In questo numero
L’INTELLIGENZA EMOTIVA di Maria Poetto

 


Come trovare quella sana via di mezzo tra il trattenere le emozioni e buttarle fuori? Occorre che le emozioni e la ragione si prendano per mano. In effetti, siamo stati dotati di una mente e di un cuore perché vengano entrambi utilizzati come “cosa buona”, senza assolutizzarne uno esaltandolo a scapito dell’altro.
Se affidiamo il timone della nostra vita al “cuore”, finiamo per trovarci sulla montagne russe, in balia delle emozioni del momento che variano a seconda dello stimolo e passiamo facilmente dalla gioia alla tristezza, dall’entusiasmo all’apatia. Una conseguenza negativa è non riuscire ad avere stabilità, non raggiungere degli obiettivi perché si rimane confusi circa la direzione che si vuol seguire, mutevole a seconda di dove soffia il vento emotivo.
Se al contrario lasciamo il timone nelle mani della “mente” non mancherà la riflessione ma il nostro sarà un ragionare freddo, privato di quel calore emotivo che ci aiuta a comprendere la complessità dell’esperienza umana, colorata in modo variegato dalle pennellate del cuore.
Daniel Goleman in un suo famoso libro: Intelligenza emotiva ha espresso bene la proficua collaborazione tra mente e cuore. Il termine intelligenza emotiva include varie capacità come l’autocontrollo, l’entusiasmo e la perseveranza, l’automotivazione, l’empatia (= leggere le emozioni degli altri), la compassione (nella sua accezione etimologica: “patire con”, partecipare alla sofferenza degli altri).
Possiamo indicare l’armoniosa relazione mente-cuore anche con il termine di “valutazione razionale delle emozioni”, che ci permette di mettere in luce più chiaramente come avviene il processo di interazione. Il messaggio emotivo è frutto di una valutazione intuitiva e immediata e prima di “uscire fuori” nell’azione viene sottoposto a una valutazione razionale.
La mente accoglie l’informazione del cuore e dà il suo contributo con una riflessione che permette:

  1. di comprendere se l’intensità dell’emozione è proporzionata o meno allo stimolo. Esempio: Caterina prova una forte paura davanti a un ragno… un’emozione decisamente esagerata rispetto alla pericolosità dello stimolo!
  2. di non fermarsi al criterio della valutazione emotiva: “mi piace/non mi piace” ma di considerare anche il criterio: “mi giova, è un bene per me/non mi giova, non è un bene per me” tenendo conto dei valori e degli obiettivi che ciascuno si prefigge. Quante volte gli studenti universitari non avrebbero voglia di andare a lezione ma, volendo laurearsi, finiscono spesso per andarci! Altro esempio: Michele continua a partecipare a un gruppo di volontariato che ritiene valido anche quando un’incomprensione lo porterebbe istintivamente ad allontanarsi.
  3. di scegliere se e come esprimere l’emozione che si prova, valutando l’opportunità o meno della situazione e soprattutto, come abbiamo visto sopra, i propri valori. Qualche esempio: Viviana è arrabbiata con Paolo, suo marito, che non l’aiuta nei lavori in casa. Rientrando dalla spesa, indaffarata, lo trova per l’ennesima volta davanti alla TV. Vorrebbe aggredirlo ma si trattiene e rimanda la discussione a quando i figli piccoli non saranno presenti. Monica si sente attratta dal ragazzo “figo” appena incontrato e istintivamente lo bacerebbe, andrebbe anche oltre ma cerca e vuole un “rapporto serio”, non le interessa “farsi una storia” per cui preferisce non bruciare le tappe e iniziare un cammino di conoscenza reciproca.
Per concludere possiamo dire che il cammino della nostra vita procede al meglio con la spinta, la forza che ci viene dalle emozioni e la bussola della ragione che ci permette di mantenere l’orientamento!

Maria Poetto
Psicoterapeuta

www.timeandmind.com