È sempre la stessa solfa: quando un adolescente dice o fa certe cose, gli adulti reagiscono più o meno allo stesso modo, lanciandosi in giudizi che liquidano la faccenda più o meno così: è una fase difficile, gli passerà, bisogna avere pazienza, hanno gli ormoni in subbuglio ecc.
Già, e visto che è una fase inevitabile, attraverso la quale siamo passati tutti, non è il caso di darle troppa importanza. Si sa che i ragazzi a questa età si allontanano dai genitori, ai quali non è più dato sapere nulla di cosa passa per la testa e per il cuore dei loro pargoletti che ormai inorridiscono di fronte a baci, carezze e abbracci e si ribellano a maternali, paternali, ingerenze e intromissioni nella loro vita.
E ciò che non si capisce è meglio liquidarlo come una parentesi, un passaggio obbligato che non deve spaventare ma, anzi, trovare preparati gli adulti. Della serie: se tuo figlio dice che vuole uccidersi, sta’ tranquillo, non lasciarti prendere dal panico, è normale, gli passerà; se tuo figlio fa il vandalo a scuola o prende di mira alcuni suoi compagni, fidati, è una ragazzata, niente di grave, una punizione lo farà rigare dritto; se tuo figlio sembra “fatto”, anche questo è normale, dentro di lui chissà che sta succedendo.
Ma se tuo figlio ti risponde male e si ribella dicendo cose che ti fanno stare male - e che, se ci pensi bene, non sono poi così sbagliate - , allora apriti cielo, perché tutto ha un limite e questa insubordinazione può essere il segnale di un disagio profondo, addirittura l’anticamera della delinquenza, della soppressione fisica, prima o poi, dei genitori.
E ancora, se tuo figlio va male a scuola, non esistono giustificazioni: la scuola viene prima di tutto senza se e senza ma, se non studi da grande non sarai in grado di fare niente, non ti credere di vivere a sbafo alle nostre spalle per tutta la vita, datti una mossa, ti togliamo il computer (cioè il mondo) per un mese e stai a casa per una settimana (a dormire, magari...).
Insomma, è un continuo alternarsi, da parte degli adulti, di reazioni “scomposte” e di accondiscendenza, di paura e di comprensione, di durezza e dolcezza, di apprensione e tolleranza, di rabbia feroce e trasporto affettivo. Il tutto in un calderone in cui bolle a fuoco molto alto una brodaglia indistinta che i grandi in affanno sperano cambi quanto prima di colore e consistenza, consolandosi con la solita fase: “è normale, ci siamo passati tutti”.
Proprio le stesse cose
Ecco, il rischio è che l’adolescenza venga considerata un’età insignificante, senza importanza, in cui si fanno cose esagerate che disturbano e preoccupano. Ma è proprio a questa età che i ragazzi si pongono domande importanti, cercano valori ed esempi da seguire, hanno fame – nonostante il loro atteggiamento spavaldo, ribelle e disinteressato – di figure di riferimento che siano credibili e solide, possibilmente al di fuori della famiglia.
“Ed è proprio perché ci siamo passati tutti che dovremmo essere più attenti e presenti – spiega Sergio, papà di un adolescente in crisi (il papà o l’adolescente?)- Io cerco di parlare molto con mio figlio, di ascoltarlo, per capire come posso aiutarlo a non lasciarsi travolgere dal terremoto dentro di lui. Ricordo bene come ho vissuto la mia adolescenza: facevo delle cose di cui mi vergognavo ed ero pieno di sensi di colpa, i miei genitori pensavano solo a punirmi, non ci provavano nemmeno a capire che mi stava succedendo. Ogni volta che provavo un’emozione forte o enfatizzavo un fatto, venivo quasi deriso, mio padre mi diceva: ‘smettila di fare il buffone’, o ‘stai zitto che non capisci niente”.
“Adesso - prosegue Sergio - con mio figlio mi tornano in mente tutte queste cose e la cosa assurda è che più volte mi capita di comportarmi come i miei genitori. Una cosa ho capito: ho paura, esattamente come loro. E provo la stessa rabbia e lo stesso dispiacere di fronte a certe battute sarcastiche e cattive che mio figlio mi fa quando litighiamo. Ho paura di avere sbagliato tutto con lui, ho paura di perdere il suo affetto, che prima o poi mi lasci, che non sia in grado di costruirsi un futuro, che diventi un delinquente...”.
Tranquillo, Sergio, le tue paure sono quelle di tutti i genitori. Però, non è una contraddizione che gli adulti si lascino travolgere dalle loro paure perché i figli si lasciano travolgere dalle “normali” inquietudini dell’adolescenza? Capita spesso che le paure di mamma e papà si traducano in ansie e ossessioni che impediscono di vedere le cose obiettivamente e fanno sprofondare – sia i genitori sia i figli - in abissi di sofferenza, in spirali da cui non si riesce ad uscire.
Carla, per esempio, ha una ragazzina che quest’anno frequenta la prima media e la scuola è diventata il suo chiodo fisso. Non fa che lamentarsi del fatto che la figlia non si concentra, non sta attenta in classe, sembra non capire nulla. Allora la fa studiare tutti i pomeriggi dalle 15 alle 19, dice, e spesso anche dopo cena. Con risultati peraltro modesti. Così Alessandra, sua figlia, non fa nient’altro, non vede amici, non fa sport, non scopre il mondo, non si confronta con nessuno, al punto che è felicissima di andare a scuola perché almeno lì socializza.
Carla adora la sua “bambina”, ma sembra non preoccuparsi dei suoi stati d’animo, di come sta, di cosa pensa, di come cresce. Il rendimento scolastico è più importante. “Lo so che esagero – ammette – E so anche perché: da piccolina i miei genitori avevano paura che io fossi una cretina, mi facevano studiare tanto e ho passato la mia vita a dimostrare a loro e a me stessa che ero intelligente: per essere la più brava della classe ho pagato prezzi altissimi”. Un esempio illuminante di come i figli pongano i genitori di fronte ai loro limiti...
Patrizia Spagnolo |