In questo numero
DONNE DA PODIO di Stefano Ferrio

Italiane toste, compatte, all’occorrenza eroiche
e se alle “monnezze”, al malcostume, agli scandali
e alle risse di un palazzo dove, guarda un po’,
gli uomini continuano a farla da padroni,
almeno nello sport, le donne emergono e vincono.


Montagne di rifiuti, guerre fra politici e magistrati, professori e studenti universitari contro il Papa, morti in fabbrica, allarmi sul futuro dell’economia. Il 2008 degli italiani non poteva iniziare in modo più catastrofico. Fra i pochi sorrisi strappati a una nazione in profonda crisi d’identità, una grande percentuale viene destinata a una gioviale e coraggiosa sciatrice tirolese di 27 anni, Denise Karbon, capace di vincere, nello slalom gigante, quattro prove di Coppa del Mondo consecutive, roba che non succedeva dai tempi dell’immensa Deborah Compagnoni. Gioie che a volte non sbocciano da sole, perché dietro Denise salgono sul podio, o ci arrivano vicino, le compagne di nazionale Nicole Gius, Manuela Moelgg, Camilla Alfieri.

La nuova valanga rosa
Sulle piste innevate anche i maschietti italiani danno per la verità segni di ripresa, grazie alle imprese di Massimiliano Blardone e Manfred Moelgg (fratello di Manuela), eppure non reggono il confronto agonistico e mediatico con la nuova Valanga Rosa, in grado di promettere soddisfazioni pesanti in vista di Olimpiadi e Mondiali. Se qualcosa stona in questo quadretto idilliaco, dipende dalla televisione, una Rai che snobba ripetutamente le vittorie di Denise Karbon, confinando a lungo le dirette delle sue gare al palinsesto del satellite prima di trasmetterle sulle reti in chiaro. Copione che si ripete a pochi mesi da un altro trionfo, questa volta di squadra, ovvero la Coppa del Mondo vinta dalle azzurre del volley, che bissano in Giappone il titolo europeo ottenuto in Belgio, dimostrandosi la più forte nazionale femminile di tutti i tempi e di tutti gli sport.
Un autentico spettacolo di armonia fisica e perfezione tattica quello messo in scena da Tai Aguero, la cubana diventata cittadina italiana dopo tanti campionati nel nostro Paese, Eleonora Lo Bianco, Simona Gioli, Francesca Piccinini, Serena Ortolani, Sara Anzanello, Jenny Barazza e via via le altre. Ma anche in quel caso la Tv di Stato latita, limitandosi alle trasmissioni di Raisat, e dimostrando grave indifferenza nei confronti di una disciplina sempre più seguita, e soprattutto praticata, in particolare dalle ragazze, felici di trovare nella pallavolo un gioco per loro completo, dove la grazia va assieme alla forza, e le soliste affiorano da un gruppo unito.

Le italiane a Pechino
E dire che, come succede con le sciatrici, lo sport italiano punta moltissimo sulle giocatrici allenate dal ct Massimo Barbolini, in partenza per le Olimpiadi di Pechino con appiccicato il ruolo ingrato delle favorite alla medaglia d’oro. Nelle gare a squadre è l’Italia che fa più paura, certamente più dei colleghi uomini, la cui qualificazione è appesa a un filo esilissimo, ma anche dei calciatori, solitamente in scarsa sintonia con il torneo a cinque cerchi. Per trovare un’altra disciplina collettiva dove si brinda sovente, bisogna andare nella piscina della pallanuoto, anche in questo caso femminile, con tanto di oro conquistato agli scorsi Giochi di Atene, mentre gli uomini attuali sembrano lontani dal rendimento dei “Settebello” che furono. D’altra parte, se le Olimpiadi prevedessero un titolo per il tennis a squadre, la nazionale maschile potrebbe giocarselo con i raccattapalle, tutto il contrario delle donne, nel 2006 vincitrici della Fed Cup – la Coppa Davis femminile – e nel 2007 sconfitte in finale dalla formidabile Russia. Contrasto che non stupisce guardando alle classifiche mondiali degli ultimi anni, se non decenni: italiani praticamente invisibili, e italiane sempre più ambiziose, a cominciare da Francesca Schiavone, milanese ventisettenne arrivata all’undicesimo posto del ranking mondiale, finalmente vincitrice di un torneo Wta (lo scorso anno in Austria, a Bad Gastein), e capace di battere perfino una numero uno come la francese Amelie Mauresmo. Anche sulla “Schiavo” si può scommettere qualcosa in vista di Pechino, così come sulle altre azzurre Flavia Pennetta Elia, Tatiana Garbin, Roberta Vinci, Mara Santangelo.

Roba da donne
Speranze sempre più “rosa” per lo sport italiano. Una linea di tendenza che trova conferma nella scherma, dove i maschi non reggono il confronto con le moschettiere del fioretto guidate da Valentina Vezzali e Margherita Granbnassi, e nel nuoto, dove Alessia Filippi e Federica Pellegrini vanno a Pechino da favorite quanto Filippo Magnini. Perfino in discipline che in Italia sono per tradizione “roba da uomini”, ci sono donne che sgomitano alla grande. Nell’atletica leggera, con tutto il rispetto per il lunghista Andrew Howe, la scoperta più straordinaria del 2007 si chiama Antonietta Di Martino, trentenne campana di Cava de’ Tirreni, medaglia d’argento ai Mondiali di Osaka (come Howe), capace di battere lo storico record italiano (ed ex mondiale) di Sara Simeoni: un 2,01 che ha portato a 2,03, “volando” 44 centimetri sopra la propria statura. Quanto al ciclismo, i Mondiali su strada del 2007 hanno sì laureato per la seconda volta il favorito Paolo Bettini, ma anche quella che nessuno si aspettava, una Marta Bastianelli, 20 anni da Velletri, braccia al cielo sul traguardo di Stoccarda al termine di una fantastica fuga solitaria.
Che poi, a guardare meglio com’è andata, nemmeno quest’ultimo è stato un dono piovuto dal cielo, bensì il frutto del micidiale gioco di squadra che ha portato Marta alla maglia iridata con la fondamentale collaborazione di Giorgia Bronzini, finita terza (“nomen omen”, dicevano i latini) e di Naomi Cantele, piazzatasi al quinto posto.
Italiane toste, compatte, all’occorrenza eroiche come Denise Karbon, giunta sul gradino più alto del podio dopo undici operazioni chirurgiche sparse fra gambe e braccia, e perfino mamme come la pallavolista Simona Gioli, campionessa d’Europa un anno dopo avere scodellato uno stupendo Gabriele. Ma anche italiane dimenticate in un Paese che sembra abbia altro a cui pensare. Magari alle “monnezze”, al malcostume, agli scandali e alle risse di un palazzo dove, guarda un po’, gli uomini continuano a farla da padroni. In controtendenza rispetto a un mondo dove gli Stati Uniti potrebbero avere in Hillary Clinton la prima presidentessa della loro storia, la Germania ha trovato in Angela Merkel la premier della rinascita economica, e la Francia ha appena avuto in Segolene Royal la grande avversaria del presidente eletto Sarkozy.
In Italia, a destra come a sinistra, non si profilano favorite in corsa per un palazzo Chigi o un Quirinale del futuro. Così alle donne resta lo sport. Dove per altro si vince rispettando le regole, e non ignorandole del tutto.

Stefano Ferrio

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