In questo numero
E LAVATI 'STE MANI di Domenico Sigalini

 


Pilato era solito, per Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Pilato disse loro: "Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?". Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: "Chi dei due volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!". Ed egli aggiunse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora urlarono: "Sia crocifisso!". Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla.
(Matteo 27, 15-24)

Aveva un posto di comando prestigioso in quella lontana provincia di Roma, ve l’avevano mandato perché lo sapevano capace di tenere a bada gente litigiosa.
Uno dei momenti più delicati, lui lo sapeva, era la Pasqua. Per quei giorni occorreva stare nella capitale per controllare i tumulti facili; quando gli ebrei si ritrovavano nel Tempio  rinasceva in cuore a tutti il sogno della libertà. C’era sempre qualche predicatore che si faceva un gruppo di seguaci scalmanati che si dovevano controllare.
Quest’anno ce n’è uno nuovo, ma la situazione è piuttosto strana. Questo non ce l’ha con i Romani, non fa attentati alle mie guardie. Questo crea disagio e mette in scacco il sinedrio, il loro governo interno. Sono contento. Hanno trovato qualcuno che li smaschera, perché quando vengono da me sono sempre dei serpenti: ti avvolgono, ti strisciano addosso e poi ti sferrano l’attacco finale.
Ma anche il potere pervasivo del Sinedrio non ce la fa a far tacere Gesù. Lo controllano dovunque, cercano di fargli terra bruciata attorno, ma non è sufficiente. Gesù li affronta sempre con coraggio e soprattutto li  obbliga a rientrare in se stessi, li mette davanti alla loro coscienza e alla loro responsabilità di ingessare Dio. L’unica soluzione  è di  eliminarlo definitivamente. È bene che uno muoia per la salvezza di tutti. Profetizzano pure; ma sotto le loro trame, Dio scrive il suo piano di salvezza. Pilato lo interroga e lo ascolta. Con lui può affrontare discorsi che da quelle parti non era facile sentire. La verità,  il potere, la dignità.
Si dichiara re, poverino, il solito esaltato. Se la prendono tanto per un uomo così sempliciotto che non fa del male a nessuno. Ma lasciatelo andare per la sua strada che con queste idee non può che far bene a voi, che non sapete ragionare, e alla gente.
E Pilato comincia  a fare una prima scivolata nella sua pigrizia, nel menefreghismo che lo caratterizza. Per questo usa astuzia, ma è solo incapacità di assumere le sue responsabilità.
Voi sapete che tutti gli anni vi faccio un regalo, quest’anno vi faccio scegliere o Barabba o Gesù. Non aveva calcolato che stavano eseguendo un piano dettagliato, pensato a lungo e scelgono proprio Barabba.
Allora fa flagellare per bene Gesù, tanto è lui che comanda, non c’è nessuna legge che lo consente, ma lui è la legge. Lo fa sfigurare per commuovere la gente, lo mostra così distrutto e senza dignità alla vista di tutti. Si è incaricato lui di fare la parte che avrebbero fatto bene i Giudei. Gli ha parlato di persona, gli è sembrato un caso da salvare, ma lo usa solo per misurare le sue paure. Infatti dice il Vangelo che dopo la stessa vista del sangue e sentendo che la piazza non demordeva, cominciò ad avere paura. Pavido era, non governatore. Ormai la china diventava sempre più scivolosa. Non poteva più riportarsi su posizioni di diritto o anche di forza; aveva cominciato a cedere. Ora gli serviva la forza di un uomo di carattere. Ma lui non ce l’aveva. Voleva liberarlo ma non voleva misurarsi con se stesso, con la vita di questo uomo che aveva cominciato ad apprezzare. Gli era balenata in testa una volontà pulita.
La nostra vita è fatta di tante belle intuizioni della verità, di nostalgie del bene, di propositi di generosità, di bontà, che non arrivano mai a destinazione. Perchè siamo fragili, ci mancano idee forti, visioni chiare della vita, consapevolezza di una nostra responsabilità, grinta e decisione.
Pilato tu non ci stai prendendo in giro, tu rappresenti tutti noi, tu vedi nel tuo cuore quello che non vorremmo vedere noi, tu vedi il tuo interesse, vedi la tua coscienza e decidi di startene fuori, di non prenderti responsabilità. Non vuoi darti dolore per gli altri anche se dipendono da te. Tu vuoi stare sempre a galla.
E allora, lavati ’ste maledette mani, fa la commedia di chi crede di non aver responsabilità. Una vita in più o in meno  che vuol dire? Ti basta portare fuori la pelle, anche se la coscienza si farà sentire e non potrai avere pace finché non tornerai ad ascoltarla. Ti auguriamo di incrociare ancora quel Gesù prima che muoia, perché non vi troverai nessuna traccia di odio, ma solo un amore che ti saprà dare ancora la sua pace.

Domenico Sigalini

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