Pilato era
solito, per Pasqua, rilasciare al popolo
un prigioniero, a loro scelta. Pilato disse
loro: "Chi volete che vi rilasci:
Barabba o Gesù chiamato il Cristo?".
Sapeva bene infatti che glielo avevano
consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti
e gli anziani persuasero la folla a richiedere
Barabba e a far morire Gesù. Allora
il governatore domandò: "Chi
dei due volete che vi rilasci?". Quelli
risposero: "Barabba!". Disse
loro Pilato: "Che farò dunque
di Gesù chiamato il Cristo?".
Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!".
Ed egli aggiunse: "Ma che male ha
fatto?". Essi allora urlarono: "Sia
crocifisso!". Pilato, visto che non
otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva
sempre più, presa dell’acqua,
si lavò le mani davanti alla folla.
(Matteo 27, 15-24)
Aveva un posto di comando prestigioso
in quella lontana provincia di Roma, ve
l’avevano mandato perché lo
sapevano capace di tenere a bada gente
litigiosa.
Uno dei momenti più delicati, lui lo sapeva, era la Pasqua. Per quei giorni
occorreva stare nella capitale per controllare i tumulti facili; quando gli ebrei
si ritrovavano nel Tempio rinasceva in cuore a tutti il sogno della libertà.
C’era sempre qualche predicatore che si faceva un gruppo di seguaci scalmanati
che si dovevano controllare.
Quest’anno ce n’è uno nuovo, ma la situazione è piuttosto
strana. Questo non ce l’ha con i Romani, non fa attentati alle mie guardie.
Questo crea disagio e mette in scacco il sinedrio, il loro governo interno. Sono
contento. Hanno trovato qualcuno che li smaschera, perché quando vengono
da me sono sempre dei serpenti: ti avvolgono, ti strisciano addosso e poi ti
sferrano l’attacco finale.
Ma anche il potere pervasivo del Sinedrio non ce la fa a far tacere Gesù.
Lo controllano dovunque, cercano di fargli terra bruciata attorno, ma non è sufficiente.
Gesù li affronta sempre con coraggio e soprattutto li obbliga a
rientrare in se stessi, li mette davanti alla loro coscienza e alla loro responsabilità di
ingessare Dio. L’unica soluzione è di eliminarlo definitivamente. È bene
che uno muoia per la salvezza di tutti. Profetizzano pure; ma sotto le loro trame,
Dio scrive il suo piano di salvezza. Pilato lo interroga e lo ascolta. Con lui
può affrontare discorsi che da quelle parti non era facile sentire. La
verità, il potere, la dignità.
Si dichiara re, poverino, il solito esaltato. Se la prendono tanto per un uomo
così sempliciotto che non fa del male a nessuno. Ma lasciatelo andare
per la sua strada che con queste idee non può che far bene a voi, che
non sapete ragionare, e alla gente.
E Pilato comincia a fare una prima scivolata nella sua pigrizia, nel menefreghismo
che lo caratterizza. Per questo usa astuzia, ma è solo incapacità di
assumere le sue responsabilità.
Voi sapete che tutti gli anni vi faccio un regalo, quest’anno vi faccio
scegliere o Barabba o Gesù. Non aveva calcolato che stavano eseguendo
un piano dettagliato, pensato a lungo e scelgono proprio Barabba.
Allora fa flagellare per bene Gesù, tanto è lui che comanda, non
c’è nessuna legge che lo consente, ma lui è la legge. Lo
fa sfigurare per commuovere la gente, lo mostra così distrutto e senza
dignità alla vista di tutti. Si è incaricato lui di fare la parte
che avrebbero fatto bene i Giudei. Gli ha parlato di persona, gli è sembrato
un caso da salvare, ma lo usa solo per misurare le sue paure. Infatti dice il
Vangelo che dopo la stessa vista del sangue e sentendo che la piazza non demordeva,
cominciò ad avere paura. Pavido era, non governatore. Ormai la china diventava
sempre più scivolosa. Non poteva più riportarsi su posizioni di
diritto o anche di forza; aveva cominciato a cedere. Ora gli serviva la forza
di un uomo di carattere. Ma lui non ce l’aveva. Voleva liberarlo ma non
voleva misurarsi con se stesso, con la vita di questo uomo che aveva cominciato
ad apprezzare. Gli era balenata in testa una volontà pulita.
La nostra vita è fatta di tante belle intuizioni della verità,
di nostalgie del bene, di propositi di generosità, di bontà, che
non arrivano mai a destinazione. Perchè siamo fragili, ci mancano idee
forti, visioni chiare della vita, consapevolezza di una nostra responsabilità,
grinta e decisione.
Pilato tu non ci stai prendendo in giro, tu rappresenti tutti noi, tu vedi nel
tuo cuore quello che non vorremmo vedere noi, tu vedi il tuo interesse, vedi
la tua coscienza e decidi di startene fuori, di non prenderti responsabilità.
Non vuoi darti dolore per gli altri anche se dipendono da te. Tu vuoi stare sempre
a galla.
E allora, lavati ’ste maledette mani, fa la commedia di chi crede di non
aver responsabilità. Una vita in più o in meno che vuol dire?
Ti basta portare fuori la pelle, anche se la coscienza si farà sentire
e non potrai avere pace finché non tornerai ad ascoltarla. Ti auguriamo
di incrociare ancora quel Gesù prima che muoia, perché non vi troverai
nessuna traccia di odio, ma solo un amore che ti saprà dare ancora la
sua pace.
Domenico Sigalini
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