In questo numero
JOHN RAWLS di Giovanni Balocco

Considerato da tutti come uno dei più influenti
filosofi politici del Novecento,
John Rawl ha segnato un’epoca
e le sue idee fanno ancora discutere.


John Rawls (1921-2002), è stato professore nella prestigiosa Università di Harvard dal 1961 fino al 1991, come insegnante di scienze politiche e di filosofia politica. I suoi colleghi lo ricordano come una persona schiva e seriamente devota al rispetto della giustizia. Si racconta che una volta, in sede di discussione di una tesi di dottorato, sia rimasto seduto per ore in una posizione notevolmente scomoda per far sì che i raggi di sole che entravano dalla finestra non dessero fastidio al candidato.
Il suo libro, Una teoria della giustizia (1971), ha segnato una nuova epoca nella storia della filosofia politica. Rawls pensa a una società equilibrata, che armonizzi la libertà individuale, tanto cara all’anima statunitense, con la giustizia sociale, abbandonando la teoria utilitaristica (lo Stato nasce solo dalla comune utilità degli uomini), e riprendendo la teoria contrattualistica politica di Locke, Rousseau e di Kant.
Il punto di partenza è caratterizzato dal “velo di ignoranza”. Questo velo è una situazione ipotetica, simile a quanto dicevano Locke e Rousseau quando parlavano di “stato di natura”.
In pratica, immaginiamo che degli uomini, partendo tutti da zero, abbiano la possibilità di fare una società totalmente nuova. Ebbene, essi non sanno come saranno, se ricchi o poveri, forti o deboli, sani o malati. Hanno solo il potere di decidere di fare una società nuova, e non sapendo come saranno (= velo di ignoranza), che tipo di società faranno?

Un contratto sociale
Anche se sono del tutto disinteressati gli uni agli altri, sicuramente faranno un contratto sociale e non conoscendo in anticipo quali saranno le loro caratteristiche in termini di capacità, ricchezza, razza, genere, salute, ecc., sceglieremmo una società basata sulla giustizia, dove tutti i beni principali devono essere distribuiti in modo eguale, una distribuzione ineguale può esserci solo se avvantaggia i più svantaggiati. In questa società, dunque, le ineguaglianze dovrebbero essere usate solo per migliorare la condizione dei più svantaggiati.
Tutti devono avere le medesime uguaglianze per quanto riguarda le opportunità che hanno di realizzare la loro vita. Le eventuali disuguaglianze di reddito sono giuste solo se legate alla bravura di ogni singolo individuo. Queste disuguaglianze possono essere accettate, ma non le disuguaglianze immeritate. Nascere ricchi o poveri non è un merito, si tratta solo di essere più fortunati o meno. Rawls critica però la teoria delle pari opportunità perché non tiene conto delle disuguaglianze legate ai talenti naturali di ogni uomo.
Egli ritiene che una giustizia distributiva equa deve tener conto delle disuguaglianze naturali e creare un sistema dove i meno avvantaggiati possano ottenere il massimo possibile.
In questa situazione ideale gli individui sceglieranno certamente fra due principi: l’uguaglianza nell’assegnazione dei diritti e dei doveri fondamentali; e le ineguaglianze economiche e sociali (tipo la ricchezza e il potere) ma queste saranno accettate e viste come giuste solo se produrranno dei benefici compensatori per ciascuno (tipo ricchezza e ordine), in particolare per i membri meno avvantaggiati della società.
Se si vuole assicurare a tutti un'effettiva eguaglianza di opportunità, la società deve prestare maggiore attenzione a coloro che sono nati con meno doti o in posizioni sociali meno favorevoli. L'idea è quella di riparare i torti dovuti al caso. Per ottenere questo obiettivo dovrebbero essere impiegate maggiori risorse nell'educazione dei meno intelligenti invece che in quella dei più dotati, almeno in un determinato periodo della vita, quello dei primi anni di scuola. Questo è per Rawls il principio di riparazione a cui segue quello di differenza.
Il principio di differenza corrisponde al significato naturale della fraternità; cioè, all'idea di non desiderare maggiori vantaggi, a meno che ciò non vada a beneficio di quelli che stanno meno bene. La famiglia è uno dei luoghi in cui il principio di massimizzare la somma dei vantaggi dei singoli viene rifiutato. In genere, i singoli membri di una famiglia non desiderano avere dei vantaggi, a meno che ciò non promuova gli interessi di tutti i membri restanti. Il voler agire secondo il principio di differenza ha esattamente le stesse conseguenze. Coloro che si trovano nelle condizioni migliori desiderano ottenere maggiori benefìci soltanto all'interno di uno schema in cui ciò va a vantaggio dei meno fortunati.

Il Maximin
Il principio di differenza tra i cittadini deve funzionare secondo la regola del maximin (abbreviazione di “maximum minimum”), la legge, in base alla quale si massimizzano i guadagni per tutti e si minimizzano le perdite dei singoli.
La democrazia è per Rawls la via ragionevole per avviare una società giusta, sorgente di leggi valide che garantiscono la libertà e l’uguaglianza dei cittadini. In questa società è importante il rapporto tra le generazioni: la progettazione economica, sociale e culturale, deve tenere conto del futuro, a cominciare dalle risorse disponibili, tenendo presente non solo le esigenze economiche, ma anche quelle etiche e sociali.
Infine Rawls si interroga sui fini che una società giusta deve favorire e realizzare: essi vengono individuati nella bontà, intesa come razionalità, e nel sentimento di giustizia che faccia sentire quest’ultima come un bene primario. Rawls è ottimista sulla possibilità di creare una società giusta, democraticamente molto avanzata ed articolata, in modo da rendere naturale la preferenza assoluta per la libertà piuttosto che per ulteriori vantaggi economici e sociali, realizzando così il cuore del suo pensiero: “Tutti i beni sociali principali – libertà ed opportunità, reddito e ricchezza, e le basi per rispetto di sé - devono essere distribuiti in modo eguale, a meno che una distribuzione ineguale di uno o più di questi beni non vada a vantaggio dei meno avvantaggiati”.

Giovanni Balocco

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