima cena dichiarando che uno dei discepoli l’avrebbe tradito.
- Paura Nel momento drammatico del Getzemani, conoscendo la prova e la sofferenza a cui sarebbe andato incontro, “cominciò a sentire paura e angoscia”. Gesù si fa carico della paura degli uomini e rassicura più volte con: “Non temere!” e ai suoi discepoli nell’ultima cena: “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore…Vado e tornerò a voi.”
- Rabbia Gesù si è indignato con i discepoli che sgridavano chi gli portava dei bambini e con chi lo osservava per vedere se avrebbe guarito in giorno di sabato. Ha usato parole forti: “Guai a voi…”, anche con Pietro: “Allontanati da me, Satana!” Nella cacciata dei venditori al tempio getta a terra il denaro, rovescia i banchi: agisce con forza per difendere un valore grande: il tempio come casa di preghiera. La rabbia (che non è da confondersi con la violenza, dove si fa del male agli altri) trova espressione in Gesù che parla e agisce con coraggio e determinazione, sempre per il bene dell’uomo, per favorire una crescita nell’amore e nella coerenza.
Gesù prova questa varietà di emozioni, tutte adeguate alle diverse situazioni della vita. La fiducia illimitata nell’amore del Padre non appiattisce il suo sentire in uno stato continuo di gioia quasi monotona. Gesù non disdegna la ricchezza del suo mondo emotivo policromatico, variabile ed è sensibile e partecipe a ciò che provano gli uomini. Il suo esempio è un ottimo spunto di riflessione per considerare e cercare di vivere in pienezza anche le proprie emozioni, non temerle ed esprimerle nella loro molteplicità, coniugandole con le altre componenti della persona umana: il pensiero (con i valori che orientano l’esistenza) e la volontà.
Maria Poetto
Psicoterapeuta
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