Nel tempo in cui i ragazzi e i loro genitori leggevano molti libri di narrativa e non seguivano ancora GF né trascorrevano ore sui social networks, esisteva un tópos letterario. Un tópos è un luogo comune ricorrente, una situazione tipica che si presenta con uno schema simile in opere diverse. Il tópos di cui voglio parlare è quello della “visita al/alla vecchio/a maestro/a”. Esso compare nel libro Cuore con il quale sono cresciuti i vostri nonni, oppure nelle storie di Guareschi che hanno per protagonisti don Camillo e Peppone e che ora si vedono in bianco e nero su Rete4. In una prospettiva interculturale, è un classico l’incontro con il vecchio maestro zen e dai vecchi maestri vanno spesso gli artisti e i creativi ad ispirarsi. Lasciamo perdere i casi limite: sono casi molto poetici, ma qualunque maestro/a farebbe gli scongiuri. Intendo dire di Alfieri e di Foscolo (che vanno ad ispirarsi presso le tombe in santa Croce) oppure di Dante (che il suo vecchio maestro lo trova defunto e che lo colloca pure all’inferno, fingendosi stupefatto di trovarlo lì).
Chi cerca e chi viene trovato
Fino a questo punto della mia vita, io ho fatto visite ai miei vecchi maestri: la mia insegnante elementare, tutte le prof e i prof di lettere, il prof di filosofia. Nel tópos, lo schema è che l’allievo, ormai adulto e stabilmente collocato nel mondo del lavoro, stenti a riconoscere l’anziano insegnante, in genere reso piccolo e macilento dall’età, impoverito dall’insufficienza della pensione, chissà perché di solito residente in campagna o in montagna, in una casa frugale, poco riscaldata e ordinatissima. Per me non è stato così: per fortuna la letteratura e la vita sono due cose diverse e i miei maestri e prof sono state e sono persone vitalissime, piene di interessi e di ironica capacità di analizzare la situazione politica e sociale del nostro paese.
Il fatto è che da un po’ di tempo mi sono accorta di alcuni cambiamenti. Il primo è che c’è Facebook e dunque non c’è più bisogno né di indagini né di commoventi riconoscimenti televisivi per cercare e trovare le persone. Per il mio compleanno ho ricevuto auguri sulla bacheca di Facebook da parte di diversi miei allievi di una volta: quelli forse un po’ meno diligenti, ma simpaticissimi e indimenticabili (fra i sette-ottocento che ho conosciuto). Il secondo e inatteso cambiamento è che a questo punto sono io ricevere le visite degli studenti diventati adulti. Ora, io non sono macilenta e nemmeno ordinatissima; direi anzi che non sono neppure (forse) una “vecchia maestra”… Però il fatto che oramai allievi alla ricerca del tempo perduto (?) vengano a trovare me mi permette di conoscere molte storie e mi autorizza a elaborare valutazioni sul mondo e sulla vita. Per questo motivo, vi presenterò tre di queste storie, tutte quante ancora all’inizio…
Profilo di Marco
Marco si è laureato in giurisprudenza a 24 anni, cioè senza perdere tempo. Con il programma Erasmus ha trascorso il terzo anno di università nelle Antille francesi, che forse non sono famosissime per i loro esperti in diritto, ma che sono decisamente amene per spiagge bianche e usanze caraibiche. A Marco è piaciuto così tanto che dopo la laurea ha seguito un master in Guadalupa, specializzandosi in diritto caraibico. Non essendo né un bucaniere né un finanziere poco trasparente (per intenderci, né uno da Tortuga né uno da capitali trasferibili alle isole Cayman), quando è tornato in Italia, Marco si è accorto che il master non gli serviva a niente e in più ha anche capito che non gli interessava fare né il magistrato, né l’avvocato, né il notaio, né tanto meno lavorare in banca… In realtà, dopo quell’esperienza incantevole, gli interessava andare a vivere il suo futuro in Guadalupa. Perciò ha pensato di insegnare inglese nella scuola francese, scegliendo Guadalupa come sede. I concorsi, nel territorio francese, non richiedono una laurea specifica: Marco si è impratichito nelle lingue soprattutto scaricando film dalla rete, ha tentato il concorso una prima, una seconda, una terza, una quarta e una quinta volta. Non l’ha ancora passato, ma ritenterà un altr’anno. Intanto non ha svolto nessun praticantato, fa qualche lezione in nero in scuole di lingue, ha trentun anni e vive con mamma, papà e nonna. Se vuole, può usare la macchina del padre, un’auto del 2000. I suoi stanno pagando un mutuo piuttosto pesante, equivalente ogni mese alla pensione della nonna (che ha 82 anni). Marco va a letto tardi (infatti “studia” per il concorso), si alza tardi e sua mamma (casalinga) gli prepara la colazione con miele e altre dolcezze. È una storia vera.
Profilo di Igor
Igor si è laureato in psicologia a trent’anni. Per qualche tempo, durante gli studi, ha lavorato in una comunità d’accoglienza con un contratto regionale in nero. Non gli facevano fare chissà che, pertanto andava al lavoro con al collo una chiavetta, sulla quale si scaricava lo scaricabile e il non scaricabile. Igor (ora trentunenne) è stato fidanzato con Elisa per diversi anni, poi s’è fidanzato con un’altra ragazza, che per caso si chiama Elisa anche lei. Adesso Igor ha svolto il tirocinio che la normativa richiede fra la laurea e l’esame di abilitazione: sulla carta l’impegno sarebbe stato quotidiano, di fatto gli è stata richiesta presenza una volta alla settimana, al massimo due. Igor dice di sé che, se passerà l’esame abilitante, diventerà disoccupato. Anche Igor vive con mamma e papà, trascorre parte della giornata al computer (anche facendo giochi di ruolo in rete), come tutti i giovani alla sera esce verso le undici e rientra al mattino dopo verso le sei, ovvero quando il padre va via di casa per andare al lavoro. I genitori stanno pagando due mutui: quello della macchina e quello dell’appartamento in cui vive la nonna, che hanno comprato per lei dopo che era stata sfrattata. Igor non guida, perché suo padre gli ha detto di pagarsi il costo della patente smettendo di fumare e lui non ha ancora smesso. La madre di Igor è una donna colta e disoccupata (a parte qualche lavoro temporaneo in nero). Ovviamente vuole un bene dell’anima a suo figlio e, quando lo chiama in tarda mattinata, fa attenzione a svegliarlo con dolcezza e serenità, senza gridare, dopo avergli messo sul tavolo il vasetto di nutella. Va detto che riesce talvolta ad ottenere dal figlio che questi le lavi i vetri di casa. È la seconda storia vera.
Profilo di Maria
Maria ha trentaquattro anni e non si è ancora laureata (in lettere). Però si è sposata con Sebastiano, ha lavorato per sette anni in un centro commerciale e poi, siccome suo padre era stato operaio alla Fiat, ha voluto provarci anche lei. È entrata in fabbrica con un contratto a tempo (ai nostri tempi funziona così…), ha lavorato in una linea di produzione e Sebastiano l’ha conosciuto lì. Adesso è disoccupata, ha ripreso a studiare per gli esami d’università che le restano e sta preparando una tesi sul personaggio di Adelchi in Manzoni. Manzoni l’ha scelto lei: a quindici anni (quando è obbligo leggere I Promessi Sposi) Manzoni è detestabile, a vent’anni cominci a vederci qualcosa di buono, a trenta ti diventa perfino simpatico. Insomma, magari non condividi, però lo capisci. Maria abita nello stesso edificio in cui abitava ragazza con i genitori. Però i genitori sono ormai in pensione e trascorrono gran parte del tempo nel Salento, di cui sono originari. Maria torna in Salento anche lei almeno una volta all’anno, perché non ci è mai vissuta, ma lì si sente a casa. Ora che sta preparando l’esame istituzionale di latino (vecchio ordinamento, cioè con il programma lungo e i testi in latino, non in italiano come si fa adesso), Maria mi ha chiesto di darle una mano, più che altro per sicurezza, perché è dagli anni del liceo che non fa latino. Era mia allieva esattamente venti anni fa. Con la sua classe avevamo vissuto un’avventurosa gita a Roma: due notti in viaggio e una sola in albergo. Erano i giorni in cui era appena caduto il muro di Berlino e Roma (come molte capitali europee) era piena di festeggiamenti spontanei. Si sentiva cantare ovunque The wall dei Pink Floyd. Rimaneva viva la speranza che tutti assieme avremmo potuto cambiare il mondo. Nella straordinaria atmosfera di attesa del futuro, la segretaria signora Bairo era molto preoccupata perché io rifiutavo di illustrare agli studenti l’area archeologica di sant’Omobono usando il megafono. C’era anche la maratona di Roma e tutta la città sembrava camminare per strada.
Idee in bacheca virtuale
Maria è, dei miei allievi di cui ho raccontato la storia, quella che mi ha ritrovato grazie a Facebook. Ci siamo viste dopo vent’anni e avevamo tutto da raccontarci. Adesso questa sembra davvero una fiaba, eppure ci siamo raccontate come se non fossimo state tutto quel tempo senza vederci. Siccome poco più sopra ho scritto un po’ avventatamente che avrei elaborato valutazioni sul mondo e sulla vita, a questo punto devo presentarle mantenendo l’impegno. La prima è che vent’anni fa camminavamo tutti per strada ed eravamo convinti che saremmo andati verso il futuro che avremmo voluto. Non è stato così in generale e non è stato così per le persone singole. Una ragazza della classe di Maria il futuro non l’ha nemmeno avuto: Alessandra Boido è morta in Spagna in un incidente d’auto. Era brava e bella e piena di attese. Era il suo terz’anno d’università e anche lei era all’estero con Erasmus. Più in generale, tutti noi non siamo affatto riusciti a cambiare in meglio il mondo e, forse, qualcuno non ci ha nemmeno provato, nonostante le promesse. Adesso il mondo è più difficile di vent’anni fa per tutti i giovani e la scuola presenta diverse carenze nel suo compito di educare alla realtà e al futuro.
La seconda valutazione è questa: se un giovane vuol farsi le spalle solide, ci riesce. Io vi ho presentato tre storie, tutte di bravi ragazzi e bravi giovani, due laureati per tempo e una no. Voglio bene a tutti e tre, ma solo una delle storie vi propongo (se volete) a modello. Indovinate quale. E ricordatevi di guardare sempre oltre la crosta di quel che appare.
Una nota personale: agli auguri attraverso Facebook preferisco quelli a voce. E voi?Susanna Conti |