In questo numero
ARAM QUARTET, UNA VOCE PER AMICO di Claudio Facchetti

Un album di cover volato nelle chart,
tanti concerti, una popolarità in aumento.
Il quartetto vocale raccoglie i frutti della
vittoria al talent show X Factor.
E prepara già un nuovo disco.

 


L’unione fa la… voce. È quello che devono aver pensato l’anno scorso Antonio Maggio, Raffaele Simone, Antonio Ancora e Michele Cortese quando hanno fuso insieme le loro ugole per dare vita all’avventura Aram Quartet. I quattro si conoscevano da tempo. S’incrociavano dallo stesso maestro di canto di Lecce, spinti ognuno dalla passione per la musica. Seguivano sentieri separati, poi il progetto di intersecare tra loro le voci per vedere l’effetto che poteva fare.
D’altra parte, gli ingredienti per tirare fuori un piatto prelibato c’erano tutti, visti i gusti dei ragazzi: il rock per Michele, la musica leggera italiana per Raffaele, il pop e il funky-jazz per i “due” Antonio. All’appello, insomma, non mancava alcun genere, e quando si è trattato di cucinarli insieme, la ricetta è stata subito saporita.
È scattata così l’idea di servire il menu a un pubblico più ampio, buttandosi nelle selezioni di X Factor, show televisivo alla ricerca di nuovi talenti musicali. Guidati dal giudice-nocchiero Morgan, i quattro hanno attraversato i gironi quasi infernali del programma e a suon di complessi vocalizzi sono arrivati in… Paradiso. Gli Aram, infatti, sono stati i vincitori della trasmissione, dimostrando di possedere il “fattore X”, quel “di più” che distingue gli artisti dai comuni mortali.
“Di più” che hanno messo a piene mani, anzi, a piene voci nel loro album d’esordio, ChiARAMente, uscito a metà estate, rivelatosi uno dei successi della calda stagione e dalla lunga vita, ancora oggi in classifica. Un disco costruito sulle celebri cover di altri artisti (Alice, Supertramp, Queen, Anna Oxa, Duran Duran…) presentate in tv, modificate con la premiata formula Aram che dona loro nuovi respiri sonori, e con un inedito, Chi (Who), scritta non a caso dal mentore Morgan. La strada è aperta: ai quattro salentini il difficile compito di tenere sempre accesa quella “X” che finora ha portato loro bene.

Quando vi siete incontrati?
La nostra amicizia risale a dieci anni fa. Ognuno di noi frequentava le lezioni di canto a Lecce dallo stesso maestro, ma seguivamo carriere da solista. Solo l’anno scorso è maturata l’idea di formare il gruppo, anche se all’inizio non c’era un progetto preciso a riguardo.

Per quali ragioni?
Cantavamo insieme per puro divertimento, solo in occasioni particolari per serate e concerti circoscritti nel Salento. L’intenzione era di privilegiare comunque le rispettive carriere personali, ma dopo una serie di esperienze negative, la scorsa estate abbiamo deciso di concentrarci solo sul gruppo.

Cosa vi aspettavate da X Factor?
Non certo di vincere. Siamo arrivati al programma con la speranza di farci notare almeno per qualche puntata. Il nostro cammino si è poi sviluppato oltre la più rosea previsione e ci ha arricchito non solo dal punto di vista professionale ma anche umano.

Oggi, per potersi far notare, sembrano funzionare solo trasmissioni tv come X Factor o Amici. Non ci sono più altri canali?
Probabilmente no, è inutile prendersi in giro. Fino a sei mesi fa, noi eravamo dei perfetti sconosciuti. Sopravvivevamo con le sette note facendo serate o insegnando musica. E abbiamo constatato che i canali per avere uno straccio di visibilità o di ascolto da chi conta erano scarsi, se non inesistenti. In più, aggiungiamoci la crisi discografica. Quindi, se vuoi fare il mestiere del musicista, devi non solo essere spinto da una grande passione, ma crederci fortemente per essere pronto a fare tantissimi sacrifici, senza dimenticare di studiare per migliorarsi.

Dopo la vittoria, com’è cambiata la vostra vita?
Si sono moltiplicati gli impegni e tanta gente, adesso, ci riconosce per strada. È una grande soddisfazione perché era ciò che sognavamo di fare: la vita on the road, fatta di incontri e concerti. Abbiamo perfino eseguito un pezzo a X Factor, Nowhere man dei Beatles, che fotografa benissimo questa “filosofia” di vita. Speriamo domani di continuare. Noi lavoreremo sodo per riuscirci, sapendo che nessuno regala niente.

L’album è costruito sulle cover di artisti diversi tra loro. Come vi avvicinate a questi brani?
Con il massimo rispetto, ma cercando di sfuggire l’effetto karaoke: riproporli tali e quali non avrebbe senso. Per questo, ogni canzone, seppur proveniente da galassie diverse, cerchiamo di inserirle nell’universo Aram Quartet. Per esempio, in The logical song dei Supertramp, che richiede estensioni alte, abbiamo fuso le nostre impronte tenorili e baritonali insieme, mentre per Walk on the wild side di Lou Reed emergono più le quattro voci soliste che cantano insieme.

Avete scelto come pezzo apripista Per Elisa. Per quali ragioni?
È una canzone a cui siamo affezionati perché è stata tra le prime che abbiamo arrangiato da soli durante X Factor e ci ha portato fortuna. Ci regala sempre grandi emozioni quando la eseguiamo e siamo orgogliosi dei complimenti ricevuti da Franco Battiato, autore del brano, per la nostra versione.

C’è anche un brano inedito, Chi (Who), griffato Morgan.
Morgan è stato il nostro padrino durante la trasmissione, ci ha accolto con entusiasmo e ha stabilito con noi un feeling speciale, che è andato oltre il programma. È scaturita questa canzone dal suono vertiginoso e dalla melodia geniale, con rimandi letterari a Baudelaire. Il titolo è un chiaro riferimento ai Who, storica rock band inglese di cui siamo fan. Non a caso, nell’album, abbiamo ripreso anche Pinball wizard, un loro brano capolavoro.

Cosa vi aspetta domani?
Un album di canzoni inedite. È un progetto che ha già preso avvio, con alcuni brani in cantiere scritti da noi o proposti da altri autori. Stiamo sviluppando le idee, scegliendo gli arrangiamenti insieme ai nostri collaboratori. Dovrebbe essere pronto per il prossimo anno.

Claudio Facchetti

www.timeandmind.com