In questo numero
CERCARE DIO di Paola Busso

 


L’uomo, sempre alla ricerca di assoluto, si interroga senza sosta sull’origine e il senso della vita e dell’aldilà. Questa ricerca si è espressa in forme religiose estremamente varie.
Tutti i popoli hanno elaborato il culto di un dio o di più dei, anche se non sempre hanno saputo dare loro un volto. Il senso dell’esistenza di un dio nasce spontaneamente quando ci si sente dominati da forze, buone e generose o no. Sorge una grande tentazione di “divinizzare” queste forze, che sono considerate soprannaturali, e di immaginare che ricalchino fedelmente le nostre realtà umane.

A immagine d’uomo
Le religioni antiche, oggi scomparse, rappresentavano un mondo divino popolato da una moltitudine di personaggi paragonabili agli uomini, o che abbinavano tratti animali e umani. Gli dei incarnavano principalmente le forze della natura e si diceva che generassero l’ordine e il disordine del mondo. Occorreva onorarli con un certo numero di riti e sacrifici per ottenere protezione, vittoria o raccolti abbondanti.
In un pantheon, che è l’insieme delle divinità di una religione politeista, un dio predomina sugli altri. In Egitto, verso il 2300 a.C., un dio dominante racchiudeva in sé i molteplici attributi degli dei secondari. Il re egizio Akhenaton (1372-1354 a.C.) instaurò anche il culto unico del dio Aton (il disco solare), una forma di monoteismo agli albori.

Le religioni antiche sotto la critica
Ben presto, vari pensatori cominciarono a sospettare che le figure degli dei delle religioni antiche fossero proiezioni dei desideri dell’uomo: potere, fecondità, immortalità… erano ricchi di tutto ciò che manca all’uomo, dunque, sarebbero solo sogni o miti. Nel IV secolo a.C., il filosofo greco Platone affermò che l’imperfezione degli dei della mitologia è contrario alla grandezza divina. Questo pensatore postulò anche il principio dell’immortalità dell’anima. In seguito, il pensiero di Platone fu combinato con diverse forme religiose di origine orientale o egiziana per dare l’idea di un dio trascendente, inconoscibile, e nello stesso tempo compassionevole nei confronti dell’uomo. I culti che avessero espresso questo ideale avrebbero costituito un terreno propizio all’accoglienza del cristianesimo in Grecia.

ALT AGLI IDOLI

Un proverbio cinese afferma: «Chi guarda il dito che gli mostra la luna è insensato». Scambiare ciò che designa Dio per Dio stesso è un’illusione che può portare all’idolatria.

Voler vedere Dio e toccarlo è un desiderio naturale. È pure normale cercare di rappresentarlo con una statua o con un dipinto, o esprimere la sua presenza con una semplice candela. Non è invece normale adorare l’immagine che ci si è fabbricati di Dio come se si trattasse di Dio stesso. La statua o la fiamma di un cero esprimono qualcosa dell’Essere di Dio, ma non sono Dio. È un dato evidente, ma la Bibbia mostra che nessuno è immune da questa tentazione idolatra.

Gli idoli nella Bibbia
Nella Bibbia, il Signore ordina di adorare solo Lui, il Dio vivente, e di non fabbricare idoli, perché essi «hanno la bocca, e non parlano, gli occhi, e non vedono. Hanno orecchi, e non ascoltano…» (Sal 115,2-8). Dio non può essere ridotto, né circoscritto in un idolo muto, fabbricato da mani d’uomo. Invece di adorare il suo Creatore, la creatura adora allora la propria creazione. Dietro questo atteggiamento idolatra si nasconde una mancanza di conoscenza del Dio unico, il solo che merita la fiducia dell’uomo, perché è la Vita.

Gli idoli moderni
Gli idoli moderni si chiamano denaro, potere, sesso… Fare di queste realtà il fine assoluto della propria vita, invece di servirsene come di mezzi per costruire un mondo d’amore, significa allontanarsi dal vero Dio e dal bene che Egli vuole per noi. Come riconoscere i falsi dei? Dagli effetti che determinano. Incatenano l’uomo, invece di liberarlo. Per esempio, il desiderio di arricchirsi sempre di più rende schiavi della brama di possesso. Amare una persona come se fosse una cosa, solo per il suo fisico, significa rimanere nella propria solitudine. Pensare solo a sé e al proprio comodo equivale a far inaridire la propria vita. Credere che il progresso umano dipenda solo dalla scienza significa tributare a quest’ultima un culto e negare il profondo bisogno religioso dell’uomo, che fa crescere tutte le dimensioni della sua vita.

Il «Dio tappabuchi»
L’essere umano si volge naturalmente verso Dio quando le cose vanno male. Il dio “tappabuchi” è un essere strumentale, da cui l’uomo si aspetta solo una risposta ai propri desideri o alle proprie domande. Assume diversi volti:

  • Il “dio tappabuchi” non riempie il cuore dell’uomo. Segue un percorso interessato. Nessuno gli parla mai, oppure gli viene chiesto aiuto ed è dimenticato molto in fretta. Non è il Dio dei cristiani, che liberamente e per amore entra in relazione con l’uomo e a cui quest’ultimo rende gloria.
  • Il “dio fazzoletto”, di cui parla Bernanos, è quello da cui ci si attende protezione e consolazione nel momento della prova. Alcuni vanno ad accendergli una candela il giorno prima di un esame, pregandolo di sopperire allo scarso impegno nello studio.
  • Il “dio mazzo di chiavi" (Bernanos), a cui l’essere umano crede altrettanto facilmente, porta una risposta personificata agli enigmi della natura e della scienza, come quello sull’origine del mondo, per esempio. Nell’antichità, i Greci spiegavano il temporale attribuendolo all’ira di Zeus. Ancora oggi, molti hanno la tentazione di spiegare una malattia o una disgrazia intendendole come una punizione divina.
Il “dio orologiaio” è stato definito da Voltaire, pensatore francese del XVIII secolo, come il dio architetto, il “geometra eterno” che regola l’universo e ne garantisce l’ordine. Questo dio lontano non interviene nella vita degli uomini.

Paola Busso

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