L’invito è perentorio. “Desidererei
discutere con ragazzi/e capaci di un discorso
serio: esiste o no l’amicizia ‘vera’? È possibile
l’amicizia pura, cioè priva
di qualsiasi altro sentimento, tra uomo e
donna, tra ragazzo e ragazza”?
Tra i problemi dell’adolescenza spiccano per vivacità e attenzione
loro accordata quelli relativi alla vita affettiva e alla sessualità.
Sotto un certo aspetto, più che di ‘problema’ bisognerebbe
parlare di ‘scoperta’, di ‘gioioso incontro’ o comunque
usare una terminologia più osannante, meglio ritagliata su queste verdi
coppiette che vediamo a braccetto per lo ’struscio’ delle nostre
città, la mano destra di lei infilata nella tasca sinistra posteriore
dei jeans di lui, o appoggiati a una colonna in ineffabile colloquio, tra un
abbraccio e un bacetto e i clacson che suonano.
Quello che però che balza subito all’occhio, è la fragilità del
rapporto, a parte il fatto che, nella nostra cultura high tech basta
un sms traditore a mandare tutto all’aria. Ma il rapporto iniziale
fa toccare il cielo col dito. “Qualche mese fa mi sono innamorato – scrive
Franco Castelli – e ho visto cambiare in poco tempo il mio modo di vedere
le cose, miei pensieri hanno mutato direzione. Ero felice di essere innamorato
e di essere amato”. Felicità fragile finita presto in frantumi. “Poi,
purtroppo anche l’amore se n’è andato e con esso i buoni propositi.
Sono tornato a essere l'egoista di prima, un po’ più pessimista
di quanto non fossi mai stato”.
Appare il pessimismo, vero protagonista di questi diari amorosi. Appare in modo
così uniforme e costante da far credere che corrisponda a una effettiva
realtà, realtà che ha risvolti curiosi come il fatto che i maschi ‘seri’ accusino
le femmine di quegli stessi difetti che queste rinfacciano ai maschi. Un certame
antico, collaudato. “Vivo – scrive Armando Villa da Napoli – con
gente, e soprattutto con ragazze, abili solo ad affogare in una palude di conformismo
ottuso e arido, satollato di moda da grandi magazzini o canzonette da festival
e cantagiro. Spiccano inoltre per una incapacità congenita di dare un
affetto autentico, maturo, senza altri limiti che quelli della sincerità.
Esiste un modo reale per dialogare con una coetanea con la ‘garanzia dell’autenticità’?”.
E Mario Imberti di Centallo, un paesino del cuneese: “In seguito al contatto
con le mie conoscenze femminili, ero pervenuto a una concezione e a un giudizio
letteralmente pieno di disgusto sul gentil sesso. Le ragazze che conosco sono
tutte, chi più chi meno, superficiali, volubili, frivole, puerili”.
E adesso la palla alle ragazze, che non sono meno aggressive. “Siamo due
ragazze di 17 anni, sole, in un ambiente che non offre possibilità di
conoscere se non giovani superficiali, i cui unici interessi sono feste, vestiti,
canzonette” (Maria Rita Butti e Antonella Cazzanca, Milano). Ultimo appello. “Vorrei
cercare tra i lettori di DN qualcuno che voglia creare una vera amicizia, quella
stessa che vado cercando inutilmente. La maggior parte di coloro che mi hanno
cercato fino ad ora non sono altro che utilitaristi” (Paola Taglione, Omegna).
Si cercano ma non si incontrano
Affiora in
questi scritti un antagonismo che sembra
rivelare una certa difficoltà a
conoscersi, a intendersi, a ‘rispondersi’ adeguatamente
sul piano affettivo. Si direbbe che ‘si
cercano’ ma non ’si incontrano’.
Dopo i primi entusiastici approcci sentimentali
segue quasi sempre un periodo di difficoltà,
di incomprensioni, di delusioni, fino al ‘lasciarsi’,
spesso di vicendevole accordo, anche se
doloroso per entrambi. Il caso più recente
capitato a me. Un lui e una lei, bravissimi
ragazzi, impiegati nella stessa azienda,
giorni liberi in calendario, progettano
un’affascinante vacanza sulla Costa
Azzurra. Non fanno tempo di sporcarsi i
piedi nella sabbia che l’intesa salta,
lei di qua e lui di là, tutto finito.
Dolori. E a far saltare è stata
la ragazza che ha rivendicato la sua libertà.
Si direbbe che l’amicizia, un rapporto
denso di significato emotivo ed esistenziale,
tanto ricercata con una determinata persona,
sveli improvvisamente, proprio nell’atto
della sua concretizzazione, dei limiti,
delle riserve, delle manchevolezze ‘insopportabili’ che
vengono vissute a seconda dei soggetti,
come ‘tradimento’, ‘inganno’, ‘sbaglio
di persona’ Con il rischio successivo
di isolamento e depressione. O, nella maggior
parte, nella ricerca di nuove esperienze,
di una amicizia, questa volta ‘nuova’, ‘veramente
totale’, ‘leale, autentica’.
Indice di quella ingente riserva energetica
che caratterizza l’adolescenza. “Di
amici o amicizia forse non ho mai capito
il significato, per il semplice fatto che
di amici aperti al dialogo non ne ho avuti
mai… Ho dei problemi e non so a
chi rivolgermi, l’affetto non ho
mai saputo cosa fosse, l’amore sincero
neppure… Cerco delle persone che
abbiano degli interessi veri, che abbiano
un motivo, uno scopo per vivere” (Maria
Pia Padovan, Venezia). E ancora: “Oggi è finita
la commedia, sì, gli altri ti stanno
vicino solo quando trovano un interesse,
poi ti voltano le spalle. Quanta falsità e
ingiustizia! Vorrei tanto corrispondere
con persone che potrebbero sollevarmi dallo
stato in cui mi trovo” (Maria Silvestri,
Termoli). O ancora, per concludere : “Ho
molti problemi che mi angosciano, ma ho
molta fiducia che qualcuno mi offra la
sua amicizia. Che cosa c’è di
più bello dell’Amicizia?” (
Renzo Guiotto, Campodarsego).
Importante l’approvazione
della famiglia
Ma torniamo all’interrogativo iniziale: è possibile
una vera amicizia tra ragazzi e ragazze
che non sconfini poi nell’innamoramento
e nell’amore? È un problema,
fra l’altro, di orgoglio personale:
riuscire a essere ‘amico’ di
una persona dell’altro sesso, amico
di tutti, serenamente, senza ‘cadere’ nell’innamoramento. “Desidererei
discutere con i ragazzi e le ragazze che
conosco: esiste o no l’amicizia vera? È possibile
l’amicizia pura, cioè priva
di qualsiasi altro sentimento di natura
diversa, tra uomo e donna?” (Tina
Franco, Brindisi). “Vorrei chiedervi
se credete nella vera e disinteressata
amicizia: io, fino ad oggi, non ho avuto
altro che esperienze negative” (Emilio
Di Mauro, Napoli).
Credo sia importante esaminare la causa
di questo interesse per una questione la
cui soluzione in fondo è inutile,
in quanto non è un sì o un
no teorico che risolve il problema. Eppure
sapere chiaramente, sia pure a livello
teorico, se ‘è possibile l’amicizia
tra ragazzi e ragazze’ resta per
gli adolescenti un problema aperto. Perché?
Punto fondamentale: l’adolescente
sta ‘uscendo’ dalla famiglia.
Questo gli causa un senso profondo di incertezza
e di solitudine. Nonostante le apparenze,
resta per lui molto importante l’approvazione
della famiglia per le sue intraprese. Ma
deve dimostrare che quanto egli fa, nonostante
forse il parere degli adulti, è ‘ragionevole’,
anzi è ‘giusto e doveroso’.
Ecco allora l’importanza delle ’discussioni’ sulle
amicizie ragazzi–ragazze nell’ambito
familiare. Sono un momento rassicurante
e orientante. Nonostante la maggior permissività di
costumi, l’amore tra adolescenti
in genere è visto con diffidenza
dalle famiglie, che se ne preoccupano per
eventuali sbandamenti affettivi. L’adolescente
avverte questo senso di preoccupazione
e disapprovazione per le sue aperture affettivo–sessuali
e cerca delle vie di uscita per giustificarle.
La discussione ragazzi–ragazze è una
di queste vie. Dimostrare che è possibile
una bella, serena, pulita amicizia. Dimostrare
che questo è indice di raggiunta
maturità.
Coppie si formano, coppie
si sciolgono…
Nonostante tutto,
c’è l’impressione
che la diffidenza degli adulti sulla possibilità di
una pura e semplice amicizia tra ragazzi
e ragazze non sia del tutto infondata.
Nonostante tutte le buone e sincere intenzioni
dei ragazzi, gli adolescenti cercano nelle
loro amicizie, realmente o simbolicamente,
esplicitamente o inconsciamente, quell’incontro
esclusivo ‘io–tu’ che
costituisce il nucleo centrale dell’amore.
La cosa può sembrare contraddittoria,
ma solo in apparenza. L’adolescente è portato
a concretizzare la sua idea di amore ‘leale,
costante, aperto, arioso, sereno’ ecc.
in un ‘Amore’, salvo poi a
essere deluso dalla sua realizzazione concreta
in una persona concreta. E allora ritenta
con un’altra persona, con altre premesse
e altri propositi. Egli pencola continuamente
tra il bisogno del concreto e la non–accettazione
del concreto, che spesso si rivela mortificante
rispetto alle attese. Le infatuazioni sono
all’ordine del giorno. È facile verificarlo nell’esperienza diretta. Tutti i giorni possiamo
vedere ‘gruppi’ di amici assottigliarsi poco a poco perché si
dividono ben presto in ‘coppie’, le quali fanno vita a sé:
lui con la ‘sua ragazza’, lei col ‘suo ragazzo’, fino
a quando le coppie non si divideranno di nuovo e riconfluiranno eventualmente
in altri ‘gruppi’ dentro i quali, magari, ricompariranno altre
scelte, altre coppie. Ancora e nuovamente ‘lei col suo ragazzo’ e ‘lui
con la sua ragazza’. È il tirocinio dell’amore, il gioco
delle esperienze. È vero che questo si verifica più di rado in
gruppi ben strutturati e integrati da un comune ideale ‘impegnato’ (gruppi
di spiritualità, gruppi caritativi, gruppi di ispirazione politica e
sociale, ecc). In questi gruppi i giovani sembrano realizzare veramente l’amicizia
e non manifestano in maniera vistosa fenomeni di ‘divisione per innamoramento’.
Ma qui gioca il fattore di una forte integrazione al gruppo.
Quando invece, come capita nella maggior
parte dei casi, le amicizie sorgono fuori
da gruppi del genere, avviene quanto è stato
detto. In questi casi l’avere ‘ la
ragazza’ o ‘il ragazzo’ svolge
anche un’azione sociale necessaria
per questa età. Strappa l’adolescente
dalla sua marginalità psicologica
e sociale. Il o la partner diventa un punto
di riferimento, uno specchio di fronte
al quale ci si può definire, trovare
una propria identità, magari identificandosi
col mondo adulto.
Una volta che la scintilla dell’amore è scoccata,
si avrà l’evoluzione degli
atteggiamenti e delle intimità richieste
dai contenuti personali che si investono,
dalle inibizioni o dalle stimolazioni cui
si è sottoposti, dai pregiudizi
o dalle spregiudicatezze di cui si è vittime.
Inizia poi il ‘fatto sessuale’ esplicito,
che può essere vissuto come problema
equilibrante in certi casi, involutivo
in altri. Si apre a questo punto il discorso
sul comportamento giovanile sessuale.
Nell’educare alla sessualità sono
ugualmente controproducenti il no rigido
e ingiustificato e la totale permissività.
Un atteggiamento negativistico radicale
costringe i giovani ‘trasgressori’ ad
agire di nascosto, precludendosi così la
possibilità di discutere ed eventualmente ‘rabberciare’ gli
errori commessi. La permissività facilona
e rinunciataria può impedire al
giovane la giusta visione di sé e
del mondo, allontanandolo da quel rapporto
di oggettività, condizione prima
per assumere in pienezza la complessità del
reale in tutte le sue componenti, lasciando
ipercrescere le pulsioni istintuali slegate
dal principio di realtà. Occorre
invece aiutare il giovane a vedere chiaramente
la realtà sessuale, le sue componenti
psichiche e sociali, le implicanze nel
quadro più ampio della vita. A questo
punto si può inserire il discorso
morale.
Le amicizie tra ragazzi e ragazze
“In un passato anche recente – osserva
Guido Gatti, docente di Teologia morale
al Pontificio Ateneo Salesiano in Roma – il
costume sociale medio nutriva una diffidenza
abbastanza radicale nei confronti di queste
forme di frequentazione e di amicizia tra
ragazzi e ragazze. L’evoluzione socioculturale
degli ultimi decenni ha travolto molte
di queste resistenze del costume e della
prassi educativa. Anche la pastorale si è venuta
gradualmente convincendo delle possibilità positive
offerte da contatti educativi, opportunamente
gestiti, tra ragazzi e ragazze. La valutazione
morale di queste amicizie – prosegue
Gatti – soprattutto durante l’adolescenza,
non può dunque essere pregiudizialmente
negativa. Vi sono forme di amicizia tra
ragazzi e ragazze che, per la serenità,
rispetto reciproco, padronanza di sé,
comune dedizione a compiti seri e coinvolgenti
da cui sono contrassegnate, vanno giudicate
in maniera positiva”. Lo studioso
di morale però mette sull’avviso. “Ma
vi sono forme di amicizia che non sono
sulla linea della crescita dell’amore,
anzi rappresentano per esso una minaccia
e un impoverimento. Così è,
ad esempio, di quei rapporti che vengono
condotti in un clima generale di disimpegno
e di giocosità. L’amore, in
questi casi, cede il campo all’attrazione
sessuale e alla gratificazione facile e
immediata. Le possibilità dell’evoluzione
psicosessuale vengono così rapidamente
bruciate da esperienze intempestive e banali,
che finiscono per condurre all’incapacità di
credere all’amore e all’inaridimento
della personalità.
Altre volte, proprio
le amicizie migliori possono andare incontro
al pericolo opposto. I protagonisti si lasciano
abbagliare dal clima magico dei loro sentimenti
e lo idealizzano fino al punto da scambiarlo
per un amore vero, già perfettamente maturo e responsabile,
capace di segnare di sé tutta una
esistenza e di fondare quella comunione di
vita che è il matrimonio. Da queste
forme di innamoramento illusorio, possono
nascere unioni precoci purtroppo votate a
un fallimento altrettanto precoce o all’infelicità”.
E lo studioso conclude. “La morale
giovanile non può escludere del tutto
un certo carattere di gradualità e
di sperimentalità. Eventuali incertezze
e dubbi marginali, rispetto alla strada maestra
di ciò che è giusto in assoluto,
sono facilmente preventivabili e accettabili.
Esse perciò non vanno giudicate troppo
severamente, quando c’è una
globale volontà di crescita e di superamento” (G.
Gatti, Manuale di teologia morale,
Elledici, Leumann Torino 2001, 435–436).
Carlo Fiore |