In questo numero
AMICIZIE E AMORI FRAGILI di Carlo Fiore

Incontrarsi e dirsi addio:
è spesso la logica delle prime,
e a volte non soltanto delle prime,
esperienze sentimentali.
Le amicizie tra ragazzi e ragazze:
positive con qualche rischio,
se abbandonate all’abbagliante
clima magico dei sentimenti.


L’invito è perentorio. “Desidererei discutere con ragazzi/e capaci di un discorso serio: esiste o no l’amicizia ‘vera’? È possibile l’amicizia pura, cioè priva di qualsiasi altro sentimento, tra uomo e donna, tra ragazzo e ragazza”?
Tra i problemi dell’adolescenza spiccano per vivacità e attenzione loro accordata quelli relativi alla vita affettiva e alla sessualità. Sotto un certo aspetto, più che di ‘problema’ bisognerebbe parlare di ‘scoperta’, di ‘gioioso incontro’ o comunque usare una terminologia più osannante, meglio ritagliata su queste verdi coppiette che vediamo a braccetto per lo ’struscio’ delle nostre città, la mano destra di lei infilata nella tasca sinistra posteriore dei jeans di lui, o appoggiati a una colonna in ineffabile colloquio, tra un abbraccio e un bacetto e i clacson che suonano.
 Quello che però che balza subito all’occhio, è la fragilità del rapporto, a parte il fatto che, nella nostra cultura high tech basta un sms traditore a mandare tutto all’aria. Ma il rapporto iniziale fa toccare il cielo col dito. “Qualche mese fa mi sono innamorato – scrive Franco Castelli – e ho visto cambiare in poco tempo il mio modo di vedere le cose, miei pensieri hanno mutato direzione. Ero felice di essere innamorato e di essere amato”. Felicità fragile finita presto in frantumi. “Poi, purtroppo anche l’amore se n’è andato e con esso i buoni propositi. Sono tornato a essere l'egoista di prima, un po’ più pessimista di quanto non fossi mai stato”.
Appare il pessimismo, vero protagonista di questi diari amorosi. Appare in modo così uniforme e costante da far credere che corrisponda a una effettiva realtà, realtà che ha risvolti curiosi come il fatto che i maschi ‘seri’ accusino le femmine di quegli stessi difetti che queste rinfacciano ai maschi. Un certame antico, collaudato. “Vivo – scrive Armando Villa da Napoli – con gente, e soprattutto con ragazze, abili solo ad affogare in una palude di conformismo ottuso e arido, satollato di moda da grandi magazzini o canzonette da festival e cantagiro. Spiccano inoltre per una incapacità congenita di dare un affetto autentico, maturo, senza altri limiti che quelli della sincerità. Esiste un modo reale per dialogare con una coetanea con la ‘garanzia dell’autenticità’?”. E Mario Imberti di Centallo, un paesino del cuneese: “In seguito al contatto con le mie conoscenze femminili, ero pervenuto a una concezione e a un giudizio letteralmente pieno di disgusto sul gentil sesso. Le ragazze che conosco sono tutte, chi più chi meno, superficiali, volubili, frivole, puerili”.
E adesso la palla alle ragazze, che non sono meno aggressive. “Siamo due ragazze di 17 anni, sole, in un ambiente che non offre possibilità di conoscere se non giovani superficiali, i cui unici interessi sono feste, vestiti, canzonette” (Maria Rita Butti e Antonella Cazzanca, Milano). Ultimo appello. “Vorrei cercare tra i lettori di DN qualcuno che voglia creare una vera amicizia, quella stessa che vado cercando inutilmente. La maggior parte di coloro che mi hanno cercato fino ad ora non sono altro che utilitaristi” (Paola Taglione, Omegna).

Si cercano ma non si incontrano
Affiora in questi scritti un antagonismo che sembra rivelare una certa difficoltà a conoscersi, a intendersi, a ‘rispondersi’ adeguatamente sul piano affettivo. Si direbbe che ‘si cercano’ ma non ’si incontrano’. Dopo i primi entusiastici approcci sentimentali segue quasi sempre un periodo di difficoltà, di incomprensioni, di delusioni, fino al ‘lasciarsi’, spesso di vicendevole accordo, anche se doloroso per entrambi. Il caso più recente capitato a me. Un lui e una lei, bravissimi ragazzi, impiegati nella stessa azienda, giorni liberi in calendario, progettano un’affascinante vacanza sulla Costa Azzurra. Non fanno tempo di sporcarsi i piedi nella sabbia che l’intesa salta, lei di qua e lui di là, tutto finito. Dolori. E a far saltare è stata la ragazza che ha rivendicato la sua libertà.
Si direbbe che l’amicizia, un rapporto denso di significato emotivo ed esistenziale, tanto ricercata con una determinata persona, sveli improvvisamente, proprio nell’atto della sua concretizzazione, dei limiti, delle riserve, delle manchevolezze ‘insopportabili’ che vengono vissute a seconda dei soggetti, come ‘tradimento’, ‘inganno’, ‘sbaglio di persona’ Con il rischio successivo di isolamento e depressione. O, nella maggior parte, nella ricerca di nuove esperienze, di una amicizia, questa volta ‘nuova’, ‘veramente totale’, ‘leale, autentica’. Indice di quella ingente riserva energetica che caratterizza l’adolescenza. “Di amici o amicizia forse non ho mai capito il significato, per il semplice fatto che di amici aperti al dialogo non ne ho avuti mai… Ho dei problemi e non so a chi rivolgermi, l’affetto non ho mai saputo cosa fosse, l’amore sincero neppure… Cerco delle persone che abbiano degli interessi veri, che abbiano un motivo, uno scopo per vivere” (Maria Pia Padovan, Venezia). E ancora: “Oggi è finita la commedia, sì, gli altri ti stanno vicino solo quando trovano un interesse, poi ti voltano le spalle. Quanta falsità e ingiustizia! Vorrei tanto corrispondere con persone che potrebbero sollevarmi dallo stato in cui mi trovo” (Maria Silvestri, Termoli). O ancora, per concludere : “Ho molti problemi che mi angosciano, ma ho molta fiducia che qualcuno mi offra la sua amicizia. Che cosa c’è di più bello dell’Amicizia?” ( Renzo Guiotto, Campodarsego).

Importante l’approvazione della famiglia
Ma torniamo all’interrogativo iniziale: è possibile una vera amicizia tra ragazzi e ragazze che non sconfini poi nell’innamoramento e nell’amore? È un problema, fra l’altro, di orgoglio personale: riuscire a essere ‘amico’ di una persona dell’altro sesso, amico di tutti, serenamente, senza ‘cadere’ nell’innamoramento. “Desidererei discutere con i ragazzi e le ragazze che conosco: esiste o no l’amicizia vera? È possibile l’amicizia pura, cioè priva di qualsiasi altro sentimento di natura diversa, tra uomo e donna?” (Tina Franco, Brindisi). “Vorrei chiedervi se credete nella vera e disinteressata amicizia: io, fino ad oggi, non ho avuto altro che esperienze negative” (Emilio Di Mauro, Napoli).
Credo sia importante esaminare la causa di questo interesse per una questione la cui soluzione in fondo è inutile, in quanto non è un sì o un no teorico che risolve il problema. Eppure sapere chiaramente, sia pure a livello teorico, se ‘è possibile l’amicizia tra ragazzi e ragazze’ resta per gli adolescenti un problema aperto. Perché?
Punto fondamentale: l’adolescente sta ‘uscendo’ dalla famiglia. Questo gli causa un senso profondo di incertezza e di solitudine. Nonostante le apparenze, resta per lui molto importante l’approvazione della famiglia per le sue intraprese. Ma deve dimostrare che quanto egli fa, nonostante forse il parere degli adulti, è ‘ragionevole’, anzi è ‘giusto e doveroso’. Ecco allora l’importanza delle ’discussioni’ sulle amicizie ragazzi–ragazze nell’ambito familiare. Sono un momento rassicurante e orientante. Nonostante la maggior permissività di costumi, l’amore tra adolescenti in genere è visto con diffidenza dalle famiglie, che se ne preoccupano per eventuali sbandamenti affettivi. L’adolescente avverte questo senso di preoccupazione e disapprovazione per le sue aperture affettivo–sessuali e cerca delle vie di uscita per giustificarle. La discussione ragazzi–ragazze è una di queste vie. Dimostrare che è possibile una bella, serena, pulita amicizia. Dimostrare che questo è indice di raggiunta maturità.

Coppie si formano, coppie si sciolgono…
Nonostante tutto, c’è l’impressione che la diffidenza degli adulti sulla possibilità di una pura e semplice amicizia tra ragazzi e ragazze non sia del tutto infondata. Nonostante tutte le buone e sincere intenzioni dei ragazzi, gli adolescenti cercano nelle loro amicizie, realmente o simbolicamente, esplicitamente o inconsciamente, quell’incontro esclusivo ‘io–tu’ che costituisce il nucleo centrale dell’amore. La cosa può sembrare contraddittoria, ma solo in apparenza. L’adolescente è portato a concretizzare la sua idea di amore ‘leale, costante, aperto, arioso, sereno’ ecc. in un ‘Amore’, salvo poi a essere deluso dalla sua realizzazione concreta in una persona concreta. E allora ritenta con un’altra persona, con altre premesse e altri propositi. Egli pencola continuamente tra il bisogno del concreto e la non–accettazione del concreto, che spesso si rivela mortificante rispetto alle attese. Le infatuazioni sono all’ordine del giorno.
È facile verificarlo nell’esperienza diretta. Tutti i giorni possiamo vedere ‘gruppi’ di amici assottigliarsi poco a poco perché si dividono ben presto in ‘coppie’, le quali fanno vita a sé: lui con la ‘sua ragazza’, lei col ‘suo ragazzo’, fino a quando le coppie non si divideranno di nuovo e riconfluiranno eventualmente in altri ‘gruppi’ dentro i quali, magari, ricompariranno altre scelte, altre coppie. Ancora e nuovamente ‘lei col suo ragazzo’ e ‘lui con la sua ragazza’. È il tirocinio dell’amore, il gioco delle esperienze. È vero che questo si verifica più di rado in gruppi ben strutturati e integrati da un comune ideale ‘impegnato’ (gruppi di spiritualità, gruppi caritativi, gruppi di ispirazione politica e sociale, ecc). In questi gruppi i giovani sembrano realizzare veramente l’amicizia e non manifestano in maniera vistosa fenomeni di ‘divisione per innamoramento’. Ma qui gioca il fattore di una forte integrazione al gruppo.
Quando invece, come capita nella maggior parte dei casi, le amicizie sorgono fuori da gruppi del genere, avviene quanto è stato detto. In questi casi l’avere ‘ la ragazza’ o ‘il ragazzo’ svolge anche un’azione sociale necessaria per questa età. Strappa l’adolescente dalla sua marginalità psicologica e sociale. Il o la partner diventa un punto di riferimento, uno specchio di fronte al quale ci si può definire, trovare una propria identità, magari identificandosi col mondo adulto.
Una volta che la scintilla dell’amore è scoccata, si avrà l’evoluzione degli atteggiamenti e delle intimità richieste dai contenuti personali che si investono, dalle inibizioni o dalle stimolazioni cui si è sottoposti, dai pregiudizi o dalle spregiudicatezze di cui si è vittime. Inizia poi il ‘fatto sessuale’ esplicito, che può essere vissuto come problema equilibrante in certi casi, involutivo in altri. Si apre a questo punto il discorso sul comportamento giovanile sessuale.
Nell’educare alla sessualità sono ugualmente controproducenti il no rigido e ingiustificato e la totale permissività. Un atteggiamento negativistico radicale costringe i giovani ‘trasgressori’ ad agire di nascosto, precludendosi così la possibilità di discutere ed eventualmente ‘rabberciare’ gli errori commessi. La permissività facilona e rinunciataria può impedire al giovane la giusta visione di sé e del mondo, allontanandolo da quel rapporto di oggettività, condizione prima per assumere in pienezza la complessità del reale in tutte le sue componenti, lasciando ipercrescere le pulsioni istintuali slegate dal principio di realtà. Occorre invece aiutare il giovane a vedere chiaramente la realtà sessuale, le sue componenti psichiche e sociali, le implicanze nel quadro più ampio della vita. A questo punto si può inserire il discorso morale.

Le amicizie tra ragazzi e ragazze
“In un passato anche recente – osserva Guido Gatti, docente di Teologia morale al Pontificio Ateneo Salesiano in Roma – il costume sociale medio nutriva una diffidenza abbastanza radicale nei confronti di queste forme di frequentazione e di amicizia tra ragazzi e ragazze. L’evoluzione socioculturale degli ultimi decenni ha travolto molte di queste resistenze del costume e della prassi educativa. Anche la pastorale si è venuta gradualmente convincendo delle possibilità positive offerte da contatti educativi, opportunamente gestiti, tra ragazzi e ragazze. La valutazione morale di queste amicizie – prosegue Gatti – soprattutto durante l’adolescenza, non può dunque essere pregiudizialmente negativa. Vi sono forme di amicizia tra ragazzi e ragazze che, per la serenità, rispetto reciproco, padronanza di sé, comune dedizione a compiti seri e coinvolgenti da cui sono contrassegnate, vanno giudicate in maniera positiva”. Lo studioso di morale però mette sull’avviso. “Ma vi sono forme di amicizia che non sono sulla linea della crescita dell’amore, anzi rappresentano per esso una minaccia e un impoverimento. Così è, ad esempio, di quei rapporti che vengono condotti in un clima generale di disimpegno e di giocosità. L’amore, in questi casi, cede il campo all’attrazione sessuale e alla gratificazione facile e immediata. Le possibilità dell’evoluzione psicosessuale vengono così rapidamente bruciate da esperienze intempestive e banali, che finiscono per condurre all’incapacità di credere all’amore e all’inaridimento della personalità.
Altre volte, proprio le amicizie migliori possono andare incontro al pericolo opposto. I protagonisti si lasciano abbagliare dal clima magico dei loro sentimenti e lo idealizzano fino al punto da scambiarlo per un amore vero, già perfettamente maturo e responsabile, capace di segnare di sé tutta una esistenza e di fondare quella comunione di vita che è il matrimonio. Da queste forme di innamoramento illusorio, possono nascere unioni precoci purtroppo votate a un fallimento altrettanto precoce o all’infelicità”. E lo studioso conclude. “La morale giovanile non può escludere del tutto un certo carattere di gradualità e di sperimentalità. Eventuali incertezze e dubbi marginali, rispetto alla strada maestra di ciò che è giusto in assoluto, sono facilmente preventivabili e accettabili. Esse perciò non vanno giudicate troppo severamente, quando c’è una globale volontà di crescita e di superamento” (G. Gatti, Manuale di teologia morale, Elledici, Leumann Torino 2001, 435–436).

Carlo Fiore

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