In questo numero
PRINT ON DEMAND di Stefano Moro

Dopo le case discografiche
tremano le case editrici


Espressioni come “mi fai il download dell’ultimo album di James Blunt?” oppure “nel weekend mi sono scaricato tutta la discografia di De Andrè” sono ormai entrate nel quotidiano. Per questo da anni assistiamo ad una guerra continua tra case discografiche e reti peer to peer per lo scambio di file MP3. Dalle cause legali del passato contro Napster a quelle recentissime conto Bit Torrent e la Baia dei Pirati, è una battaglia senza fine, che ha appassionato giuristi e navigatori del Web ma non ha finora avuto esiti interessanti per i consumatori, infatti le case discografiche non hanno ancora cambiato il loro modello di business e la legge non ha chiarito bene le regole del mondo Internet. L’unico risvolto positivo al momento è la nascita di alcuni servizi online che permettono di scaricarsi musica legalmente a prezzi contenuti.
Finora invece l’assalto del web al mondo dei libri non ha avuto la stessa forza e lo stesso impatto, infatti i libri scaricabili in pdf da Google Libri o quelli disponibili sui circuiti peer to peer non hanno mai intaccato il mercato dell’editoria. E tantomeno il celebratissimo eBook (electronic book). Da anni se ne parla come di una rivoluzione del libro, che avrebbe dovuto cambiare le nostre abitudini, facendoci leggere tutti i libri su una specie di palmare, pratico e riposante per la vista. Non stupisce però che The Economist dichiari che nessun produttore di eBook abbia mai reso pubblici i suoi volumi di vendita, infatti è sotto gli occhi di tutti come non abbia preso piede neppure tra i lettori più moderni e “tecnologici”. A dire il vero ne esistono diversi modelli, come l’Iliad di Philips-iRex o il Sony PRS-505, e forse il più interessante è il nuovo Kindle di Amazon, uscito di recente e supportato da interessanti servizi online mirati a questo dispositivo. Ed è qui che il mondo dell’editoria dovrebbe iniziare a preoccuparsi. Infatti sul sito del colosso della vendita di libri online è possibile, mediante la piattaforma Digital Text Platform, produrre e distribuire sulla rete i propri romanzi in modo che possano essere letti su Kindle. Si tratta di una moderna applicazione del print on demand, che è una “modalità di stampa che prevede la realizzazione tipografica di un libro dietro ordinazione del lettore” (Wikipedia). Spesso erano le piccole case editrici ad utilizzare questa modalità editoriale, per abbattere i costi di magazzino e ridurre i rischi di invenduto, ma ora questo modello si fa molto più interessante se abbinato alle potenzialità della rete: una casa editrice virtuale (online) può promuovere, distribuire e vendere su richiesta i libri, riducendo drasticamente i propri costi e dando spazio anche ad autori poco conosciuti senza correre troppi rischi.
Più forse che l’eBook, è questo nuovo modello editoriale che dovrebbe far tremare le case editrici e le librerie, soprattutto se si considera che la passione per i libri viaggia in rete già da tempo, basti pensare alle community come aNobii e Shelfari, in cui si incontrano lettori e giovani autori per confrontarsi e consigliarsi letture. Quale terreno più fertile per una promozione e distribuzione efficace? Tanto più che, oltre ad Amazon, esistono già altri interessanti portali, come www.ilmiolibro.it, www.lulu.com e www.blurb.com, che permettono di stampare e rilegare al costo di poche decine di euro i propri libri e i propri album di foto, per poi esporli nella vetrina virtuale e venderli online. Di solito è anche possibile definire il layout e l’impaginazione del libro nei minimi dettagli e alcuni di questi portali danno persino la possibilità di associare ai libri pubblicati un codice ISBN, che permette di entrare nel circuito di distribuzione tradizionale.
Insomma, diventa un gioco da ragazzi pubblicare e vendere un libro, ed è per questo che a breve il ciclone che ha investito le case discografiche si scatenerà contro le case editrici e le librerie, ma questa volta è tutto legale, si tratta di una trasformazione del modello editoriale, che dovrebbe far scendere i prezzi e aprire nuove possibilità per i giovani talenti e gli scrittori poco conosciuti.

Stefano Moro

www.timeandmind.com