In questo numero
TV FINESTRA SUL FUTURO di Severino Cagnin

Una provocazione agli indifferenti
e ai responsabili il 61° Prix Italia
con il meglio della televisione,
 della radio e di internet in un grande
festival internazionale aperto a tutti.
Sempre più qualificati i “programmi
che incidono sui cambiamenti sociali” .


Forse le molte opere del 61° Prix , pur ambientate in Paesi e continenti diversi, con protagonisti in condizioni apparentemente opposte, di bambini e vecchi, di ricchi e miserabili, di superstar e moribondi, comunicano una forza morale di cambiamento della società, soprattutto da parte dei giovani, che diventano protagonisti di un possibile rinnovamento. Prendo a caso tre documentari televisivi.
Sono come te racconta gli sforzi dei bimbi Rom albanesi, che cercano di sopravvivere e di integrarsi dignitosamente nella società moderna. Vivono in uno stato economico di profonda indigenza, ma fanno di tutto per andare a scuola e ricevere una istruzione. Le difficoltà sono tante, ma questi 35’ ci fanno capire qualcosa di più sul tema della conquista della dignità sociale.
In Un altro pianeta lo scenario si fa mondiale e attuale: una ragazzina che sulla strada in Equador vende sigarette e chewing gum, bambini – soldato in Congo e in Cambogia rovistano nelle discariche a un dollaro al giorno per sopravvivere.
Il destino di tutti questi è espressione di una realtà vergognosa nel 2008, dichiarato dalle Nazioni Unite “Anno Internazionale del Pianeta Terra”. Il nostro mondo in cui respiriamo è da salvare, ma è urgente cominciare da “l’altro pianeta”, quello diverso e formato da milioni di ragazzi sfruttati. Altrimenti – ci dice il giovane regista ungherese – sarebbe inutile vivere in un giardino, per pochi privilegiati.
La spiegazione si può vedere nel documentario tedesco Le ragazze sottili, in cui delle giovani, malate di anoressia, subiscono un processo di autodistruzione in una società del benessere, pubblicizzata nella bellezza apparente delle sfilate di moda e nell’abbondanza degli ipermercati.
Emerge pure la preoccupazione, pure in opere di paesi del benessere, per il futuro dei giovani: il bullismo in una scuola multietnica francese, i limiti del sistema giudiziario inglese e i sogni dei teenagers afghani in una società libera.
Anche nei premi radiofonici sembrano essere preferite queste tematiche: le tensioni attuali superate da un magnifico progetto musicale; le nove fasi della vita, esplorate nel corpo attraverso il jazz e la danza. E ancora musica nella storia di Cornel Chiriac, paladino della libertà nella Germania dell’Est e nel documentario polacco La preghiera dimenticata, dove i canti popolari religiosi diventano un modo immediato di accostare culture diverse; invece nel finlandese Il gioco della creazione due bambini comunicano attraverso la musica elettronica dei videogiochi.

Il premio al popolo ebraico massacrato
Ulteriore tematica, frequente al Prix 2009, è la denuncia di situazioni politiche oppressive della libertà, sia attuali che storiche, ma con chiari riferimenti ad oggi. Esemplare è il dramma televisivo Il canto del popolo ebraico massacrato, a cui è stata assegnata anche una Menzione Speciale della giuria.
Presentato per la prima volta sul palcoscenico da Moni Ovadia e la sua Stage Orchestra in occasione del Giorno della Memoria, il testo ripercorre l’annientamento dell’ebraismo polacco dall’invasione nazista fino al rogo del Ghetto di Varsavia. Il testo del Canto fu definito da Primo Levi “opera senza uguali nella storia della letteratura” e fu scritto dall’ebreo polacco Yizhak Katzenelson nel lager di Vittel in Francia nel ’44 e da lui sepolto in un barattolo di latta; fu poi deportato ad Auschwitz e trucidato l’anno dopo. Lo spettacolo teatrale è stato adattato e trasferito sullo schermo da Felice Cappa con un montaggio, in cui, alle sequenze messe in scena al binario 21 della Stazione Centrale di Milano, si alternano quelle di Moni Ovadia in viaggio sulle tracce dell’autore del Canto.
La motivazione della Giuria è: “Ha il merito di aver scoperto un libro di poesie, scritto da Yizhak Katzenelson in campo di concentramento: una produzione della RAI coinvolgente e intensa con musiche originali dedicate ai sopravvissuti”.
Mi sembra doveroso riconoscere alla emittente pubblica italiana, in modo nuovo nel 2009, la presentazione al concorso di opere qualificate e critiche sul piano politico-sociale, tra cui per la radio il documentario 1989 Il crollo del muro, in cui il regista Italo Moscati costruisce un racconto con vere cronache sul Muro di Berlino, prima e dopo la caduta, interviste, suoni, rumori, citazioni di film e di programmi, estrapolati dall’archivio della RAI.

Premi speciali alla speranza
A differenza di altri eventi mediatici mondiali, il Prix Italia si distingue anche nella 61a edizione per comunicare un senso di ottimismo, pur nelle difficoltà del XXI secolo.
Chi conosce i responsabili, che lavorano tutto l’anno alla costruzione della manifestazione, sa che sono professionisti esperti, originali inventori di novità e, essi stessi non lo nascondono, credenti, ispirati a una fede, che sostiene le loro convinzioni.
Unico e ricco di risultati è il Premio Speciale Programmi che incidono sui cambiamenti sociali, “che hanno per oggetto la realtà economica, politica, sociale e culturale nelle situazioni di emergenza ( quali guerre, carestie, catastrofi naturali, intolleranze etnico- religiose, repressioni della libertà) con una prospettiva di rilancio e di sviluppo”. Questa sottolineatura finale specifica la ispirazione etica e religiosa delle opere per il Premio Speciale.
L’associazione cattolica internazionale Signis, che assegna un riconoscimento al programma televisivo in concorso, che “meglio contribuisca alla promozione dei valori umani”, ha esaminato con molta attenzione le opere del Premio Speciale, tra cui a Torino ha scelto il Canto sull’Olocausto e nel 2008 la storia di due giovani, che negli ultimi mesi di vita decidono di fare volontariato.

L’Africa vista dall’Africa
È stato il titolo di una giornata con materiali televisivi di emittenti africane e due film, Timpoko e Teza, premiati all’edizione 2009 del Fespaco, il Festival del Cinema Panafricano, che si svolge ogni due anni in Burkina Faso.
La giornata si è ampliata in incontri, presentazione dei progetti Millenium News e Giornalisti in rete tra Piemonte e Africa. Anche il libro Lontani e presenti. Servizio pubblico, cooperazione e comunicazione sociale ha confermato una città, aperta agli immigrati, con concreti interventi della amministrazione cittadina e delle numerose congregazioni e associazioni missionarie, dietro l’impulso del card. Massaia, di Don Bosco e del Beato Giuseppe Allamano della Consolata. Ma la creatività operativa piemontese ha attuato la novità della apertura del Prix al territorio in forme professionali e democratiche, che le future edizioni non potranno dimenticare. Sono stati preparati e impiegati neolaureati in sinergia con il Politecnico. Inoltre la visione delle opere è stata aperta a tutti sul canale 29 del digitale terrestre e sul maxischermo, allestito dal Comune in Piazza San Carlo. Sono stati inseriti nel calendario eventi artistici e culturali, legati al territorio, tra cui il concerto al Teatro Regio, la serata di premiazione al Palazzo Reale di Venaria e la visita a mostre e musei cittadini, come quello egizio, del Risorgimento e dell’Automobile. Una proposta di collaborazione tra TV e cultura, di fatto, oltre lo schermo.

Severino Cagnin

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