Rischiare di arrivare all’appuntamento con gli amici meno profumato del solito o meno elegante del previsto è un timore che molti potenziali ciclisti hanno paura di dover affrontare una volta scesi dalla sella. Il rischio di finire sotto le ruote di qualche auto in fase di sorpasso, poi, appare una preoccupazione ben fondata, visto che le città non sono ancora a misura di bicicletta. Davanti a qualche salutista che sceglie di raggiungere la sua meta con la forza delle proprie gambe e senza inquinare, lo sgasante automobilista risponde irritato per l’assenza di ripresa del barcollante mezzo che ritrova sulla sua via. E in pochi ci pensano due volte prima di un azzardata accelerata, con annesso taglio di strada. Vista dalla bici, le strade sono una giungla in cui la sopravvivenza è tutt’altro che semplice.
Se si sceglie di sfidare il pericolo, però, si salta in sella e si inizia a pedalare. Pedalare per guardarsi intorno ad una velocità che permette di vedere di più, di cogliere particolari prima non osservati. Pedalare per opporsi alla divisione tra vita e movimento, spesso relegato alla fine della giornata e nel chiuso di qualche palestra a pagamento.
E perché no? Qualcuno salta su in sella anche per un bel viaggio tra campagne e città, per scalare lo Stelvio, scoprire l’Olanda o doppiare Capo Nord, all’insegna della nuova proposta turistica del cicloturismo. Si può partire con un gruppetto di amici ben allenati alla scoperta di nuovi posti oppure ci si può affidare alle associazioni di cicloturismo presenti sul web e approfittarne così per conoscere altri “amici della bici”.
Paris in bici
Testimonial d’eccezione danno il buon esempio. Politici del calibro di Romano Prodi e dell’inglese Boris Johnson, sindaco di Londra, sfrecciano abitualmente per le strade delle loro città a bordo della bici, eppure le città rimangono dei luoghi a bassa intensità di ciclisti.
Un’iniziativa particolarmente interessante ha visto come protagonista la capitale della Francia. A Parigi da due anni col progetto Velib’ la bici è diventato un mezzo di trasporto comodo anche nelle metropoli. Centinaia di stazioni di biciclette, disseminate per la città, permettono di affittare le bici a solo un Euro per la durata di un’intera giornata. Utilizzare le bici messe a disposizione dal Comune è economico e conveniente, ma ogni mezz’ora bisogna raggiungere la stazione successiva, lasciare la bici su cui si è percorso un tratto di strada ed eventualmente prenderne un'altra per continuare il proprio percorso senza rincari nel prezzo iniziale. Così, ad un costo pari a quello di un caffè, si può continuare per tutta la giornata, spostandosi di stazione in stazione, distanti tra loro circa 300 metri, e percorrere in lungo e largo la città più bella del mondo – fornita anche di invidiabili piste ciclabili –, ammirandola direttamente coi propri occhi, alla velocità che più aggrada.
La capitale del Tour de France si distingue così anche per il ciclismo cittadino e ha contagiato con la sua pionieristica impresa già più di 30 comuni limitrofi e funge da esempio per l’incentivazione all’uso della bici in tutto il mondo.
Investire in biciclette
È terminato il tempo degli affari per i celebri “ladri di biciclette”. Adesso, per l’acquisto di una due ruote sono stati stanziati dei fondi statali, un budget messo a disposizione di quanti vogliano investire in questo mezzo di trasporto. 8 milioni e 750 mila euro è il tetto destinato a coprire il 30% delle spese per l’acquisto di biciclette, per un tetto massimo di 700 euro a ciclista.
I politici lo sanno già, investire nell’energia pulita è un dispendio di soldi minimo a fronte di un guadagno in prospettiva assai maggiore. Gli incentivi statali hanno fatto scoppiare il boom nel mercato delle biciclette, facendo rimontare le vendite e consegnare, nel giro di tre settimane, 40 mila cicli ad acquirenti di tutt’Italia.
La FIAB (Federazione italiana amici della bicicletta), contenta di questo risultato, ha ingranato un’altra marcia e continua la sua scalata per la diffusione del trasporto su bici e per la tutela dei diritti dei ciclisti.
La due ruote è un argomento così serio che addirittura se ne discute al Parlamento europeo. Proprio a Bruxelles, infatti, 27 Comuni di tutta Europa hanno partecipato alla XV Conferenza internazionale sulla ciclabilità. Al termine dell’incontro ufficiale è stato firmato un documento col quale questi Comuni si impegnano a sollecitare Commissione e Parlamento europeo ad attivare politiche adeguate per portare nei Paesi dell'Unione Europea l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto abituale dall’attuale 5% al 15% entro il 2020 e a ridurre del 50% gli incidenti mortali che colpiscono i ciclisti, migliorando la sicurezza delle strade ciclabili.
Filosofia su due ruote
Sarà più stancante che andare in giro in scooter, si procede più lentamente che in automobile, ma a molti la vita da ciclista piace davvero. Questi fan del biciclo spesso attendo la domenica o qualche festa per indossare la tutina colorata e pedalare insieme agli amici di scampagnate macinando chilometri su chilometri, sognando il giro d’Italia o il Tour de France.
C’è chi ama andare in bici e chi su di essa ha scritto addirittura un vero e proprio saggio di antropologia filosofica. Parliamo di Ivan Illich e del suo Elogio della bicicletta, uno scritto dedicato al mezzo di trasporto che meglio promuove la nostra civiltà e non un veicolo che rappresenta, come pensano in troppi, una fase ormai sorpassata dai cavalli motore.
«La bicicletta richiede poco spazio. Se ne possono parcheggiare diciotto al posto di un’auto, se ne possono spostare trenta nello spazio divorato da un’unica vettura. Per portare quarantamila persone al di là di un ponte in un’ora ci vogliono dodici corsie se si ricorre alle automobili e solo due se le quarantamila persone vanno pedalando in bicicletta», afferma il filosofo nella sua apologia della bicicletta. Un’alternativa alla carenza di energia e al soffocante inquinamento riassunta nella bellezza e nella saggezza della ruota coi raggi. Come ci fa notare Illich, bicicletta e automobile sono state inventate dalla stessa generazione. Non sono due stadi dello sviluppo della tecnologia, bensì due diversi modi di usare il progresso moderno. Bici e auto veicolano su strada due diversi modi di guardare all’uomo: la bicicletta permette ad ognuno di controllare la propria energia metabolica, mentre il veicolo a motore si sostituisce a tale energia.
L’illusione stabilita dall’automobile consiste nello stabilire una proporzione diretta tra velocità e libertà. I km/h si tramutano così nella formula dell’indipendenza e dell’assenza di asservimento a qualsiasi tipo di vincolo. Ivan Illich si scaglia contro questo mito, l’equazione tra velocità e libertà è errata. «La bicicletta allarga il raggio d’azione personale dell’uomo, senza limitarne il movimento. Quando non è possibile andare in bici la si spinge a mano. Il ciclista, beneficiario di una comodità senza classi, può addirittura trasportare qualcun altro sulla canna o sul portabagagli».
Le tipologie di trasporto nelle società della nostra epoca sono più variegate di quanto non ci permetta di cogliere il nostro sguardo metropolitano, avvezzo a vedere schizzare lunghi treni in tunnel sotterranei e infinite file di automobili su autostrade a tre corsie. Nell’odierno scenario globale sono presenti tre modelli di mobilità: quello delle società sottoattrezzate, che riducono l’auto-mobilità dei cittadini a quella delle loro stesse gambe o in alternativa alle zampe degli animali; c’è poi il modello delle società sovraindustrializzate, per le quali il trasporto è un vero e proprio settore industriale. Vi è anche una terza possibilità: il modello che congiunge la duplice liberazione dall’opulenza e dalla carenza, capace di operare una «ristrutturazione sociale dello spazio che faccia continuamente sentire a ognuno che il centro del mondo è proprio lì dove egli sta, cammina e vive» e non spostarlo sempre ad almeno 1000 km di distanza. La vita è lì dove ci si trova a viverla, non ci aspetta dall’altro capo del pianeta, né va inseguita ad una velocità sempre crescente. Pedalando in bicicletta la si può assaporare diversamente e nel segno di un maggiore rispetto delle proprie capacità, dei propri limiti e dell’ecologia dell’intero pianeta. In bicicletta si sperimenta una libertà che non fa rima con velocità, ma con equità.
Claudia Pedone |