È partito favorito fin dalla prima puntata di X Factor, il talent show a cui ha partecipato, e Marco Mengoni lo ha vinto rispettando i pronostici. Un po’ come la squadra di calcio del Barcellona di questi ultimi anni, ha dribblato la concorrenza, accumulato punti, superato i momenti di crisi, piazzato qui e là qualche tocco di classe, e alla fine è arrivata la vittoria. Il suo scudetto è stato un mini cd, Dove si vola, subito vendutissimo, mentre la Coppa dei Campioni ha invece i contorni della partecipazione al Festival di Sanremo, ottenuta per aver primeggiato appunto nel talent show, dove presenterà un suo pezzo, Credimi ancora.
Un bell’exploit per Marco che, fino a qualche mese prima di entrare nel cast di X Factor, viveva con la passione per le sette note ma anche, più concretamente, facendo il cameriere in un pub di Roma per sbarcare il lunario. Una scelta voluta da lui stesso, alla ricerca del proprio spazio di libertà, che lo aveva convinto a lasciare il suo paese, Ronciglione, a due passi da Viterbo, dov’è nato vent’anni fa, per puntare sulla capitale.
All’ombra del Colosseo, con in tasca il diploma in disegno industriale, si era… industriato a fare vari lavoretti, senza perdere troppo di vista la musica. Poi la chance inaspettata di X Factor e quella “X”, che dovrebbe “marchiarlo” come artista rispetto ad altri, che si accende sulla sua strada e che, per adesso, lo ha portato a Sanremo.
In attesa del riscontro del Festival, Marco intanto si gode le 100 mila copie vendute del suo mini cd, Dove si vola, che oltre al brano che dà il titolo al disco, contiene un altro inedito, Lontanissimo da te, e cinque cover che ha presentato al talent show. Un lavoro che sottolinea le sue ottime qualità vocali, capaci di affrontare qualsiasi genere con una personalità già ben delineata. Doti che gli serviranno per la sua prossima importante partita: quella che giocherà a Sanremo.
Con quale spirito stai aspettando il Festival?
Finora sono stato impegnato a promuovere il mio mini-cd, quindi non ci ho pensato troppo, ma con l’avvicinarsi della manifestazione aumenta l’adrenalina, anche perché Credimi ancora è un brano che ho scritto io. È chiaro, salire su quel palco suscita qualche emozione ed è un passaggio importante per la mia carriera, ma sono abbastanza disincantato: mi butto e speriamo in bene, altrimenti pazienza.
Intanto hai già incamerato una fetta di popolarità. Come hai vissuto il dopo X Factor?
Non è stato facile abituarsi alle attenzioni dei media, soprattutto dopo aver vissuto in isolamento per parecchi mesi nella scuola di X Factor. Ignori ciò che accade al di fuori, non hai un’esatta percezione di quanto sei popolare e quando tutto finisce rimani un po’ frastornato dal clamore intorno a te.
Pensavi di vincere il talent show?
Nemmeno per sogno. È già stata una sorpresa entrare nel programma come concorrente, poi quando ho sentito gli altri ragazzi cantare ho pensato che non avrei mai superato la terza puntata: c’era gente troppo brava. L’ho detto anche a mia mamma al cellulare, prima che iniziasse la trasmissione.
Quanto serve X Factor per formare un artista?
Serve come altre esperienze. Forse quella del programma è un po’ più dura perché vivi 12 settimane sotto pressione e quasi tutti hanno poi dei momenti di crisi, tanto da voler uscire dalla scuola. Comunque X Factor mi ha aiutato a sviluppare meglio le mie qualità e la mia personalità, oltre a darmi visibilità. Ma una volta uscito, tutto questo deve essere alimentato facendo tesoro di ciò che impari nel mondo della musica, altrimenti sparisci presto dalla circolazione. E nelle sette note, non finisci mai di imparare.
Quando hai incominciato a interessarti seriamente al canto?
Decisamente tardi, a 16 anni, considerando che quasi tutti gli artisti iniziano già da bambini con la musica. È stato quasi per gioco che mi sono messo davanti a un microfono, ma poi non mi sono risparmiato: ho suonato in band dai generi più disparati, cantato nei matrimoni, fatto piano bar… Cantare è diventata così una passione, ma non avrei mai immaginato che si sarebbe trasformata in una professione.
Cosa ti ha spinto allora verso X Factor?
I ragazzi del gruppo in cui canto. Sono stati loro a insistere perché partecipassi ai provini e io volevo mettermi alla prova, una sfida con me stesso.
Se non avessi passato le selezioni, ci avresti riprovato tra un anno, magari anche ad “Amici”?
Non penso, anche se nella vita è meglio “mai dire mai”. Per quanto riguarda “Amici”, non è propriamente nelle mie corde. L’ho seguita come trasmissione, ma rispetto a X Factor mi sembra offra meno spazio al canto e più alle chiacchiere.
Il tuo mini-cd non ha convinto tutti. Infastidito dalle critiche?
No, l’importante è che siano costruttive. Nella mia vita, le critiche sono state fondamentali nell’aiutarmi a crescere, e quindi possono servire per migliorarmi come artista. Certo, visto il poco tempo a disposizione, ho potuto mettere solo due brani inediti nel cd, di cui comunque sono soddisfatto. Tuttavia, so benissimo che non delineano completamente la mia identità musicale.
I tuoi artisti di riferimento?
Sono tantissimi: mi piacciono Mika, i Coldplay, The Niro… Come genere, non ne ho uno preferito: amo la black music di stampo inglese, ma anche il pop-rock.
Quale ruolo ha avuto la tua famiglia nel seguirti nell’avventura musicale?
Non mi hanno mai ostacolato. D’altra parte, ho sempre goduto di ampia libertà, anche quando ho chiesto di andare a vivere per conto mio a Roma. Certo, mia madre era un po’ dispiaciuta e preoccupata, ma mio padre mi ha dato il via libera ponendomi solo una condizione: che mi trovassi un lavoro e mi pagassi un alloggio in affitto. Non è stato semplice: a volte arrivavo a fine mese con pochi euro in tasca, ma mi sono sempre dato da fare, pur non avendo la mia famiglia problemi economici. Ma anche quel periodo è servito a formarmi, a farmi crescere.
Claudio Facchetti |