In questo numero
GLI ESAMI DI SETTEMBRE di Susanna Conti

Gli esame di settembre
Un’ipotesi su debiti e doveri?


1995: era uscito Windows 95, ma quelli che usavano il computer preferivano il dos; l’e-mail era per pochi e anche il cellulare (senza videocamera né iPod)… Non c’era ancora Wikipedia per fare le ricerche. Che la Juve passasse un anno in serie B sarebbe stato pazzesco da prevedere. La tempesta della guerra in Bosnia si stava appena calmando; nessuno avrebbe potuto immaginare il terrore delle Twin Towers distrutte né il replay della guerra in Iraq. Vasco era Vasco da un pezzo e c’erano già Prodi e Berlusconi; Beppe Grillo aveva smesso di fare pubblicità allo yogurt e già pensava ai “Discorsi all’Umanità”.
Per voi giovani che state leggendo, erano gli anni dei primi Power Rangers. Vi ricordate? “Trasformazione! Forza, Dragonzord!”… Bei tempi, senza debiti né crediti, con la sola magnifica preoccupazione della vita davanti...
I debiti a scuola furono inventati proprio in quell’anno, nel 1995.

Come funzionava (?) prima dei debiti
Prima “si andava a settembre” di tutte le materie-bestie-nere. Sui tabelloni di giugno (esposti nell’atrio di scuola perché non c’era la privacy) uno studente che avesse non più di tre materie “sotto” trovava scritto RIPARA più il nome delle materie (se ne aveva più di tre, trovava scritto RESPINTO). Ai primi di settembre c’erano gli esami di riparazione, dopo i quali era rimandato il giudizio di promozione o meno. I ragazzi “rimandati” dovevano studiare per tutta l’estate, per conto proprio, con lezioni private a spese delle famiglie. A settembre sostenevano gli esami e, se andava bene, erano promossi alla classe successiva; altrimenti avevano due o tre giorni per cambiare tipo di scuola o per iscriversi da respinti alla classe dell’anno prima, magari in un’altra sezione.
Il meccanismo era semplice, soprattutto per le scuole: le scuole non dovevano fare assolutamente niente per il recupero. Meno semplice per le famiglie, alle quali le lezioni private costavano care. Meno semplice per gli studenti rimandati: posto che il problema non fosse solo avere studiato poco durante l’anno, è un bel dilemma come potessero capire i problemi di geometria da soli e d’estate, quando non li avevano capiti in nove mesi di esercizi in classe.
In realtà non era automatico essere rimandati: se uno aveva una sola materia con 5, passava già a giugno; se uno di materie insufficienti ne aveva tre, magari i suoi professori gli abbuonavano quella meno grave. Il fatto è che (come càpita) i criteri cambiavano da scuola a scuola, da classe a classe, da prof a prof.
Non è nemmeno (del tutto) vero che nessuno desse indicazioni ai ragazzi. Il prof. Giacobbe, ad esempio, rimandava a spada tratta, ma per tutta l’estate correggeva i compiti di greco assegnati ai suoi rimandati, che questi, a scadenza, gli mandavano a casa. Lui li rispediva corretti e l’esame a settembre era la fine di un percorso. Il prof. Giacobbe faceva tutto questo gratis, solo perché era (ed è) uno giusto. Il prof. Giacobbe non era un caso unico, ma un caso molto raro. E non si vede perché dovesse addossarsi un lavoro così pesante solo perché era eccezionale.

Muore il 6, breve vita al debito
Il ministro del 1995, D’Onofrio (governo Berlusconi), abolisce gli esami di riparazione. Con il ministro Berlinguer (governo D’Alema) e con il ministro De Mauro (governo Amato), si forma tutto il sistema del “6 rosso” o del “6 con l’asterisco”, detto poi “6 col debito”. Dodici anni di debiti (anche con il ministro Moratti, governo Berlusconi). Poi, in ottobre 2007, il ministro Fioroni (governo Prodi) decreta la morte del 6 col debito.
Non del debito, solo del 6, questo è determinante. Infatti, con il nuovo sistema, uno studente a giugno si prende il debito, deve saldarlo entro il 31 agosto e il 6, se tutto va bene, gli arriva ai primi di settembre. Altrimenti il nostro studente sta bocciato.
Sono stati moltissimi ad applaudire il ritorno degli esami di riparazione. Noi (che su Dimensioni abbiamo detto sempre che la scuola è una cosa seria) mettiamo le mani avanti e diciamo che le norme in sé sono scatole vuote: sono le persone ad applicarle bene o male. Ma prima vediamo in sintesi le nuove norme decretate dal ministro.

  1. Scrutini del primo trimestre o quadrimestre: subito le scuole organizzano corsi di recupero per chi ha materie insufficienti. I corsi sono tenuti dagli insegnanti di scuola o da esterni. Alla fine dei corsi ci sono prove di verifica.
  2. Scrutinio finale (di giugno): gli studenti con insufficienze non sono né promossi né bocciati, ma viene rimandato il giudizio. La scuola avvisa le famiglie e organizza corsi di recupero durante l’estate (entro il 31 agosto). Le famiglie possono scegliere di non avvalersi di questi corsi, provvedendo per conto loro.
  3. Fra il 31 agosto e i primi di settembre: verifica finale per gli studenti per i quali è stato rinviato il giudizio. Questi saranno promossi senza debito oppure bocciati. A questo punto i promossi in quarta e in quinta riceveranno i crediti che spettano loro (quelli che contano all’esame di Stato e che ovviamente non erano stati attribuiti a giugno).

Rispetto agli esami ai tempi di Dragonzord, una differenza immensa c’è: i corsi di recupero. Allora uno si arrangiava (prof. Giacobbe a parte), adesso la scuola gli deve garantire iniziative per fargli rimediare le insufficienze. Se poi uno vuole arrangiarsi, libero di farlo: ma è una scelta della sua famiglia.
Sono diversi mesi che il ministro dice che troppi studenti si trascinano i debiti per troppi anni. Facciamo un gioco e indoviniamo le intenzioni del ministro:


ipotesi 1 troppi debiti: rimettiamo gli esami di riparazione così si boccia di più e va avanti solo chi studia sul serio
ipotesi 2 troppi debiti non saldati: impegniamo le scuole a organizzare recuperi continuativi perché chi ha lacune riesca davvero a recuperare

La maggior parte dei giornalisti ha scelto l’ipotesi 1, facendola passare per una scelta bipartisan di sano ritorno al passato.
A noi l’ipotesi 2 piace di più. Il disastro dei debiti, infatti, corrispondeva all’anarchia delle iniziative di recupero che è prevalsa fino ad ora. Sempre più frequenti erano i cosiddetti recuperi in itinere (quelli con tutta la classe, in cui si faceva un’ora di esercizio per tutti o si ripeteva un argomento, con le stesse uguali parole con cui era stato spiegato la prima volta). Sempre più venduti i libri di ammiccanti compiti per le vacanze, da svolgere senza guardare (!) il fascicoletto di soluzioni fornito con il volume. Costi di libri moltiplicati per le famiglie e utilità bassissima.
Nel sistema dei debiti è il recupero che è fallito: così si sono moltiplicate le sanatorie, i condoni. Gli insegnanti eccellenti sono stati e sono tanti; al solito, però, volontari, come il prof. Giacobbe ai tempi di Dragonzord.

Debito pubblico e debito privato
Adesso si tratta di vedere come sarà applicata la normativa. Tante domande sono possibili: ad alcune risponderà il futuro, ad altre dovrebbero rispondere i ministri.

  1. Gli studenti sono tenuti a frequentare la scuola fino a16 anni: benissimo, ma quando cambierà strutturalmente il biennio? Va garantita una permanenza formativa a scuola, non un parcheggio. Se i “rimandati” in prima non recuperano le insufficienze, vi immaginate le nuove prime piene di ripetenti che non vedono l’ora di andarsene?
  2. Quando avremo sistemi di materie più agili e diversificati? Chi stabilisce quali sono le materie fondamentali e quali no? Una scelta di struttura o l’insegnante più severo? È vero: si può ottenere la maturità scientifica dopo anni di debito di latino. Ma i miei allievi che in latino non ci prendevano sono diventati architetti o biologi o altro: in ogni caso, belle persone.
  3. Quando avremo scuole a misura del cambiamento? Per i ragazzini cinesi o peruviani o rumeni delle aree urbane leggere a sedici anni Guinizzelli o Boccaccio in lingua originale è un compito da “debito irreparabile” o solo un assurdo?
  4. Quando si potranno stabilire criteri univoci e sensati per le valutazioni? Se un ragazzo si prende la varicella in aprile-maggio e gli vanno male le ultime verifiche, sta rimandato o dipende dal professore che ha?
  5. Ci saranno davvero le risorse perché le scuole organizzino i corsi estivi? Tenere una scuola aperta in agosto per le “riparazioni” dei debiti costa. In energia, in personale, in servizi. Pensate a un problema come quello dei trasporti per studenti pendolari… Debito scolastico o problemi di debito pubblico?
  6. Quando inventeremo le didattiche disciplinari per il recupero? Ripetere il passivo dei verbi, la duration form e i principi della termodinamica serve solo a chi durante l’anno non ha studiato. A chi non ha capito ripetere nello stesso modo non serve a niente.
  7. Dopo il mese di luglio agli esami di Stato, quanto tempo avranno molti prof per i corsi estivi? Avranno pure il diritto alle ferie… A parte un fatto: vi immaginate il mese di settembre, tutti in classe appassionatamente, dopo un agosto di recupero? E chi si sopporta più?
  8. Come andranno le vacanze per le famiglie? Quelle normali non hanno mesi di ferie da passare in amene località, ma aspettano 15 giorni (a scelta delle aziende) da trascorrere assieme, genitori e figli. Sensi di colpa per il “rimandato”? Scelta di non fruire dei corsi organizzati dalla scuola? Debito scolastico e problemi di debito privato (quello dei genitori per pagare le lezioni)?
L’elenco di domande può continuare. L’importante è che nei prossimi mesi tutti capiscano che i veri debiti sono i doveri (l’etimo è lo stesso). Dovere di fare bene gli studenti per i ragazzi. Dovere di star loro dietro per le famiglie. Dovere di costruire la scuola per tutti, dagli insegnanti al ministro. Se no tutto questo è una toppa nuova su un vestito vecchio. O quasi nuova.

Susanna Conti

www.timeandmind.com