In questo numero
DONARE LA VITA di Camilla Furno

Un gesto. Piccolo per chi lo fa.
Grande per chi lo ricevere.
Donare sangue e lasciare i propri organi
è un atto semplice e importante.
Un gesto d’amore per chi ha bisogno.



Allarme rosso. Anzi, rosso sangue. La “bomba” è scoppiata a metà agosto, ma la situazione è critica da tempo. E ancora un volta, il Centro-Sud arranca. Basta scorrere i dati. Per l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2006 (ultimo anno disponibile) le Regioni che hanno donato più sangue sono quelle del Nord-Ovest, con 414 mila donatori; al secondo posto il Nord-Est, con 348 mila donatori; al terzo, il Centro, con 295 mila; poi il Sud, con 280 mila, e infine le Isole, con 156 mila donatori. In tutto, 1.485.000 persone. E anche il Corriere della Sera, lo scorso 12 agosto, pur aumentando di qualche migliaio i vari numeri, totalizza 1.534.000 donatori (salvo titolare: un milione e seicentomila).
Altro problema: sempre per l’Iss, il numero medio di donazioni l’anno è rimasto invariato rispetto al passato e si assesta a 1,6, nonostante gli uomini possano donare sino a quattro volte l’anno e le donne sino a due. Un tasso che è tra i più bassi tra i Paesi europei con livello socio-economico paragonabile al nostro. Come dire che il 2,6 per cento della popolazione - o se si preferisce, il 4,5% nella fascia tra i 18 e i 65 anni - deve “coprire” la crescente richiesta, più che proporzionale rispetto alle donazioni, collegata all’aumento degli interventi chirurgici d’alta specialità, della cardiochirurgia e dei trapianti.
Come ha detto Paolo Zucchelli, responsabile del Centro di coordinamento di Medicina Trasfusionale dell’Emilia Romagna (Regione dove si registra il maggior indice italiano di donazione di globuli rossi per donatore: 58,6 per 1000 abitanti), poiché “un fegato da trapiantare può essere suddiviso in due e quindi essere impiantato in due pazienti, si comprende che il bisogno di sangue raddoppia. Per non parlare dell’allungamento della vita media e del bisogno di trasfusioni dei grandi anziani, che più facilmente vanno incontro a malattie degenerative del midollo osseo, o hanno bisogno di artroprotesi d’anca o di cure oncologiche”. Come ricorda un documento della Fidas Piemonte, infatti, per un trapianto di organi necessitano anche 40 sacche di sangue. Senza pensare, poi, alle esigenze collegate all’aumento degli incidenti stradali. Al punto che qualche donatore, macabro, ha suggerito di andare a raccogliere il sangue sulle strade, dopo l’ennesimo incidente del sabato notte.
Per quanto riguarda il plasma, la situazione è più critica. La quantità totale raccolta (684 mila litri nel 2003 e 725 mila nel 2004) è insufficiente per coprire la richiesta stimata in circa 800 mila litri annui. Nelle aree carenti perdurano, quindi, il ricorso alla donazione occasionale e l’importazione di farmaci plasmaderivati.
Proprio per aumentare la solidarietà, il ministero della Salute continua le campagne promozionali, svolte insieme con le maggiori associazioni di volontariato: Avis, Fidas, Croce Rossa e Fratres. Associazioni che da sempre operano perché la donazione sia anonima, gratuita e periodica (al contrario di alcuni Paesi europei, che retribuiscono i donatori), in modo da sviluppare la cultura del dare gratuitamente, senza discriminazioni, e offrire a chi ha bisogno un aiuto concreto, evitando speculazioni economiche.
Per migliorare la situazione basterebbe aumentare il numero delle donazioni e dei donatori. Secondo l’Avis, “un incremento dell’indice di donazione dei donatori periodici già attivi di solo 0,05 (da 1,60 a 1,65) produrrebbe la disponibilità, su base annua, di circa 75.000 unità in più”. Poi, dovrebbero aumentare i donatori. Invece, càpita di leggere sul “Corriere della Sera” che secondo Giacomo Scalzo, responsabile del Centro sangue della Sicilia, “è diminuito il numero dei nuovi donatori. Siamo passati dai 25 mila del 2004 ai 20 mila del 2007. Occorre lavorare sui giovani, spronarli, eliminare la diffidenza e in certi casi l’atteggiamento preconcetto”.
Già, i giovani. Noi. Che però abbiamo una scusa a portata di mano: oggi iniziamo a donare noi che siamo nati nei periodi di calo demografico, e quindi manca il ricambio per l’ovvio deficit numerico. Ma non basta. Quanti di noi confermerebbero i risultati diffusi a fine luglio [2008] da Altroconsumo? Secondo un’indagine dell’associazione di consumatori, tra 2131 italiani intervistati, metà dichiara che non si presterà mai a una trasfusione e il 30% afferma esplicitamente per pigrizia. Tra le ragioni indicate per non donare: paura delle siringhe o di contrarre una malattia. Per non parlare delle cosiddette “sacche di non conoscenza”, eufemismo per dire ignoranza. “Solo il 47% degli intervistati sa che si può donare anche solo una parte del sangue (plasma, piastrine). Uno su tre (il 30%) è a conoscenza del fatto che il gruppo 0 è il più diffuso in Italia, poco più di uno su cinque (il 22%) sa che il gruppo sanguigno più raro è l’AB. Solo il 43% sa quanto sangue è prelevato ad ogni donazione (circa mezzo litro). Il 36% sa che una persona di sesso maschile può donare sangue intero non prima di aver fatto trascorrere tre mesi dall’ultima donazione”. E come non bastasse, ci sono “sorprese anche sul fronte delle motivazioni che hanno spinto a farlo: chi per migliorare la propria autostima (il 14% dei donatori), chi per curiosità (il 18%) ma anche come occasione per fare [in tempi rapidi - ndr] le analisi del sangue (il 24%)”.
Un discorso a sé riguarda la donazione d’organi. Secondo il Centro nazionale trapianti del ministero della Salute, “l’Italia mantiene il suo secondo posto fra le grandi nazioni europee per numero di donatori”. Nel 2007, ancora una volta in testa i donatori effettivi si trovano al Centro-Nord: prima la Toscana (41,7 donatori per milione di persone), seguita da Friuli Venezia Giulia (31,3), Veneto (30,9), Piemonte-Valle d’Aosta (30,0), Liguria (27,4). In fondo alla classifica: Campania (10,5), Puglia (9,2), Basilicata (6,7), Calabria (7,0) e la Provincia autonoma di Bolzano (2,2). Sempre secondo il Centro, nel 2007 sono stati compiuti 3.043 trapianti (tra i quali, 1.585 di rene, 1.041 di fegato, 311 di cuore e 112 di polmone), con un calo di quasi il 5% rispetto ai 3190 del 2006. I pazienti in lista d’attesa al 29 febbraio 2008 erano ben 9.491, con tempo medio di attesa di 1,89 anni per il fegato, 2,49 anni per il cuore e addirittura 3,08 anni per il rene. A questo punto, l’augurio è non soltanto di non avere mai bisogno di sangue o di un trapianto (a volte, conseguenza di un “banale” incidente stradale), ma di diventare donatori.
Un gesto di altruismo e di utilità sociale. Perché, come recita uno slogan, “Donare il sangue: un piccolo grande gesto che salva la vita”. Perché come disse il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, donare sangue “interroga le nostre coscienze e ci spinge a riflessioni sull’esistenza umana e sulla qualità della vita: non dobbiamo pensare che sia solo un problema che riguarda altri”. Perché papa Benedetto XVI, in occasione della Giornata mondiale del donatore di sangue, ha ringraziato i donatori per “la loro generosità rivolta ai fratelli che ne hanno bisogno. Il loro gesto, che supera l’aspetto umanitario già di per sé meritorio, è un atto tipicamente cristiano e, sull’esempio di Cristo che ci ha redento con il Suo sangue, chiede di essere imitato e continuato”. Camilla Furno

Le associazioni italiane dei donatori di sangue e d’organi
Quattro sono le associazioni di donatori di sangue più rappresentative a livello nazionale e interlocutori del ministero della Sanità. L’Avis è stata fondata nel 1927 a Milano dal dottor Vittorio Formentano e si è costituita ufficialmente come Associazione volontari italiani del sangue nel 1946 (sito: http://www.avis.it). La Fidas-Federazione italiana associazioni donatori di sangue è nata a Torino nel 1959, su impulso del professor A. M. Dogliotti, che nell’immediato dopoguerra aveva fondato il gruppo provinciale di Torino e poi l’Associazione Piemonte (http://www.fidas.it). La Croce rossa italiana e i suoi volontari non hanno bisogno di presentazioni (http://www.cri.it/componenti/donatori/chisiamo.php). Fratres, infine, collegata alle “Misericordie”, è “un’associazione di ispirazione cristiana che crede nell’importanza della donazione come gesto di solidarietà e generosità” (http://www.fratres.it).
Per le donazioni d’organi e per informazioni in merito, ci si può rivolgere alle associazioni citate e anche, tra l’altro, a: Aido-Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule, fondata a Bergamo nel 1973, presente in tutt’Italia con 1.120.000 soci (sito: http://www.aido.it), l’Admo-Assoc. donatori midollo osseo, fondata nel 1990, con sede a Milano e 323.000 aderenti (http://www.admo.it), l’Aned-Assoc. nazionale emodializzati, con sede sempre a Milano, che dal ’72 si occupa di nefropatici dializzati e trapiantati (http://www.aned-onlus.it), o l’Antf-Assoc. nazionale trapiantati di fegato, a Bologna (http://www.antf.it).

La situazione in Europa
Secondo dati diffusi dall’Avis nel dicembre 2007, “l’obiettivo dell’autosufficienza di sangue nell’ambito dell’Unione Europea è sostanzialmente raggiunto”. Se si esamina il numero delle donazioni di sangue intero emerge, tuttavia, un divario assai ampio: “da 18 donazioni per 1.000 abitanti in Portogallo a 83 per 1.000 abitanti in Danimarca. In Italia le donazioni sono 38 ogni 1.000 abitanti”. Ben diversa la situazione riguardo al plasma e agli emoderivati: a fronte di donazioni stimate in 3.309.300 litri l’anno, “l’Europa importa circa 2 tonnellate di plasma e plasmaderivati l’anno per soddisfare un consumo medio di albumina pari a 316 kg per milione di abitanti”. In ogni caso, non tutti i Paesi dell’UE si sono ancora adeguati alla direttiva approvata nel 2001 dal Parlamento Europeo che prevede il ricorso soltanto a donazioni volontarie e non remunerate (Svezia, Germania, Austria e altri Stati, invece, retribuiscono i loro donatori), per ribadire “l’importanza del dono da parte di donatori volontari non retribuiti, al fine di garantire maggiori standard di sicurezza nella salvaguardia della salute di donatore e ricevente”.

Il sangue: lo sconosciuto dentro di noi
Il sangue è un organo liquido che rappresenta circa il 7% del corpo umano ed equivale a circa cinque litri. È formato da una parte liquida, detta plasma, pari al 55% del sangue e quasi interamente composta d’acqua (e per il 10% da sali minerali, albumina, ecc.) e da una parte corpuscolata (45%), a sua volta costituita da elementi cellulari prodotti dal midollo osseo: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. I globuli rossi, detti anche eritrociti o emazie, hanno questo colore per via dell’emoglobina, una proteina legata al ferro, che prima trasporta l’ossigeno dai polmoni agli altri organi e tessuti e poi, si “carica” dell’anidride carbonica da eliminare tramite i polmoni. Ce ne sono da 4,2 a 6 milioni per mm cubo, hanno forma tondeggiante con diametro di 7,5 millesimi di mm, e una vita media di tre mesi. Ai globuli bianchi o leucociti (da 4.000 a 10.000 per mm cubo) spetta difendere il corpo dalle infezioni; il loro numero aumenta infatti durante le malattie, producendo tra l’altro gli anticorpi o immunoglobuline. Le piastrine o trombociti servono a coagulare le ferite, per fermare o ridurre le emorragie (200.000-300.000 per mm cubo); vivono pochi giorni e anche per questo ogni giorno ne vengono prodotte circa 500 miliardi.

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