In questo numero
LA MEMORIA di Mirella Caveggia

 


Relegati nello stretto spazio di un alloggio segreto, la famiglia tedesca dei Frank - padre, madre e due ragazze, Anna e Margot - e altre quattro persone, tutti ebrei, per venticinque mesi si illusero di sottrarsi alla persecuzione nazista. Il loro rifugio, una casa affacciata sui canali di Amsterdam, si era rivelato affidabile. Ma quando con il profilarsi della disfatta dei tedeschi, i segregati già sentivano prossima la libertà, la Ghestapo li sospinse brutalmente sul calvario dei campi di sterminio. Era il 4 agosto del 1944.

Il fatto
Nella concitata operazione del saccheggio dei valori degli arrestati, il sergente delle SS Silbermann sparpagliò a terra il contenuto della cartella di Otto Frank, il capofamiglia. Quel gesto di rabbioso disappunto consegnò alla storia e all’umanità il diario di Anna, uno dei documenti più commoventi sulle aberrazioni del razzismo e la crudeltà della guerra. Il papà della ragazza, scampato all’orrore, (“ho perso tutto, disse, fuorché la vita”), riuscì a dare alle stampe quei fogli calpestati. Il libro della figlia che sognava di diventare una scrittrice, fu un successo fin dalla sua prima pubblicazione avvenuta tre anni dopo. Lo hanno letto milioni e milioni di persone in tutto il mondo.
Sull’inferno del nazismo tanto è stato detto, scritto e rappresentato; ma quel manoscritto con la cronaca dei momenti che hanno preceduto la cattura e la deportazione della piccola autrice dotata di straordinaria sensibilità e intelligenza, è rimasto una testimonianza unica per indicare ai giovani il valore della libertà e della pace.
Anna e la sorella Margot, separate dai genitori finirono nei vagoni piombati nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz, in Polonia, dove nella disperazione e nella solitudine trovarono in breve tempo una morte tremenda, per tifo, freddo e stenti.

Il diario
Il 27 gennaio 1945 l’esercito russo arrivò in quella fabbrica della morte e ne abbatté i cancelli. Il mondo scoprì così al mondo la realtà dell’Olocausto: milioni di uomini e donne deportati e assassinati dal regime nazista, milioni di individui unici, ognuno con il suo volto e la sua anima. Erano ebrei, ma anche oppositori dei regimi hitleriano e fascista, partigiani, zingari, testimoni di Geova, omosessuali. I salvati furono pochi, i sommersi una moltitudine. Quella data, istituita con una legge nel 2000 su una ferma proposta dal giornalista e parlamentare Furio Colombo, è diventato il giorno della Memoria.
Ricordare e ricordare, ancora e sempre, è importante. Di più, è un dovere indispensabile. L’evocazione, che può sembrare ripetitiva e scontata, e che anno dopo anno fa rivivere con angoscia e un filo di disagio l’immenso e indicibile tormento di tante persone innocenti vittime di una barbarie senza uguali, è destinata soprattutto alle nuove generazioni. Perché chi ha vissuto e con tremenda difficoltà ha raccontato l’incredibile, poco alla volta va scomparendo. Tramontate le testimonianze che ravvivano i ricordi, questi sono destinati a sbiadire nel tempo. Come sta avvenendo, qualcuno potrebbe mettere in dubbio o peggio negare tanto orrore. I giovani devono sapere che basi ideologiche come quelle che hanno generato il nazismo e le leggi razziali fasciste serpeggiano ancora nel tempo che stiamo attraversando e che la democrazia è un bene prezioso e impareggiabile come l’aria che si respira.
A questo fine la Regione Piemonte, (con un apporto efficace della consulta femminile) ha dedicato due giorni alla ricorrenza. Fra le numerose iniziative, spiccano due mostre che non lasceranno indifferenti i ragazzi delle scuole a cui sono destinati. La prima, si intitola Anne Frank, una storia attuale. Ideata e prodotta dalla Casa di Anne Frank di Amsterdam, ha girato tutto il mondo. Ora arricchita con nuovi materiali fotografici e documentari, è accolta nel Museo diffuso della Resistenza di Torino fino al 21 marzo 2010. La storia della vita e del tempo di Anna sono il filo conduttore di questa esposizione, che è suddivisa in cinque periodi corrispondenti a cinque temi principali. In questa sede si è aggiunto un nuovo allestimento tematico dove alcuni pannelli relativi al periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale richiamano l’attenzione sull’attività dei Tribunali Internazionali e sulla difesa dei Diritti umani.
Fotografie e didascalie chiare e molto efficaci illustrano passaggi della vita breve di Anna Frank: la nascita avvenuta il 12 giugno 1929, l’infanzia a Francoforte, l’ascesa di Hitler e del suo partito nazionalsocialista, le persecuzioni del nazismo, la fuga in Olanda della famiglia Frank, la clandestinità fino all’atroce distacco della deportazione e dell’internamento fatale. Bellissimo e straziante, senza nessuna immagine cruda e violenta, è il filmato complementare. In bianco nero o appena screziato dai colori, con asciuttezza restituisce l’oppressione e il terrore legati allo stato di clandestinità, ma lascia filtrare anche quei raggi di poesia e di speranza che danno agli adolescenti il loro incantevole slancio. Ideata e prodotta con un taglio semplice e diretto, piacerà ai coetanei di una ragazza sfortunata.

La memoria
A noi fu dato in sorte questo tempo. 1938 - 1947. Così si chiama l’altra mostra. Allestita con il Patrocinio della Presidenza della Repubblica all’Archivio di Stato di Torino fino al 20 marzo, sarà a Fossoli in Emilia dal 25 aprile al 2 giugno e poi al Forte di Bard nell’estate del 2010, per arrivare in autunno a Roma al Quirinale. Vi sono illustrate le vicende gruppo di giovani intellettuali quasi tutti ebrei a partire dalla fine degli anni ’30 del secolo scorso. Allegri, belli, intelligenti, sportivi, e pieni di progetti, sono accomunati da grande passione per la montagna. Dietro invito di un giovane professore, Emanuele Artom, si incontrano regolarmente per discutere di temi culturali, politici, sociali. Fra loro sbocciano amicizie salde, affinità e amori. Si chiamano Luciana Nissim, Vanda Maestro, Primo Levi, Eugenio Gentili Tedeschi, Giorgio Segre, Franco Momigliano, Giorgio Diena, Ada Della Torre, Silvio Ortona, Alberto Salmoni, Franco Sacerdoti, Bianca Guidetti Serra, Lino Jona. Ma nell’anno 1938 le leggi razziali dell’Italia fascista, un provvedimento indegno, getta un’ombra e spezza la spensieratezza. Nel corso della Seconda Guerra mondiale alcuni di loro saranno travolti da un destino terribile.
La mostra, allestita con sapienza e molto avvincente racconta quelle storie. Un piccolo mazzo di cartoline con l’immagine dei protagonisti nel pieno della giovinezza, si infilano come in una cassetta postale e le loro storie, divise negli anni, si ricostruiscono con suoni, immagini e documenti. Sullo sfondo, le bellissime fotografie di famiglia, che li ritraggono, uniti dallo stesso sorriso destinato a spegnersi nel corso di anni tanto bui. Quelle vecchie foto domestiche, scattate in montagna quando l’orizzonte era ancora limpido, accostate a fogli sparsi con scritti e ai disegni straordinari e vivacissimi dell’architetto Eugenio Gentili Tedeschi scomparso pochi anni fa, sono intrise di un comune sentimento di affettuosa quotidianità. Ha raccolto queste testimonianze provate con pazienza e impegno Alessandra Chiappano, partendo dagli archivi di Luciana Nissim Momigliano. Nell’intreccio multimediale, offerto con un gioco pieno di emozioni e molto serio, assumono un connotato commovente e tragico. Anche se ancora una volta nel racconto collettivo nessuna atrocità si affaccia con il suo volto spaventoso, il messaggio, che evoca il punto più basso della storia dell’umanità, arriva con efficacia. La memoria è un tema fondamentale per la contemporaneità e se i razzismi affiorano anche nei nostri giorni è bene che mantenere il ricordo di ciò che è stato, soprattutto per noi che abbiamo avuto la fortuna di essere risparmiati da avvenimenti tanto drammatici.

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