Sono passati ormai più di quindici anni dalla nascita del web, e in questi anni abbiamo visto passare tanti siti, tanti servizi web e tante mode, da Altavista a Google, come da GeoCities a Facebook. Alcuni servizi sono ancora in uso, ad esempio la posta elettronica, certo oggi sempre più webmail e sempre più capiente. Altri sono decisamente scomparsi, oppure rimasti come cimelio ad uso di pochi tecnofili vintage, si pensi ai newsgroup o ai primi motori di ricerca per directory. Un po' per il progresso tecnologico un po' per le bizze della moda, negli ultimi anni abbiamo messo in soffitta molti siti, senza quasi accorgercene.
Provate a digitare www.geocities.com e troverete un laconico “Sorry, GeoCities has closed”. Dal 27 ottobre 2009 il servizio di web hosting tanto di moda alla fine degli anni '90 ha chiuso i battenti. Per i primi utenti di Internet era stata una community di culto, con le sue città virtuali in cui si poteva creare il proprio sito web, da Hollywood che ospitava i siti di intrattenimento alla Silicon Valley che ospitava quelli di tecnologia. Il servizio ebbe un successo davvero sorprendente, che la portò nel 1999 ad esser il terzo sito più visitato del web e ad essere acquistato da Yahoo! per più di 3,5 miliardi di dollari. Ma poi, si sa, nel mondo sono successe tante cose, è scoppiata la bolla della new economy, sono fallite tante .com e sul web molti siti sono stati travolti dall'incalzare di mode, acquisizioni e novità tecnologiche.
Così non abbiamo più sentito parlare, ad esempio, di Italia On Line, il portale che nella seconda metà degli anni '90 offriva posta elettronica e connessione a internet, innovando il panorama internet italiano con il suo motore di ricerca tutto italiano Arianna e la comunità virtuale Digiland. Nel tempo il progetto fu comprato da Infostrada, a sua volta acquisita da Wind Telecomunicazioni, che inglobò IOL nel progetto Libero.it e nel 2005 sostituì Arianna con Google.
Ma è proprio nel campo dei motori di ricerca che sono state fatte le vittime più illustri e non è un caso se il giornalista dell'Independent David Randall, nel suo articolo Death on the Net, cita proprio HotBot, il motore di ricerca tanto in voga dieci anni fa, come caso emblematico di morte sul web. E con ironia tutta britannica ne scrive sulla lapide virtuale il commosso epitaffio: “HotBot.com. Dearly beloved search engine. Born 1996. Downgraded 2002ish. Forever in our bookmarks”. Non si può dire ufficialmente morto, ma “downgraded”, poiché, dopo l'acquisizione da parte di Lycos e la difficile contesa con gli altri colossi della ricerca, oggi www.hotbot.com anziché riportare un dignitoso annuncio di chiusura, presenta una scarna pagina web da cui è possibile fare ricerche mediante altri motori di ricerca. Ma come HotBot anche altri motori, in auge a cavallo tra gli anni '90 e i primi anni del nuovo millennio, sono in inesorabile declino e, soprattutto, sono finiti nel dimenticatoio, spesso dopo acquisizioni da parte di nuovi giganti del web. E' il caso di Altavista ed Excite, ma anche lo stesso Lycos non è da meno, se è vero che a febbraio del 2009 Lycos Italia ha chiuso quasi tutti i servizi dichiarando: "Cari utenti e cari potenziali utenti, il 15.02.2009 abbiamo cessato la maggior parte delle nostre attività e dei servizi relativi al nostro portale".
Ed eccoci nel passato più recente, dove troviamo web flop che fanno presagire un prossimo passaggio in soffitta, basti pensare al tanto celebrato mondo virtuale di SecondLife, oggi in caduta libera per il forte calo di utenti attivi e soprattutto per l'assenza di interesse da parte degli internauti. E David Randall si spinge oltre, annunciando nel medio-lungo periodo anche il crollo di MySpace, Facebook, Twitter e forse dello stesso Google.
Pare davvero che sul web si viva una vita spericolata, siti e aziende crescono in fretta, fanno miliardi, sono quotati in borsa, vengono acquisiti e scompaiono in tempi brevi. A quando l'annuncio “Sorry, Facebook has closed”?
Stefano Moro |