"Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: “Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo? ”. Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: “Chi dei due volete che vi rilasci? ”. Quelli risposero: “Barabba! ”. (Mt 27, 15-17. 20-21)
Di scelte è fatta la vita. Se sei giovane ne hai davanti ancora di più, con l’imbarazzo della decisione o forse meglio con un telecomando che ti mette davanti ogni cosa, ti fa vedere tutto, ma non ti fa gustare niente e soprattutto ti continua a riportare ai canali già visti. Ti accorgi che non stai scegliendo, ma menando il can per l’aia. Decidersi è una pena o una sfida? E’ un esercizio di libertà o un supplizio di Tantalo che ti sposta sempre al di fuori della tua capacità di presa le cose che vorresti fare? Ci sono però nell’esistenza alcuni bivi che non permettono tergiversazioni, sono univoci: o di qua o di là e occorre avere un cuore pronto, uno spirito forte, un cuore pulito.
Alla gente che vociava davanti al Sinedrio, che faceva opinione pubblica nei caffè della piazza, nei cortili del tempio, al di fuori delle sinagoghe di Gerusalemme, che si trovava a disagio nel sentire Gesù continuamente all’attacco del loro perbenismo, finalmente viene fatta una proposta precisa. Lo risolviamo questo problema? Questo Gesù non vi sembra che sia stia allargando troppo? E allora lasciate fare a noi. Avete solo da decidervi da che parte stare. Noi l’abbiamo incastrato e finalmente è in mano al governatore romano. Ora si tratta di decidersi: Barabba o Gesù chiamato il Cristo? Capiamo bene che la scelta è scandalosa, ma un ladro lo si può sempre riprendere e mettere in galera, Gesù Cristo invece ci sta rovinando la vita e se continua così, ne va di mezzo la nostra religione; non venite poi a lamentarvi che non c’è più religione!
L’establishment si era trovato molto compatto e deciso, qualcuno aveva storto il naso: Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo… ma c’è sempre una minoranza velleitaria che può essere tenuta a bada. E la gente, il cosiddetto popolo, la folla, l’opinione pubblica pilotata ad arte, la maggioranza silenziosa dice convinta: Barabba. Si tura il naso perché le fa fastidio mettere in libertà un assassino, ma è il male minore.
E così Cristo viene barattato, viene messo su una bilancia: non è la bilancia del mondo, ma una volgare stadera che pesa di più la cattiveria che la giustizia, i propositi delinquenziali che le scelte di coscienza, il delirio di onnipotenza che la verità. Ci facciamo tutti le nostre bilance, mettiamo tutti i nostri pesi su una parte, vediamo bene in coscienza dove ci orienta il peso vero della vita, ma con la solita mossa dell’imbroglio chiudiamo gli occhi e il cuore e ci vogliamo convincere di avere ragione. Così si tratta l’amore, così si pesano i sentimenti, così si mettono in gioco le proprie miserie e si baratta la verità per due illusioni, che svaniscono prima che passi l’ubriacatura dell’inganno.
Barabba s’è trovato libero; aveva cominciato a capire che la vita non poteva più essere continuamente un gioco a danno degli altri, stava ricostruendo faticosamente una coscienza e si vede ributtato sulla strada a continuare a vivere di furti e di assassini; aveva ragione allora di impostare la vita così, se la società lo trovava utile per risolvere i suoi conflitti. Lui Gesù forse non lo conosceva e ora gli stava diventando simpatico. Guarda come è fatta la vita: a me di Gesù non può importare proprio niente, ma gli devo la vita. L’aveva avuta in regalo dai suoi genitori che probabilmente non gliela avevano arricchita di verità e di probità, oggi se la vede di nuovo regalata su un podio, quasi una arena: ha davanti un uomo sanguinante e una folla delirante e lui, passa per giusto.
Si saranno guardati Gesù e Barabba? Penso di sì: Barabba sono contento di ridarti la vita, ma temo che non la userai bene; guardami negli occhi: è possibile avere un core pulito, una vita nuova, si può aprire uno squarcio di cielo anche nella tua cattiveria, il bene è più forte del male che hai dentro. Io muoio al tuo posto e sono contento di farlo, non credere che ti sia capitato a caso un giorno fortunato. È un giorno che ho sempre pensato per te: tu puoi essere uno dei primi in cui si può accendere una speranza nuova.
Domenico Sigalini |