I blue jeans di Tutankamon
Regalo questo libro
alla vita
che abita nelle parole delle persone semplici .
Nella speranza che ingoi il vuoto
che da anni
dimora dentro di noi.
Questa parole di Khaled Al Khamissi sono poste in testa alla sua ultima opera Taxi - Le strade del Cairo ci raccontano come dedica e contengono in sintesi la situazione attuale dell’Egitto: il vuoto interiore che hanno dovuto mandare giù come un boccone amaro da tanto tempo, ma anche egli regala coraggiosamente questi suoi pensieri alla vita delle persone semplici, che egli ha sentito parlare e che popolano la sua terra.
Il libro è nato dalla conversazione- intervista a 58 taxisti della capitale.
Fra rinnovamento e tradizione
Secondo Romano Bettini, docente di Sociologia del Diritto all’Università di Roma Tre, il carattere cordiale ed ospitale degli egiziani è fuori discussione. Questa sua nota riguarda invece il livello attuale di sviluppo socioculturale del Paese e la chiusura ideologico/islamica del suo sistema politico.
“Il livello dello sviluppo socioculturale è tradito dalla indisciplina dei comportamenti quotidiani: dalla competizione tra muezzin a 100 metri l’uno dall’altro per usare l’altoparlante più potente, a costo che non si capisca il messaggio religioso e si realizzi comunque un inquinamento acustico lesivo di diritti umani; al traffico stradale che non consente al pedone di attraversare in sicurezza rispettosa dei propri diritti le strade a fronte di. una marea di auto e moto, che consumano più batteria per i clacson che benzina per i motori”.
“La chiusura ideologico/islamica del sistema politico - continua Bettini - si esprime nella negazione dei diritti politici alla popolazione copta (la più antica d’Egitto), che è il 10% della popolazione complessiva, ma conta solo 9 deputati in parlamento (su 230), nominati per grazia del presidente Mubarak, non avendo i copti diritti politici.
Certamente la condizione dello sviluppo del Paese risente di responsabilità storiche islamiche. Ma sembra certo altresì che la penetrazione occidentale in termini di media (vedi le paraboliche televisive) e di prodotti industriali (dalle auto alla Coca Cola) trasmettono messaggi più chiari di quelli dei muezzin. “
Nelle parole di Bettini si deve riconoscere la verità della denuncia di componenti fondamentali e negativi dell’Egitto attuale. La comunità cristiana copta è la più antica, fondata dall’evangelista Marco; il loro nome, in greco aiguptio, poi i in arabo qibt significa proprio egiziani. Ma sono costretti a fare la fila agli uffici pubblici e vengono ripetutamente rinviati iin coda. Nei negozi si risponde loro che l’articolo richiesto è esaurito e nei bar non c’è tavolo libero per loro, che tutti riconoscono dall’accento e dal profilo alto e ossuto.
Mi ha detto un giovane copto, diplomato con il massimo dei voti al Cairo e fidatissimo come competenza e onestà : “Non trovo lavoro qui, dovrei emigrare, ma io desidero restare in Patria con i miei e la mia cultura. Andrò in Italia a studiare e lavorare per tornare con un po’ di euro”.
Sono certo che Bishoi, mio amico e capoclasse all’Istituto Don Bosco, ce la farà, perché, quando sbaglia, lo fa per paura, ma questo complesso, che frena i cotpti di ogni età, lo sta lasciando.
La mia cuoca copta, invece, non teme confronti: sa preparare piatti strani e saporiti, quelli della nonna, diversi dai menu egiziani, pure buoni.
Ma in Egitto i cuochi nei ristoranti sono tutti uomini, anche giovani con diploma, invece per il resto, chi cucina sono solo donne copte. Per una egiziana preparare il cibo è un lavoro necessario, ma poco nobile, per cui a casa non c’è orario di pranzo e cena, quindi marito e figli saltano o si arrangiano! Conosco giovani ventenni che finiscono le lezioni verso le 15.00 e prendono un panino o frutta dalle ceste del carrettino di là della strada.
Bettini ha pienamente ragione sul rumore assordante in ogni ora del giorno della note, con grida, clacson, trombe, musiche a muezzin con altoparlanti al massimo: sembra che chi grida più forte, vince, anche per i ragazzi che giocano a calcio!
Non parliamo dell’inquinamento dell’aria con un misto di fumo, smog, scarichi dei veicoli, puzza di rifiuti e profumi a ventate, a seconda dell’ora del giorno, del calendario delle feste civili e religiose. Il Ramadan musulmano, oltre a essere un mese di digiuno e preghiera, ogni sera e nei giorni finali diventa musica festosa e piatti speciali a ripetizione, soprattutto dolciumi.
Ma è giusto riconoscere che in ogni manifestazione della vita del Paese, assieme ad elementi esagerati e stonati per un occidentale, e dannosi anche per un egiziano, colpiscono aspetti curiosi e affascinanti. Giulio Staffilani, docente in un istituto prestigioso della capitale, ci offre una riflessione, che mi sembra di condividere e approvare quasi del tutto, anche se pecca un po’ di... ottimismo! Ma è così sincera e bene augurante, che la inserisco come la maggiore tra le interviste.
Forse il nuovo Egitto è vicino
Dopo tante voci autorevoli, libri, incontri ed eventi recenti, propongo una previsione. Penso inutile e superfluo ai fini del cambiamento in atto, insistere su fatti, che tutti vedono ogni giorno: la disoccupazione o la sottooccupazione o la sopravvivenza di molti attraverso servizi umili e retribuiti con un tozzo di pane: da qui la povertà, diffusa e mimetizzata da un dignitoso orgoglio, per vedere la quale non occorre andare nella Città dei Morti, dove mezzo milione di ogni età vive di rifiuti, ma osservare ad ogni ora del giorno e della notte per le strade girovaghi, gente distesa a terra, uomini in attesa di un invito a qualsiasi lavoro, ma nessuno chiede l’elemosina. Infine il fracasso ininterrotto di clacson, trombe, grida e musiche: forse per... coprire la mancanza di cultura e di cibo. Lo sport preferito è gridare, sempre e ovunque!
Una nuova identità
Mi piace pero’ indicare un futuro, già in cammino su alcune vie. La cultura si sta aprendo al mondo. Narratori come ‘Ala Al - Aswani con la sua critica ironica all’odierna società egiziana e Gamal Al - Gitani, giocando tra realtà e finzione, trasmettono al lettore un inquietante senso di attesa. Cosi’ altri, come Muhammad al - Busati sulla crisi degli intellettuali di oggi. Anche in Khamissi e in tutti sta emergendo un sofferto bisogno di cambiamento.
Il segno più sorprendente è che sono seguiti, all’università o nei caffè, dai giovani e, strano per l’Egitto tradizionale, dalle ragazze. All’università e nella sale di studio si muovono disinvolte e gentili: nella storica biblioteca di Alessandria mi sono sembrate per nulla inferiori alle europee, anzi...
L’apporto economico verrà dall’industria di avanguardia, che l’Egitto sta importando dall’estero, ponendosi come leader dei paesi arabi e del Medio Oriente.
Alla Fiera Internazionale del Cairo nel novembre 2008 hanno esposto la loro produzione le ditte tecniche più prestigiose europee e del sud est asiatico, da Germania a Cina e Giappone. Fu ammirato e prenotato un nuovo tornio a Controllo Numerico della ditta Gildemeister, unica copia, assegnata all’Istituto Don Bosco di Alessandria, impegnato a preparare i tecnici specializzati. Anche in questo l’Egitto si propone come intermediario e guida degli stati mediterranei.
Credo che, dopo un radicale riconoscimento interno del pluralismo, offrirà al mondo il suo volto, antico e nuovo: un sorriso di donne nelle professioni e di giovani tecnici, che respirano la brezza senza smog di Alessandria.
Severino Cagnin
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