Montagne di rifiuti, guerre fra politici
e magistrati, professori e studenti universitari
contro il Papa, morti in fabbrica, allarmi
sul futuro dell’economia. Il 2008 degli
italiani non poteva iniziare in modo più catastrofico.
Fra i pochi sorrisi strappati a una nazione
in profonda crisi d’identità,
una grande percentuale viene destinata a
una gioviale e coraggiosa sciatrice tirolese
di 27 anni, Denise Karbon, capace di vincere,
nello slalom gigante, quattro prove di Coppa
del Mondo consecutive, roba che non succedeva
dai tempi dell’immensa Deborah Compagnoni.
Gioie che a volte non sbocciano da sole,
perché dietro Denise salgono sul podio,
o ci arrivano vicino, le compagne di nazionale
Nicole Gius, Manuela Moelgg, Camilla Alfieri.
La nuova valanga rosa
Sulle piste innevate
anche i maschietti italiani danno per la
verità segni
di ripresa, grazie alle imprese di Massimiliano
Blardone e Manfred Moelgg (fratello di
Manuela), eppure non reggono il confronto
agonistico e mediatico con la nuova Valanga
Rosa, in grado di promettere soddisfazioni
pesanti in vista di Olimpiadi e Mondiali.
Se qualcosa stona in questo quadretto idilliaco,
dipende dalla televisione, una Rai che
snobba ripetutamente le vittorie di Denise
Karbon, confinando a lungo le dirette delle
sue gare al palinsesto del satellite prima
di trasmetterle sulle reti in chiaro. Copione
che si ripete a pochi mesi da un altro
trionfo, questa volta di squadra, ovvero
la Coppa del Mondo vinta dalle azzurre
del volley, che bissano in Giappone il
titolo europeo ottenuto in Belgio, dimostrandosi
la più forte nazionale femminile
di tutti i tempi e di tutti gli sport.
Un autentico spettacolo di armonia fisica
e perfezione tattica quello messo in scena
da Tai Aguero, la cubana diventata cittadina
italiana dopo tanti campionati nel nostro
Paese, Eleonora Lo Bianco, Simona Gioli,
Francesca Piccinini, Serena Ortolani, Sara
Anzanello, Jenny Barazza e via via le altre.
Ma anche in quel caso la Tv di Stato latita,
limitandosi alle trasmissioni di Raisat,
e dimostrando grave indifferenza nei confronti
di una disciplina sempre più seguita,
e soprattutto praticata, in particolare
dalle ragazze, felici di trovare nella
pallavolo un gioco per loro completo, dove
la grazia va assieme alla forza, e le soliste
affiorano da un gruppo unito.
Le italiane a Pechino
E dire che, come
succede con le sciatrici, lo sport italiano
punta moltissimo sulle giocatrici allenate
dal ct Massimo Barbolini, in partenza per
le Olimpiadi di Pechino con appiccicato
il ruolo ingrato delle favorite alla medaglia
d’oro. Nelle
gare a squadre è l’Italia
che fa più paura, certamente più dei
colleghi uomini, la cui qualificazione è appesa
a un filo esilissimo, ma anche dei calciatori,
solitamente in scarsa sintonia con il torneo
a cinque cerchi. Per trovare un’altra
disciplina collettiva dove si brinda sovente,
bisogna andare nella piscina della pallanuoto,
anche in questo caso femminile, con tanto
di oro conquistato agli scorsi Giochi di
Atene, mentre gli uomini attuali sembrano
lontani dal rendimento dei “Settebello” che
furono. D’altra parte, se le Olimpiadi
prevedessero un titolo per il tennis a
squadre, la nazionale maschile potrebbe
giocarselo con i raccattapalle, tutto il
contrario delle donne, nel 2006 vincitrici
della Fed Cup – la Coppa Davis femminile – e
nel 2007 sconfitte in finale dalla formidabile
Russia. Contrasto che non stupisce guardando
alle classifiche mondiali degli ultimi
anni, se non decenni: italiani praticamente
invisibili, e italiane sempre più ambiziose,
a cominciare da Francesca Schiavone, milanese
ventisettenne arrivata all’undicesimo
posto del ranking mondiale, finalmente
vincitrice di un torneo Wta (lo scorso
anno in Austria, a Bad Gastein), e capace
di battere perfino una numero uno come
la francese Amelie Mauresmo. Anche sulla “Schiavo” si
può scommettere qualcosa in vista
di Pechino, così come sulle altre
azzurre Flavia Pennetta Elia, Tatiana Garbin,
Roberta Vinci, Mara Santangelo.
Roba da donne
Speranze sempre più “rosa” per
lo sport italiano. Una linea di tendenza
che trova conferma nella scherma, dove
i maschi non reggono il confronto con le
moschettiere del fioretto guidate da Valentina
Vezzali e Margherita Granbnassi, e nel
nuoto, dove Alessia Filippi e Federica
Pellegrini vanno a Pechino da favorite
quanto Filippo Magnini. Perfino in discipline
che in Italia sono per tradizione “roba
da uomini”, ci sono donne che sgomitano
alla grande. Nell’atletica leggera,
con tutto il rispetto per il lunghista
Andrew Howe, la scoperta più straordinaria
del 2007 si chiama Antonietta Di Martino,
trentenne campana di Cava de’ Tirreni,
medaglia d’argento ai Mondiali di
Osaka (come Howe), capace di battere lo
storico record italiano (ed ex mondiale)
di Sara Simeoni: un 2,01 che ha portato
a 2,03, “volando” 44 centimetri
sopra la propria statura. Quanto al ciclismo,
i Mondiali su strada del 2007 hanno sì laureato
per la seconda volta il favorito Paolo
Bettini, ma anche quella che nessuno si
aspettava, una Marta Bastianelli, 20 anni
da Velletri, braccia al cielo sul traguardo
di Stoccarda al termine di una fantastica
fuga solitaria.
Che poi, a guardare meglio com’è andata,
nemmeno quest’ultimo è stato
un dono piovuto dal cielo, bensì il
frutto del micidiale gioco di squadra che
ha portato Marta alla maglia iridata con
la fondamentale collaborazione di Giorgia
Bronzini, finita terza (“nomen omen”,
dicevano i latini) e di Naomi Cantele,
piazzatasi al quinto posto.
Italiane toste, compatte, all’occorrenza
eroiche come Denise Karbon, giunta sul
gradino più alto del podio dopo
undici operazioni chirurgiche sparse fra
gambe e braccia, e perfino mamme come la
pallavolista Simona Gioli, campionessa
d’Europa un anno dopo avere scodellato
uno stupendo Gabriele. Ma anche italiane
dimenticate in un Paese che sembra abbia
altro a cui pensare. Magari alle “monnezze”,
al malcostume, agli scandali e alle risse
di un palazzo dove, guarda un po’,
gli uomini continuano a farla da padroni.
In controtendenza rispetto a un mondo dove
gli Stati Uniti potrebbero avere in Hillary
Clinton la prima presidentessa della loro
storia, la Germania ha trovato in Angela
Merkel la premier della rinascita economica,
e la Francia ha appena avuto in Segolene
Royal la grande avversaria del presidente
eletto Sarkozy.
In Italia, a destra come
a sinistra, non si profilano favorite in
corsa per un palazzo Chigi o un Quirinale
del futuro. Così alle
donne resta lo sport. Dove per altro si vince
rispettando le regole, e non ignorandole
del tutto.
Stefano Ferrio |