1995: era uscito Windows 95, ma quelli che
usavano il computer preferivano il dos; l’e-mail
era per pochi e anche il cellulare (senza
videocamera né iPod)… Non c’era
ancora Wikipedia per fare le ricerche.
Che la Juve passasse un anno in serie B sarebbe
stato pazzesco da prevedere. La tempesta
della guerra in Bosnia si stava appena calmando;
nessuno avrebbe potuto immaginare il terrore
delle Twin Towers distrutte né il replay della
guerra in Iraq. Vasco era Vasco da un pezzo
e c’erano già Prodi e Berlusconi;
Beppe Grillo aveva smesso di fare pubblicità allo
yogurt e già pensava ai “Discorsi
all’Umanità”.
Per voi giovani che state leggendo, erano gli anni dei primi Power Rangers.
Vi ricordate? “Trasformazione! Forza, Dragonzord!”… Bei tempi,
senza debiti né crediti, con la sola magnifica preoccupazione della vita
davanti...
I debiti a scuola furono inventati proprio in quell’anno, nel 1995.
Come funzionava (?) prima dei
debiti
Prima “si andava a settembre” di
tutte le materie-bestie-nere. Sui tabelloni
di giugno (esposti nell’atrio di
scuola perché non c’era la privacy)
uno studente che avesse non più di
tre materie “sotto” trovava
scritto RIPARA più il nome delle
materie (se ne aveva più di tre,
trovava scritto RESPINTO). Ai primi di
settembre c’erano gli esami di riparazione,
dopo i quali era rimandato il giudizio
di promozione o meno. I ragazzi “rimandati” dovevano
studiare per tutta l’estate, per
conto proprio, con lezioni private a spese
delle famiglie. A settembre sostenevano
gli esami e, se andava bene, erano promossi
alla classe successiva; altrimenti avevano
due o tre giorni per cambiare tipo di scuola
o per iscriversi da respinti alla classe
dell’anno prima, magari in un’altra
sezione.
Il meccanismo era semplice, soprattutto
per le scuole: le scuole non dovevano fare
assolutamente niente per il recupero. Meno
semplice per le famiglie, alle quali le
lezioni private costavano care. Meno semplice
per gli studenti rimandati: posto che il
problema non fosse solo avere studiato
poco durante l’anno, è un
bel dilemma come potessero capire i problemi
di geometria da soli e d’estate,
quando non li avevano capiti in nove mesi
di esercizi in classe.
In realtà non era automatico essere
rimandati: se uno aveva una sola materia
con 5, passava già a giugno; se
uno di materie insufficienti ne aveva tre,
magari i suoi professori gli abbuonavano
quella meno grave. Il fatto è che
(come càpita) i criteri cambiavano
da scuola a scuola, da classe a classe,
da prof a prof.
Non è nemmeno (del tutto) vero che
nessuno desse indicazioni ai ragazzi. Il
prof. Giacobbe, ad esempio, rimandava a
spada tratta, ma per tutta l’estate
correggeva i compiti di greco assegnati
ai suoi rimandati, che questi, a scadenza,
gli mandavano a casa. Lui li rispediva
corretti e l’esame a settembre era
la fine di un percorso. Il prof. Giacobbe
faceva tutto questo gratis, solo perché era
(ed è) uno giusto. Il prof.
Giacobbe non era un caso unico, ma un caso
molto raro. E non si vede perché dovesse
addossarsi un lavoro così pesante
solo perché era eccezionale.
Muore il 6, breve vita al debito
Il ministro del 1995, D’Onofrio (governo
Berlusconi), abolisce gli esami di riparazione.
Con il ministro Berlinguer (governo D’Alema)
e con il ministro De Mauro (governo Amato),
si forma tutto il sistema del “6
rosso” o del “6 con l’asterisco”,
detto poi “6 col debito”. Dodici
anni di debiti (anche con il ministro Moratti,
governo Berlusconi). Poi, in ottobre 2007,
il ministro Fioroni (governo Prodi) decreta
la morte del 6 col debito.
Non del debito, solo del 6, questo è determinante.
Infatti, con il nuovo sistema, uno studente
a giugno si prende il debito, deve saldarlo
entro il 31 agosto e il 6, se tutto va
bene, gli arriva ai primi di settembre.
Altrimenti il nostro studente sta bocciato.
Sono stati moltissimi ad applaudire il
ritorno degli esami di riparazione. Noi
(che su Dimensioni abbiamo detto
sempre che la scuola è una cosa
seria) mettiamo le mani avanti e diciamo
che le norme in sé sono scatole
vuote: sono le persone ad applicarle bene
o male. Ma prima vediamo in sintesi le
nuove norme decretate dal ministro.
- Scrutini del primo trimestre o
quadrimestre: subito le scuole
organizzano corsi di recupero
per chi ha materie insufficienti.
I corsi sono tenuti dagli insegnanti
di scuola o da esterni. Alla fine
dei corsi ci sono prove di verifica.
- Scrutinio finale (di giugno):
gli studenti con insufficienze non
sono né promossi né bocciati,
ma viene rimandato il giudizio.
La scuola avvisa le famiglie e organizza corsi
di recupero durante l’estate (entro
il 31 agosto). Le famiglie possono
scegliere di non avvalersi di questi
corsi, provvedendo per conto loro.
- Fra il 31 agosto e i primi di
settembre: verifica finale per
gli studenti per i quali è stato
rinviato il giudizio. Questi saranno promossi
senza debito oppure bocciati.
A questo punto i promossi in quarta
e in quinta riceveranno i crediti
che spettano loro (quelli che contano
all’esame di Stato e che ovviamente
non erano stati attribuiti a giugno).
Rispetto agli esami ai tempi di Dragonzord,
una differenza immensa c’è:
i corsi di recupero. Allora uno si arrangiava
(prof. Giacobbe a parte), adesso la scuola
gli deve garantire iniziative per fargli
rimediare le insufficienze. Se poi uno
vuole arrangiarsi, libero di farlo: ma è una
scelta della sua famiglia.
Sono diversi mesi che il ministro dice
che troppi studenti si trascinano i debiti
per troppi anni. Facciamo un gioco e indoviniamo
le intenzioni del ministro:
ipotesi 1 troppi debiti:
rimettiamo gli esami di riparazione così si
boccia di più e va avanti solo
chi studia sul serio
ipotesi 2 troppi debiti
non saldati: impegniamo le scuole a organizzare
recuperi continuativi perché chi
ha lacune riesca davvero a recuperare
La maggior parte dei giornalisti ha scelto
l’ipotesi 1, facendola passare per
una scelta bipartisan di sano
ritorno al passato.
A noi l’ipotesi 2 piace di più.
Il disastro dei debiti, infatti, corrispondeva
all’anarchia delle iniziative di
recupero che è prevalsa fino ad
ora. Sempre più frequenti erano
i cosiddetti recuperi in itinere (quelli
con tutta la classe, in cui si faceva un’ora
di esercizio per tutti o si ripeteva un
argomento, con le stesse uguali parole
con cui era stato spiegato la prima volta).
Sempre più venduti i libri di ammiccanti
compiti per le vacanze, da svolgere senza
guardare (!) il fascicoletto di soluzioni
fornito con il volume. Costi di libri moltiplicati
per le famiglie e utilità bassissima.
Nel sistema dei debiti è il recupero
che è fallito: così si sono
moltiplicate le sanatorie, i condoni. Gli
insegnanti eccellenti sono stati e sono
tanti; al solito, però, volontari,
come il prof. Giacobbe ai tempi di Dragonzord.
Debito pubblico e debito privato
Adesso si tratta di vedere come sarà applicata
la normativa. Tante domande sono possibili:
ad alcune risponderà il futuro,
ad altre dovrebbero rispondere i ministri.
- Gli studenti sono tenuti a frequentare
la scuola fino a16 anni: benissimo, ma quando
cambierà strutturalmente il biennio?
Va garantita una permanenza formativa
a scuola, non un parcheggio. Se i “rimandati” in
prima non recuperano le insufficienze,
vi immaginate le nuove prime piene di
ripetenti che non vedono l’ora
di andarsene?
- Quando avremo sistemi di materie
più agili e diversificati?
Chi stabilisce quali sono le
materie fondamentali e quali no?
Una scelta di struttura o l’insegnante
più severo? È vero: si
può ottenere la maturità scientifica
dopo anni di debito di latino. Ma i
miei allievi che in latino non ci prendevano
sono diventati architetti o biologi
o altro: in ogni caso, belle persone.
- Quando avremo scuole a misura
del cambiamento? Per i ragazzini
cinesi o peruviani o rumeni delle aree
urbane leggere a sedici anni Guinizzelli
o Boccaccio in lingua originale è un
compito da “debito irreparabile” o
solo un assurdo?
- Quando si potranno stabilire
criteri univoci e sensati per le valutazioni?
Se un ragazzo si prende la varicella
in aprile-maggio e gli vanno male le
ultime verifiche, sta rimandato o dipende
dal professore che ha?
- Ci saranno davvero le risorse
perché le scuole organizzino
i corsi estivi? Tenere una
scuola aperta in agosto per le “riparazioni” dei
debiti costa. In energia, in personale,
in servizi. Pensate a un problema come
quello dei trasporti per studenti pendolari… Debito
scolastico o problemi di debito pubblico?
- Quando inventeremo le didattiche
disciplinari per il recupero?
Ripetere il passivo dei verbi, la duration
form e i principi della termodinamica
serve solo a chi durante l’anno
non ha studiato. A chi non ha capito
ripetere nello stesso modo non serve
a niente.
- Dopo il mese di luglio agli
esami di Stato, quanto tempo avranno
molti prof per i corsi estivi?
Avranno pure il diritto alle ferie… A
parte un fatto: vi immaginate il mese
di settembre, tutti in classe appassionatamente,
dopo un agosto di recupero? E chi si
sopporta più?
- Come andranno le vacanze per
le famiglie? Quelle normali
non hanno mesi di ferie da passare
in amene località, ma aspettano
15 giorni (a scelta delle aziende)
da trascorrere assieme, genitori e
figli. Sensi di colpa per il “rimandato”?
Scelta di non fruire dei corsi organizzati
dalla scuola? Debito scolastico e problemi
di debito privato (quello dei genitori
per pagare le lezioni)?
L’elenco di domande può continuare.
L’importante è che nei prossimi
mesi tutti capiscano che i veri debiti sono
i doveri (l’etimo è lo stesso).
Dovere di fare bene gli studenti per i ragazzi.
Dovere di star loro dietro per le famiglie.
Dovere di costruire la scuola per tutti,
dagli insegnanti al ministro. Se no tutto
questo è una toppa nuova su un vestito
vecchio. O quasi nuova.
Susanna Conti
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