Giovanna è una simpatica ragazza di 21 anni. È uscita per due anni con Francesco finché ha interrotto la loro relazione, anche a causa di una forte gelosia di lui. Da quel momento Francesco ha cominciato a tempestarla di SMS e di telefonate, a cercare in tutti i modi di parlarle e di incontrarla, anche aspettandola all’uscita dell’Università, a inviarle lettere e regali indesiderati e a pedinarla. Il modo di agire di Francesco è un tipico comportamento persecutorio denominato “stalking”, un fenomeno psicologico e sociale conosciuto anche come “sindrome del molestatore assillante”. Dai dati ISTAT emerge che sono oltre due milioni le donne in Italia che hanno subito molestie assillanti. Recentemente anche nella nostra nazione (come avviene fin dagli anni ‘90 negli Stati Uniti) si è legiferato a riguardo e lo stalking è stato finalmente considerato reato. Questo permette alle donne di difendersi, querelando i propri persecutori. In effetti, nonostante la donna faccia di tutto per chiarire di non avere più intenzione di proseguire il rapporto lo stolker continua insistentemente nelle sue azioni intrusive, convinto di venir ricambiato nei suoi sentimenti d’amore. Non riesce ad accettare un rifiuto! Sono state individuate da Mullen e altri 5 tipologie di stalker:
- “il rifiutato” : l’ex partner incapace di interrompere la relazione, cerca di ristabilirla o di vendicarsi;
- “il corteggiatore inadeguato”: ha notevoli difficoltà a relazionarsi con il sesso opposto e in generale nei rapporti sociali;
- “il molestatore il cerca d’intimità”: spesso isolato socialmente, cerca contatto e affetto;
- “il predatore”: il più pericoloso, vuole assolutamente un rapporto sessuale con la vittima e può arrivare a ucciderla;
- “il rancoroso”: è un cliente insoddisfatto di qualche servizio e vuole vendicarsi del presunto torto subito. Qui il perseguitato è o un professionista in una relazione d’aiuto (medico, psicologo, avvocato, insegnante, assistente sociale,…) o un’organizzazione (banca, ufficio, scuola,…).
Il comportamento dello stalker è prevalentemente provocato da un’incapacità di accettare un abbandono. E’ come una forma di protesta, volta ad impedire di essere lasciati: attraverso un’esibizione eccessiva di emozioni di collera e gelosia cercan di proteggersi dalla sofferenza che l’abbandono provoca e dalla quale sono terrorizzati.
Le radici di questo comportamento sono da ricercarsi nell’infanzia, in un rapporto problematico con la figura di accudimento (in genere la madre) inaffidabile. Come abbiamo espresso inizialmente, la legge tutela la vittima e può anche favorire nello stalker una presa di coscienza che il suo comportamento non è socialmente accettabile. Lo stalker ha bisogno anche di un percorso di cura in cui venir aiutato a comprendere che la responsabilità del rifiuto subito nell’infanzia è da attribuirsi alla madre e non a lui. Solo a partire da questa presa di coscienza si potrà staccare dal comportamento persecutorio e vivere relazioni adulte nel rispetto della libertà dell’altro, imparando ad accettare anche la possibilità di venire lasciati o non essere corrisposti (che può capitare a tutti!).
Maria Poetto |